Lun. Dic 15th, 2025

Michele Emiliano ha il dono della sintesi. Ciò che dice è efficace. E anche vero, se però si intende correttamente il significato delle sue parole.
Emiliano ha cancellato il centrodestra dalla Puglia, e anche tutte le altre opposizioni possibili (al centro, alla sinistra sinistra, fino a quella che fu “né di destra né di sinistra”). Il punto è: come?
Se ciò fosse frutto di politiche che hanno, in dieci anni, convinto gli elettori di centrodestra della bontà dei programmi del centrosinistra, sarebbe un merito.
 Se, una volta soddisfatti gli interessi collettivi della propria parte, Emiliano (e con lui il centrosinistra) avesse allargato lo sguardo agli interessi collettivi tradizionalmente insediati nella parte avversaria, saremmo in presenza di un grande politico, quasi uno statista.
Ma invece ciò è avvenuto solo e soltanto cooptando pezzi di nomenclatura. Corteggiando e conquistando notabili, di piccolo medio e alto calibro, distribuendo cariche e incarichi ed emolumenti. Il centrodestra pugliese si è consegnato per fame (indotta), non è stato sconfitto in battaglia.
È un bene o un male? Una democrazia, pur locale, senza alternativa, senza alternanza possibile, senza opposizione forte, non è già più una democrazia moderna.
La Puglia è un feudo: che la trasmissione del feudo avvenga per via dinastica o attraverso lotte/faide interne, o  è irrilevante. Addirittura nel caso DI Decaro valgono entrambi i meccanismi: il delfino di Emiliano che non volle Emiliano candidato al Consiglio. Non serve merito alcuno. Decaro è già, di fatto, presidente. Le elezioni servono solo a determinare quanto vicino o quanto lontano sia ogni eletto, ogni gruppo dal nuovo Re Sole (o Re solo).
La Puglia non è la California,  somiglia sempre più a una Califfo-rnia.

Alessandro Porcelluzzi

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