“Uccidere Martin Luther King non è come uccidere un uomo di Maga” Queste sono state le parole pronunciate dal matematico e filosofo Piergiorgio Odifreddi durante una nota trasmissione televisiva. Ovviamente questa frase ha fatto molto discutere creando, come al solito, un tifo da curva di uno stadio calcistico. In effetti Piergiorgio Odifreddi, a mio modesto avviso, ha espresso un concetto in modo così superficiale (e lo dico con dispiacere in quanto nutro una grande stima nei suoi confronti ) da creare la solita spaccatura sociale sostenuta più da un valore ideologico di natura politica piuttosto che da un ragionamento logico-razionale. Infatti, Piergiorgio Odifreddi, in termini assoluti ha ragione quando dice che è meno grave uccidere un uomo che alimenta la violenza piuttosto che uno che professa la pace ( il concetto è generalizzato non riferito al brutale omicidio di Charlie Kirk). Se infatti, si dovesse scegliere tra la morte di un efferrato assassino a quella di un pacato parroco di un borgo medioevale, è ovvio che si sceglierebbe la morte del primo. Tuttavia questa idea, pur avendo dei presupposti logici e sentimentali condivisibili, pecca nella sua essenza. Se dovesse passare, infatti, il concetto secondo cui un uomo buono vale più di uno cattivo si rischia, come ci insegna la storia, – si ricordi la morte di Gesù – che qualcuno, qualche gruppo o una parte di collettività si sentano autorizzati a uccidere chiunque rappresenti, secondo la propria prospettiva, il male. Gli uomini, secondo natura, sono tutti uguali e questo Odifreddi dovrebbe saperlo bene. Poi… chi, e secondo quali parametri può giudicare il bene e il male? E ancora: in base a quali criteri si darebbe più valore ad un credo ideologico rispetto ad un altro? E se a decidere cosa è bene e cosa è male fosse la classe dominante (cosa che già in parte accade) che ne sarebbe della minoranza? Come ben sappiamo i confini tra Bene e Male spesso si confondono e talvolta si fondono divenendo indistinguibili.
In ogni caso, delegittimare un omicidio, è qualcosa che un vero intellettuale non dovrebbe mai tollerare e, qualora lo facesse, farebbe bene a tenerselo nella parte più buia del proprio cuore. Un tempo un vero intellettuale non si sarebbe mai lasciato sfuggire una leggerezza di una tale gravità. Conoscere equivale a comprendere e chi possiede una grande capacità di comprensione umana non butta mai benzina sul fuoco.
Odifreddi, per quanto paradossale sia, oltre a commettere un errore di logica ha anche tradito l’essenza di ciò che un intellettuale dovrebbe rappresentare, e cioè, la capacità di esprimere idee ben articolate che “dispensano pietre” per costruire ponti e non per lapidare il prossimo, anche se quel prossimo non ci piace.
Antimo Pappadia