Almarina

Almarina edito da Einaudi è  un libro a cui tengo molto, è per me un pezzo di cuore che nel titolo rievoca anima e mare, i due elementi portanti della storia. Quando l’ho ricevuto in regalo da una persona amica tre mesi fa l’ho stretto forte fra le mani, l’ho sfogliato e assaporato con gli occhi come si fa con qualcosa di cui si presagisce il sapore.

La mia città, il suo mare visibile da Nisida, l’isola del Mediterraneo, facente parte dei Campi Flegrei che gravida di storia fin dai tempi di Omero, dove sorge l’Istituto Penale Minorile di Napoli.

Almarina è la storia di un incontro di due solitudini, ritratte nel momento in cui il destino ha illuminato le loro vite. Elisabetta Maiorano, una delle protagoniste, ha 50 anni, continua ad amare il marito defunto, soffre per non avere avuto dei figli e le sue giornate risentono di un senso di malinconia, inadeguatezza che non avrebbe potuto immaginare. Insegna matematica a un gruppo di giovani detenuti. Al mattino prima di entrare in aula, una guardia le apre il cancello chiudendo Napoli alle spalle.

In quella piccolissima aula senza sbarre porta le sue conoscenze e con non poche difficoltà dà tutta se stessa per aiutare gli sfortunati lì rinchiusi, alimentando in loro la speranza in un futuro migliore una volta fuori dal carcere. Un bel giorno arriva Almarina… e tutto cambia. Almarina è una ragazza sedicenne proveniente dalla Romania, condannata per furto e con un passato di grande sofferenza alle spalle. Due dolori intensi e diversi che vengono a contatto tra loro. Due vite che diventano una, che si scelgono, salvandosi a vicenda in un rapporto che risponde solo alle leggi dell’amore. E’ la fine di due solitudini e l’inizio di una vita nuova.

Almarina tratta un condensato di temi attuali e importanti come l’emarginazione, la delinquenza giovanile, la violenza in famiglia, la discutibilità di certe decisioni aventi rilevanza giuridica e il potere della rieducazione.

Il tema portante è il carcere, la vita disgraziata di questi figli di Napoli cresciuti nella miseria morale e materiale, di questi ragazzi e ragazze di quartiere che non dovrebbero essere lì, che crescono allo sbaraglio, che sperano in un futuro e racchiudono le proprie preghiere in un paio di righe scritte con estrema fatica.

Valeria Parrella come lei stessa dice ad una presentazione, ha voluto utilizzare una narrazione asettica, lasciare immaginare le emozioni colpendo al cuore oltre che alla testa riuscendoci appieno. Mi ha fatto riflettere sul senso profondo dell’amore, della libertà, della responsabilità verso l’altro, del ruolo dello Stato.

Sono questi i motivi veri per cui consiglio la lettura di Almarina e non per l’essere arrivato tra i finalisti del Premio Strega 2020.

Condivido queste poche righe tratte da Almarina, racconto dolceamaro che arriva al cuore.

Voi che giudicate siete disposti a credere ai colpi di fulmine, ma altre forme d’amore improvviso vi mettono in sospetto. Le amicizie vi sembrano maliziose, l’amore per i discepoli riverbera di paternalismo e l’ammirazione profonda per gli anziani pare sia coperta da chissà quale mancanza nascosta nel passato. Volete che l’amore proceda per gradi, vorreste intravedere un percorso lineare, guardare, morbosi, tutto. Invece no, non si guarda: il cuore è opalino e gli esami di coscienza sono per gli infelici”.

L’amore può salvarci.

 

Monica Longo

wp_7490131

Antimo Pappadia Direttore responsabile.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *