Amore-odio

L’odio è l’antonimo dell’amore. Eppure come insegna la psicologia, i due concetti hanno molto in comune, anzi, spesso, affiorano dalla stessa radice.

L’odio di fatto rappresenta un sentimento che include il desiderio e la volontà di distruggere qualcosa o qualcuno. Sigmund Freud asseriva che si tratta di una regressione dell’amore; un’operazione inconscia attraverso la quale una persona, per assicurarsi una pulsione durevole nel tempo nei confronti di un dato oggettivo, trasforma quel sentimento in odio. Le persone che provano questo doloroso sentimento non hanno nessuna intenzione di rimarginare le proprie ferite, anzi, per complesse motivazioni psicologiche, desiderano che restino sempre aperte e sanguinanti.

Ci sono varie forme di Odio. Erich Fromm, ad esempio, nel sul libro “La risposta dell’amore” ne individua due: l’odio determinato dal carattere e l’odio reattivo. Il primo è insito nel temperamento di un soggetto. Alcune persone sono naturalmente predisposte all’astio e ad essere ostili, basta un nulla per farle entrare in una spirale d’odio.

​L’odio reattivo invece è una risposta ad una situazione o a circostanze specifiche e tende a spegnersi col mutare delle circostanze. Le ragioni o le pseudo-motivazioni per cui una persona è predisposta all’odio, e quindi ad accumulare rancore verso altri soggetti o cose, sono le più svariate: troviamo ad esempio quello di origine razzista, quello legato alla religione, all’appartenenza sessuale e alla gelosia in amore. Quest’ultimo è sicuramente quello più capillarizzato sul nostro continente.

 

Antimo Pappadia

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Antimo Pappadia Direttore responsabile.

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