Saper amare

Francesco Alberoni dice che l’amore nasce dall’innamoramento come un frutto nasce dal suo fiore.

L’innamoramento, sempre secondo Alberoni, sboccia dal desiderio di cambiare la propria vita ritenuta  insoddisfacente e frustrante con un’altra nuova più stimolante e gratificane. Tale condizione detta anche Stato Nascente poggerebbe su una complessa base di natura biologica legata ad alcuni neurotrasmettitori tra cui la dopamina e serotonina. Quindi, dispiace doverlo riconoscere, ma quando ci innamoriamo di qualcuno dipende molto di più dalla nostra momentanea condizione psico-fisica, piuttosto che dalle “straordinarie” caratteristiche che intravediamo  in un potenziale partner. La personalità dell’innamorato e soprattutto le sue qualità,  hanno però un valore molto importante  durante il passaggio successivo cioè quando lo stato di innamoramento deve mutare in una forma di amore maturo e/o istituzionalizzato. Ma questo lo vedremo più avanti.

Così come non tutti i fiori producono un frutto, allo stesso modo non tutti gli innamoramenti si strutturano in amore consolidato.  Un contributo interessante a questo proposito ci viene fornito dal noto psicologo americano Robert Sternberg. Egli, nella  nota teoria del triangolo dell’amore maturo, asserisce che per rendere duratura una relazione di coppia sono necessari tre elementi: passione, intimità (amicizia) e impegno. In merito alla passione il concetto è chiaro.  O c’è o non c’è! La passione nasce da un impulso erotico che si trasforma in emozione; è una condizione psichica spontanea che non può essere modificata dal pensiero. Anche per quanto riguarda l’idea dell’intimità, credo sia superfluo ribadire il concetto secondo cui i partner devono sentirsi completamente liberi di esprimere le proprie debolezze  e le proprie paure e che, nonostante le avversità, si debbano sostenere a vicenda. Qui è indispensabile che ci sia una sorta affinità innata, ma anche l’educazione,  il rispetto e la maturità di rapportarsi l’uno con l’altra , possono dare un contributo importante alla causa.

Qualcosa in più a mio parere va detto in merito alla volontà.  Quest’ultima è innanzitutto una scelta raziocinante . E’ capitato a tutti (o quasi) almeno una volta nella vita, di vivere una storia d’amore con un partner con cui ci si trovava in sintonia, verso il quale si provavano forti emozioni e grande coinvolgimento erotico, tuttavia non ce la si è sentita di andare avanti… “non ne vale la pena”, abbiamo probabilmente ripetuto a noi stessi e agli amici. Magari perché quella persona era poco affidabile, oppure semplicemente perché non ci sembrava congeniale per condividere i nostri progetti di vita, sta di fatto che abbiamo razionalmente deciso di rinunciare. Ecco, questo è il caso in cui abbiamo negato la volontà  di impegnarci nel rapporto che stavamo vivendo e abbiamo lasciato che l’amore sfumasse invece di strutturalo. Per far sì che il fiore diventi frutto (per dirla alla Alberoni) ci vuole il salto di qualità che viene determinato dalla buona volontà, da un impegno perseverante.  Anche le più dirompenti passioni e i più coinvolgenti innamoramenti romantici,  se non  si “sceglie” in modo convinto di mettervi impegno, si esauriscono. Il fuoco della passione si spegnerà e l’intimità col tempo  verrà inevitabilmente  contaminata dai fraintendimenti.

Ma non è tutto, perché manca ancora un tassello. Proviamo ad andare per ordine però!  Il desiderio sessuale nasce dall’istinto. Quando due persone si piacciono e si riconoscono compatibili, sbocciano le emozioni che possono generare innamoramento. In merito a questo stato nascente ci sono diverse teorie. Personalmente, ho osservato che un innamoramento dura da un minimo di sei mesi (se no si tratta di semplice infatuazione) ad un massimo di due anni, dopo i quali è indispensabile che, come abbiamo detto, entri in gioco il terzo elemento, e cioè la volontà. Eppure in qualche caso accade una cosa inspiegabile: nonostante ci siano una grande passione, un’ottima intimità e un’autentica volontà di restare insieme, il frutto non nasce e il fiore appassisce ugualmente. Com’è possibile? Ciò accade perché l’innamoramento per diventare amore strutturato e/o istituzionalizzato non deve poggiare sugli impulsi e sulle emozioni, bensì sui sentimenti,  i quali a differenza degli istinti e delle emozioni, non nascono in modo spontaneo, ma si apprendono.

I sentimenti sono una condizione cognitivo – affettiva che dura più a lungo delle emozioni. Hanno una minore incisività rispetto alle passioni, ma sono più stabili. Essi hanno la facoltà di distinguere nel dato oggettivo cosa è bene e cosa e male. Lo fanno seguendo un senso etico indipendente dalla morale e, senza lasciarsi sedurre né dalla furia dell’istinto né dall’impeto delle emozioni, trovano la loro stabilità in un  durevole equilibrio. E così come i fiumi in piena si placano in un lago apportandogli nuove acque vitali, allo stesso modo le emozioni condizionano i sentimenti ma lo fanno con gradualità  e senza grossi sconvolgimenti. E qui arriviamo al nocciolo della questione.

Sigmund Freud sosteneva che i sentimenti si formano nei primi sei anni di vita, le nuove teorie suggerite dalla neuroscienza dicono addirittura solo nei primi tre anni.  Personalmente credo che  i sentimenti si possono apprendere a qualsiasi età se si ha la forza di mettersi in discussone, ma il mio parere conta poco, pertanto  torniamo sull’argomento. A chi non è capitato di vedere intorno a sé persone che si innamorano spesso col desiderio di vivere una relazione duratura, senza però mai riuscire a consolidare un amore. Probabilmente si tratta di soggetti che non hanno sviluppato una condizione affettivo-cognitiva di tipo sentimentale.  Una persona che non prova sentimenti o che  li esperisce in modo superficiale non è cattiva, non lo fa per ingannare il partner, anzi, spesso prova anche forti emozioni, autentici coinvolgimenti emotivi, eccezionali trasporti erotici, solo che  ad un certo punto vedono tutto esaurirsi. Lo sviluppo sentimentale è qualcosa di complesso e chi non lo possiede, potrà innamorarsi anche mille volte, ma non vivrà mai l’esperienza di un amore profondo e duraturo. Anzi!

Le persone che hanno uno sviluppo superficiale della condizione cognitivo-affettiva  e pertanto fanno fatica a vivere amori consolidati, in genere hanno  una maggiore predisposizione agli innamoramenti, proprio perché vivono  in una dimensione di tipo emotivo-umorale. Le loro esperienze negative vengono in genere elaborate con una facilità a volte imbarazzante e spesso vengono addirittura rimosse in periodi brevi. Pertanto la prospettiva di andare presto incontro a un nuovo innamoramento diventa una possibilità concreta. Invece, chi ha sviluppato una condizione  sentimentale profonda, probabilmente il trauma della perdita che equivale all’elaborazione di un lutto, durerà molto a lungo e talvolta le cicatrici da esso prodotte, possono lasciare il segno per sempre.

 

Antimo Pappadia

 

 

 

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Antimo Pappadia Direttore responsabile.

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