Schiavi della pubblicità

Tutti noi partecipanti al grande banchetto del Capitalismo maturo sappiamo una cosa, per esperienza, per teoria, o per un misto delle due cose:

il settore strategico non è il prodotto (e il beneficio che può dare), né la produzione (che ce lo fornisce massivamente, ed a prezzi accettabili), ma la vendita.

Sostanzialmente: non viene venduto ciò che è stato prodotto, ma si produce ciò che si spera di vendere.

(E non si tratta, va da sé, di speranze campate in aria: la vendita viene inesauribilmente soccorsa dalle ricerche di mercato e dagli altri strumenti di marketing.)

La vendita richiede non tanto “qualità”, ma “pubblicizzazione”: conoscenza del marchio, delle peculiarità del prodotto, e, quando serve, delle sue funzioni d’uso. Il tema non è nuovo, considerando che la ricerca-profezia di Vance Packard ha oramai più di sessant’anni:

https://www.ibs.it/persuasori-occulti-libro-vance-packard/e/9788806227883  .

In secondo luogo, la semiologia (scienza dell’analisi dei simboli e dei significati, il cui esponente italiano più noto è stato Umberto Eco) ci dovrebbe aver fornito tutti gli strumenti necessari per analizzare i messaggi da cui siamo bombardati.

In terzo luogo, abbiamo potuto assistere alla progressiva sinergia fra pubblicità e televisione, che prevede oramai sia l’abituale “tragitto breve” (dalla pubblicità inserita nel programma-contenitore alla vendita, o alla televendita), che, a maggior ragione, il “tragitto lungo”: è il programma-contenitore stesso ad essere ossessivamente pubblicizzato, in modo che le pubblicità inserite trovino una platea più vasta.

Bisogna, insomma, ampliare l'”audience”.

Last but not least, l’ “estetizzazione della politica”, messa in luce da un saggio “decisivo” (1936), quello di Walter Benjamin …

https://it.wikipedia.org/wiki/L%27opera_d%27arte_nell%27epoca_della_sua_riproducibilit%C3%A0_tecnica  …

… prevede sempre di più che le forze politiche evidenzino non tanto il programma, o i risultati effettivamente raggiunti nell’attività di governo, oppure opposizione, ma il leader, che rappresenta la leva simbolica; e in Italia, per dire, i “buoni sentimenti” del centrosinistra, o il “decisionismo” del centro destra, si sono oramai mangiati i temi del lavoro, della cultura, della partecipazione, degli ammortizzatori sociali.

In questi tempi di Covid-19, siamo più che mai esposti ai messaggi della pubblicità, avendo dovuto rinunciare a parte dei nostri interessi. E nell’ambito della pubblicità aumentano a dismisura quelli che prevedano la presenza di almeno due dei seguenti quattro temi: la salute, il cibo, l’igiene, le donne.

(Sarà l’ipocondria, che è lo spirito dei tempi. Soprattutto di questi tempi. Sarà che l’iniziativa femminile è in costante ascesa, in tutti i campi.)

E così, uno slip per le perdite urinarie diventa occasione per sfoggiare gonne aderenti, o, come precisa la protagonista dello spot, “minigonne”; uno shampoo apre squarci inediti di emancipazione giovanile e femminile nello sport, peraltro sotto l’occhio vigile di un coach maschio (il noto portiere Gianluigi Buffon); e le mestruazioni, abitualmente sinonimo di problema non-solo-pratico da risolvere (anche economico:

https://www.vanityfair.it/news/diritti/2019/11/29/ridotta-tassa-assorbenti-solo-biodegradabili-tampon-tax ), diventano inopinatamente attestazioni di “superiorità”, in quanto connesse, più o meno misteriosamente, con le “emozioni”. E le emozioni “rendono forti”.

Si pensa ovviamente anche alla merendina dei bambini, ed altrettanto ovviamente ci pensano le mamme. (I padri, no! I separati che si occupano dei figli, generalmente per non più di 4 o 5 giorni al mese, li faranno forse morire d’inedia … sarà per questo che 4 o 5 giorni al mese sono più che sufficienti? .) E se sono le mamme stesse a fruire dello snack, in fondo se lo meritano, perché “non si fermano mai”. (Quelli che lavorano in fonderia, e che ho conosciuto personalmente nelle mie attività di formatore, invece, a quanto pare se la spassano; o forse non interessano ai pubblicitari, perché allo snack delle industrie dolciarie preferiscono pane, salame e  quarto di vino.)

Quando i maschi arrivano all’incontinenza urinaria, la massima aspirazione non è quella di rimettersi i jeans stretti, per mettere in evidenza il “pacco”, ma che la moglie, peraltro apprezzabile milf, gli vada a comprare la cura in farmacia.

Basta scuse!

https://www.farmaciauno.it/Prodotti/3621/Menarini-Prostamol-30-Capsule.html  Mala tempora currunt.

Viene comunque da chiedersi come mai le associazioni femminili e femministe, tanto attive contro l’abuso del nudo nella pubblicità, non abbiano nulla da dire sulla costante lusinga basata sulle “emozioni”.

E poi, a dirla tutta, l’abuso di nudo sarebbe offensivo non solo per le donne, ma anche per gli uomini, perché in tutta evidenza l’andare in ferramenta predispone assai raramente ad un universo di seduzioni:

https://www.youtube.com/watch?v=4H6Z–ImO3o  … ma linkiamo anche questa, per l’apparente par condicio (stessa azienda, che pare veramente orientata a turbarci il sonno con fantasmagorici lavori di casa):

https://www.youtube.com/watch?v=ff1MuuQ_wb4 . (Par condicio apparente: le protagoniste sono donne, ma quello che se la gode è un “maschio ozioso”, a cui manca soltanto l’erre moscia. Ma non si diceva che “l’uomo fra due dame fa figura di salame”?.)

Tant’è.

Per quanto riguarda la foto che accompagna l’articolo, è forse l’unico argomento che sembra far breccia nel target maschile (secondo i pubblicitari, of course.) Soprattutto in era di Covid-19

 

 

 

Gianfranco Domizi

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