L’improbabile intervista a un elefante

Arriva ciondolando,  fa andare la sua proboscide di qua e di là, porta le zampe in avanti in modo ritmico, goffo ed elegante insieme, lentamente, prima una poi l’altra, mi guarda senza mettermi a fuoco, so che non può farlo, il suo sguardo laterale glielo impedisce, ma so che mi ascolta. Nel suo essere così mastodontico nasconde una dolcezza infinita, se potessi farlo, lo prenderei tra le braccia. Il desiderio di abbracciarlo è forte, poi mi sento vagamente ridicola e comincio a parlargli.

Lo saluto e mi risponde con un barrito, alzando  la proboscide.

  • Lo sai? – gli chiedo- che il tuo modo di alzare la proboscide al cielo è diventato il simbolo di portafortuna? Addirittura, ci sono persone che regalano le piccole sculture che ti rappresentano, legando un banconota arrotolata nell’incavo che si forma tra il tuo muso e la proboscide, con la raccomandazione di poggiare i modellini con la coda alla porta, in modo che la fortuna possa entrare in casa.
  • Non lo sapevo, ma certamente è una cosa che mi fa molto piacere.
  • Si dicono tante cose di te. Per esempio, che la tua capacità di ricordare è proverbiale.
  • Forse, dipende dal fatto che sono molto longevo, oppure perché difficilmente dimentico quando qualcuno mi fa del male.
  • Allora sei permaloso?
  • Forse! Ma non sono mai violento, non attacco mai se non per difendermi, sono fedele, affettuoso …
  • Adesso capisco perché Leonardo da Vinci nel suo Bestiario, sosteneva che sei più umano degli uomini, che da te avrebbero dovuto imparare la pazienza, la saggezza,  la dignità, la prudenza, la bontà ed il tuo innato senso di giustizia.
  • Mi stai confondendo, davvero diceva tutto questo? E chi è questo Leonardo?
  • Era un genio che aveva interessi infiniti, ha  dipinto, scolpito, inventato e scritto di tutto su tutto…  Anche gli animali erano per lui, fonte di grande ispirazione grazie alla quasi unica capacità di osservazione. Il Bestiario che ho citato prima, raccoglie i suoi studi sugli animali, ma per quanto riguarda te, ha consumato pagine e pagine, convinto di non avere esplorato completamente il tuo essere.
  • Ma dai… Eppure ho sentito dire che quando qualcuno si muove senza garbo tra cose delicate e non conosce il valore delle cose, si muove come un elefante in una cristalleria, oppure che quando qualcuno non ha buone maniere o ha un comportamento maleducato e pesante, si dice che ha il tatto di un elefante… Come vedi, non sono così perfetto.
  • Hai ragione, ma si dice anche che quando si esagera, si fa di una mosca un elefante! E tu stai esagerando nell’immodestia. Questo indica intelligenza e sensibilità.
  • Va bene, cambiamo argomento!
  • Mi hanno detto che vi piace procedere in branco.
  • E’ vero! Andiamo tutti insieme, ma il primo della fila è il più vecchio, non il più bravo o il più forte, il più vecchio perché pensiamo sia anche il più saggio, quello che ha maggiore esperienza, che sa dove condurci, mentre a chiudere la fila, c’è il secondo più anziano, che impedisce agli altri, spesso ai più giovani, di andare fuori strada. Quando poi sappiamo che si avvicina la fine, ci dirigiamo verso un cimitero nascosto a tutti.
  • Vedi che aveva ragione Leonardo, a dire che gli uomini dovevano imparare da voi? A proposito del cimitero, se ne fa un gran parlare, ma in realtà nessuno lo ha mai visto!
  • Eppure ti assicuro che esiste.
  • Puoi parlarmi del rapporto che gli elefanti hanno con la morte?
  • Cosa vuoi che ti dica, forse, dovresti essere come noi, per comprendere fino in fondo il nostro animo che, tu non lo sai, è più grande del nostro corpo.
  • Dunque?
  • Dunque, quando un elefante muore, non possiamo fare a meno di interrare il suo corpo, di coprirlo con rami secchi, o con foglie. Facciamo questo anche con altre specie di animali, persino con il cadavere di un uomo se ci capita di incontrarlo, addirittura con un nostro nemico. Abbiamo grande rispetto per la vita che se ne è andata, a volte cerchiamo di impedire che un nostro simile si accasci, lo sosteniamo per tenerlo in piedi finché è possibile.
  • Allora avete paura della morte.
  • No! solo un grande rispetto per la vita e per la morte.
  • Non hai paura di nulla?
  • Se proprio vuoi la verità, evitiamo e parlo anche per i miei compagni, di avvicinarci agli alberi di acacia, che sono sempre pieni di formiche. Si intrufolano dappertutto, soprattutto nelle orecchie. Brr, che brutte sensazioni!
  • E dei topolini? Che mi dici?
  • Come voi dite, sono solo leggende metropolitane. Poiché i nostri occhi posti lateralmente non ci permettono di avere una visione d’insieme, i topolini che si muovono velocemente, ci creano un attimo di disorientamento, ma certo non è paura, magari ne hanno loro che temono di finire sotto una nostra zampa.
  • Vogliamo parlare dell’elefante bianco?
  • In molti paesi dell’Asia è un animale considerato sacro. Ciò credo sia dovuto alla sua rarità. Ci sono molte leggende legate alla sua esistenza, ma quello che più conta è che il fatto che sia considerato divino, diventa simbolo di regalità, di potenza unita alla saggezza e di amore che regala capacità di perdono.
  • Non immaginavo di imparare tante cose! Mi dispiace lasciarti, ma posso chiamarti Kiuni, come l’elefante che ha aiutato Phileas Fogg, nelle sue avventure nel Giro del mondo in ottanta giorni? Un elefante che mi è stato molto simpatico, così come te.
  • Chiamami pure come vuoi, ma non dimenticarmi! –
  • Per questo ho voluto darti un nome. E’ più facile ricordare qualcosa o qualcuno quando gli dai un nome.

Ci lasciamo con tante curiosità ancora da parte mia, ma prima, srotolando la sua proboscide, mi posa tra le mani, un modellino di elefante preso non so dove.  Non ha una banconota arrotolata, ma la sua proboscide è alzata al cielo.

 

Nadia Farina

(Foto di Nadia Farina)

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