La patata (Intervista)

Sono andata a cercarla in cucina e non l’ho trovata. Eppure mi avevano detto che non esiste casa in cui non sia apprezzata. Poi, una voce:

  • Sono qui
  • Qui dove? Non vedo nessuno, sono qui, sotto al carrello, al buio, coperta da un telo nero.
  • Perché ti nascondi?
  • Io non mi nascondo affatto, sono solo protetta dalla luna.
  •  Dalla luna?
  • Sì, perché la luna mi fa diventare verde e dopo non sono più buona.
  • Questa non la sapevo ! Aspetta che ti scopro. Almeno per un momento, mentre parliamo insieme!
  • Ma… come sei brutta! Scusa ma non posso nascondere che mi sembri un tartufo, pieno di terra e bitorzoluto
  • Infatti, quando arrivai in occidente mi chiamarono tartufo, poi i francesi, con il loro elegante idioma, mi hanno definito pomme de terre, ma il mio nome era papa e solo col tempo, fui chiamata patata. Ma che io sia sporca, non ti lamentare, sono la patata migliore, quella che non subisce trattamenti di bellezza attraverso lavaggi e spazzolature e Dio sa cos’altro, attraverso le macchine.
  • Dimenticavo che provieni dal centro America.
  • Non me ne parlare! Ero una regina, portata in processione insieme alla gioventù più bella e più riccamente abbigliata, insieme ai sacchi di oro e di argento, perché ero considerata preziosa al par di loro.
  • E poi? Mi hanno trapiantata in occidente, considerata pericolosa, quando addirittura non letale, per colpa di quei germogli che liberano la solanina; accusata di ermafroditismo,  nascevo infatti da germinazione e non da semina e di proprietà diaboliche perché nella Bibbia non ero nominata, e in Russia, condannata al rogo.!
  •  E’ vero che sei diventata una pianta ornamentale?
  • Verissimo! la regina Maria Antonietta adornava le sue parrucche con i miei fiori, che faceva anche ricamare sui pizzi e sui merletti, ma poi, quale contraddizione, mi davano da mangiare ai maiali.
  • Ai maiali?
  • Hai capito bene! Io l’alimento di ogni casa, povera o ricca, che sostituisco anche il pane!
  • Come è che sei diventata importante per tutti?
  • Parmentier, farmacista e cuoco francese , che nel corso di una prigionia, era stato nutrito a patate, persuase il re Luigi XVI, della mia bontà e utilità.
  • Ma come convinse il popolo che invece non ti amava?
  • Mi proibì, Semplicemente mi proibì. Il campo in cui crescevo fu piantonato dalle guardie e circondato da recinti, che però non fermarono il popolo che pensò di rubare qualcosa destinato solo ai ricchi. Da quel momento, da quella furbata, nacque la mia fortuna. Fu un crescendo rossiniano: Bollita, Fritta, Arrosto, Purea, Schiacciata, unita ad altri ingredienti!
  • Posso usarti come metafora dello straniero che una volta trapiantato lontano dalla sua terra , vive tra mille difficoltà prima di essere accolto e trovare un nuovo inserimento?
  • Quella che tu chiami metafora, vale per me e anche per il pomodoro, un caro amico che divide la mia stessa sorte, mentre oggi siamo sulle tavole di tutto il mondo. Ma… hai gli occhi gonfi, hai pianto?
  • Scusami, non posso fare a meno di piangere per tutti quelli che non sono belli, per tutti quelli che sono diversi, che trapiantati vengono maltrattati…
  • Dai! Non piangere! Come vedi, almeno la mia storia è finita bene.  Invece ti regalo un sorriso. Tagliami, fammi a fette, poggiami sugli occhi e te li renderò senza gonfiori, senza quelle brutte borse che appesantiscono il viso!
  • Adesso però ricoprimi.  Il sole sta per tramontare ed io non posso prendere la tintarella di luna!

Nadia Farina

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