Scritture “d’emergenza”. Due libri-diario sulla prima fase del Covid-19

Il 13 luglio, nel caratteristico centro storico di Castelnovo ne’ Monti (R.E.), in piazza delle Armi (in questo caso armi culturali) si è tenuta la presentazione di due libri, “Diario virale” e “I lunghi giorni”.

L’evento partecipato, contenuto nella rassegna estiva “I lunedì letterari”, ha visto l’abbinamento di due testi scritti da autori distanti, che non si conoscevano, ma che in maniera similare hanno pensato di annotare frasi e versi nello stesso sconcertante periodo: la prima fase dell’emergenza coronavirus.

A moderare l’incontro Erica Spadaccini, consigliera e presidente della Commissione comunale Scuola-Cultura di Castelnovo.

Diario virale è un testo collettivo scritto da attiviste, attivisti, amici di Casa Bettola, casa cantoniera autogestita nella prima periferia di Reggio Emilia, in via Martiri della Bettola: un bene comune dove trovano sviluppo progetti e iniziative culturali di utilità etica e sociale.

Nel contesto di chiusura ed emergenza coronavirus, il diario è nato su una piattaforma online dove, in base a settimanali proposte di scrittura ispirate da letteratura o attualità, indicate come eventuali spunti, chi desiderava poteva riportare le proprie riflessioni, ciò che sentiva, sperava e viveva, scrivendo nella modalità espressiva preferita. L’intento di tenere uniti e a contatto i pensieri dei componenti anche a distanza, cercando di trovare, dove possibile, il positivo nella situazione negativa, ha portato all’idea di non lasciare del tutto virtuali e dispersi questi particolari frammenti, ma di concretizzarli e unirli in un libro, il cui ricavato va a sostegno della “Piccola biblioteca comune di Casa Bettola”.

Estratto:

FRAGILI E FORTI

Per chi vive in una città, è incredibile poter ascoltare il silenzio, perdervisi dentro.

Per chi è sempre di fretta, è una scoperta ritrovare un tempo che si dilata.

Per chi è solo, è un sollievo sentire che a volte c’è chi lo ricorda, chi lo cerca.

E chi ricomincia a cucinare, chi passa più tempo coi figli, chi telefona a un amico lontano, chi riscopre una passione.

Chi semplicemente si rende conto di essere più forte e più fragile di quel che credeva.

Non importa; quel che importa è che queste lezioni, che stiamo imparando con dolore e sacrificio e difficoltà, restino parte di noi anche quando finirà l’emergenza. Perché questa emergenza ha abbassato il volume della produttività, della socialità, del perder tempo, della frenesia, del riempire il vuoto con altro vuoto. Ma ha alzato il volume di ciò che di brutto e di bello abbiamo dentro.

Perderlo, per dedicarci nuovamente a inseguire quel che c’è fuori di noi, sarebbe uno spreco.

Davide

I lunghi giorni (Abao Aqu), scritto dall’autrice appenninica Ivana Cavalletti, che ha attive al momento quattro raccolte poetiche per Edizioni Terra marique, è anch’esso un diario in forma di quaderno, minimale, delle impressioni scaturite nei giorni che vanno dall’8 marzo al 4 maggio 2020, cioè dall’inizio alla fine della prima stretta chiusura nazionale. Da semplice quadernetto scritto a mano con la penna blu, ne è uscito un libro-quaderno stampato. Sullo sfondo di una porzione di Appennino emiliano, descritto anche nel quotidiano clima, si dipanano le sensazioni, i pensieri, le azioni che un giorno dopo l’altro portano a spontanee considerazioni, dal personale all’universale, nel riconoscimento e nel tentativo di comprensione di un’univoca inattesa situazione riguardante l’intera umanità.

I proventi del libro saranno devoluti al centro diurno “Lupi sociali” di Vitriola di Montefiorino (Mo), come segno di vicinanza a una tipologia di realtà comunitaria, indispensabile e di aggregazione, fra le prime colpite dalle chiusure di emergenza.

Estratto:

Domenica 15 marzo 2020

Giornata soleggiata e fresca.

Il bel tempo dà una spinta a sperare che davvero tutto passerà, in fondo. Aria di domenica, di fine della prima settimana restrittiva. La prossima sarà quella del picco di contagi, dicono i giornali. C’è chi trabasca fuori casa, o sega alberi nei boschi. I giardini ne usciranno dipinti, da tanto ci si dedica alla loro cura. La natura prosegue il suo corso, sempre superiore a tutto. Ci sta anche bene, a noi inquinatori. Mio padre direbbe «La va sta bén, a vuvàtre consumésta», vi sta bene, a voialtri consumisti. Lei sopravvivrebbe benissimo anche senza di noi, anzi, pure meglio. Non si può certo dire il contrario. Solo che poi, chi saprebbe che esiste la bellezza, se nessuno la vede?

Trascrivo appunti sul pc. Non riesco a scrivere direttamente solo su computer, serve la mano che muove la penna sulla carta, prima. Un lavoro di artigiana scrittura. Forse in queste soste forzate vincerà l’animo e ci ricorderemo del nostro personale, quello vero, saper fare.

Sarebbe un peccato sprecare questi giorni, marchiandoli di noia. Potrebbero non ricapitare, con la medesima lentezza, la sospesa calma che li fa scorrere ora per ora. Un po’ come quando i bimbi sono piccoli, se si tralasciano certi loro momenti nei primi anni, si perde qualcosa che non tornerà mai più.

 

(Ivana Cavalletti)

 

 

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Antimo Pappadia Direttore responsabile.

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