Autostrada Cispadana e il giudizio di Rifondazione Comunista

Ecco le considerazioni che Stefano Lugli, (Segretario regionale Rifondazione Comunista Emilia-Romagna) fa in merito   all’Autostrada Cispadana. Il segretario Regionale di Rifondazione è favorevole al completamento di una strada a scorrimento veloce che unisca Reggiolo e Ferrara, ma si oppone con forza all’edificazione di un’autostrada a pagamento  ex-nova che comporterebbe  costi spropositati e un’inutile cementificazione del suolo .

Qui di seguito le sue parole:

Il decreto semplificazioni è diventato il trampolino di lancio per nuove cementificazioni e un salto nel passato di 20 anni quando il berlusconismo teorizzava appalti senza gare e controlli con il suo portato di devastazione ambientale, corruzione e sperpero di denaro pubblico. Solo che oggi a proporre le medesime politiche ci sono il Pd e un M5S che ha perso definitivamente la stella dell’ambiente, oltre alla faccia.

 

In Emilia-Romagna si aprono possibili corsie preferenziali per opere dalla palese inutilità come il proseguimento di una Tirreno-Brennero che oggi finisce in aperta campagna, una bretella autostradale Campogalliano-Sassuolo che duplica una strada esistente e una autostrada Cispadana che non si riesce a far passare per i centri storici dei comuni che deve attraversare.

 

E a proposito della Cispadana, che fine ha fatto l’analisi costi-benefici promessa in campagna elettorale dal presidente Bonaccini? Lo Stato sostituisce i privati nel finanziamento dell’opera? Come sarà risolto il rebus del rinnovo della concessione di gestione della A22 ad Autobrennero che da anni paralizza ogni investimento?

 

Sono domande che poniamo anche alla componente ‘coraggiosa’ e ambientalista che sostiene il presidente Bonaccini e a cui chiediamo anche come si concilia questa colata di cemento – per la verità sempre rivendicata dal Pd – con la svolta ecologista annunciata per l’Emilia-Romagna?

 

Il giudizio di Rifondazione Comunista dell’Emilia-Romagna sul dl semplificazione è totalmente negativo. L’Italia e l’Emilia-Romagna si salvano se investono nelle opere di riassetto idrogeologico e sismico, di salvaguardia del territorio, di recupero dei centri storici, di messa in sicurezza dei plessi scolastici, di potenziamento della sanità pubblica, di manutenzione delle infrastrutture esistenti e spesso abbandonate. L’Italia e l’Emilia-Romagna non si salvano con nuove cementificazioni.”

 

Stefano Lugli

Segretario regionale Rifondazione Comunista Emilia-Romagna

 

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