C’era una volta

C’era una volta… quale frase è più adatta di questa, per cominciare a parlare di fiabe, non di favole, quelle sono un’altra cosa, perché è bene specificare che pur usate spesso come sinonimi, nascondono invece, importanti diversità.

Nel mondo delle favole, i protagonisti sono generalmente animali parlanti che sottolineano vizi e difetti degli uomini. Esopo, Fedro, Leonardo, Belli e poi Trilussa, e tanti altri, per finire più vicino nel tempo, a Rodari e a Calvino, si sono cimentati in questo genere narrativo giocando con l’ironica profondità della loro penna, lasciando memorabili piccole storie al fine di usarle come specchio delle coscienze… E le fiabe?:

Le fiabe fanno parte della vita.

E’ una affermazione che farà rizzare i capelli in testa agli scettici, ai detrattori che le demonizzano, quando non le demoliscono addirittura. Kafka, ad esempio, un grande raccontatore di lunghe favole, in cui uomini e animali si confondono l’uno nell’altro, considera invece le fiabe una specie di horror. Le accusa di ammantarsi di dolce linguaggio per nascondere episodi efferati e truculenti; potrebbe essere vero se si pensa alla nonna di Cappuccetto rosso che viene mangiata dal lupo, con quel che ne consegue, Pollicino, che viene abbandonato nel bosco, Hansel e Gretel, attirati nella casetta di marzapane, sogno di bambini affamati del semplice pane, da una strega che vuole mangiarli. Se questo può giustamente spaventare un bambino, dà al grande che racconta la fiaba, la possibilità di regalargli straordinari insegnamenti.

Raccontate da Andersen, Perrault, Grimm, Calvino, Rodari, solo per citare alcuni grandi narratori, le fiabe sono state analizzate da Propp, nella sua Morfologia Della Fiaba, e spiega che questa segue delle regole ben precise. Propp indaga le funzioni dei personaggi, azioni, luoghi , magici aiutanti che fanno ben comprendere il valore di ciò che potrebbe con superficialità essere etichettato come una narrazione semplice e senza scopo alcuno.

Invece, fermandosi a riflettere si possono scoprire insegnamenti e risvolti psicologici come ad esempio, nelle raccomandazione della mamma che invita Cappuccetto Rosso a stare attenta nel bosco che è pieno di insidie dalle quali non ci si salva se si è disattenti, se ci si ferma a cogliere “i fiori” senza guardarsi attorno, che l’ingenuità rende una facile preda, ma dice anche che un cacciatore può uccidere il lupo e salvare nonna e nipote, che c’è sempre qualcuno che non avendo paura, può venire in soccorso, qualcuno che non si fa ingannare dai travestimenti dell’essere. E il coltello con cui il cacciatore apre la pancia del lupo e tira fuori Cappuccetto e la nonna? Altro non è che il coraggio di cui ci si serve per portare alla luce la profondità del proprio essere.

La vita è una conquista per chi sa affrontarla. Pollicino è simbolo della ricerca della memoria, riesce a tornare sui suoi passi, a ritrovare sempre la strada, grazie prima a delle briciole di pane, che presto si consumano e poi a dei sassi bianchi, metafora ambedue dei ricordi che offrono possibilità di crescita. Hansel e Gretel che si fanno ingannare da una casetta di marzapane, simbolo di ciò che attrae come una calamita, quando è troppo pesante la fatica del vivere, e quindi doppiamente ingannevole, riescono con arguzia a cambiare il corso della storia. La vecchina premurosa che nasconde in sè la presenza di una strega che finisce nel forno creato per cuocere le sue vittime, è la vittoria della verità sull’inganno.

Se nei boschi delle fiabe c’è spesso un orco pronto a mangiarti, c’è poi sempre cammina cammina, una capanna con la luce accesa che ti aspetta per accoglierti darti riparo.

Che cosa affascina delle fiabe? Gli insegnamenti che non nascondono la terribilità della vita ma non dimenticano mai di regalare la speranza con il lieto fine; sono infatti, caratterizzate quasi sempre dall’happy end… e vissero tutti felici e contenti…

Che la vita non sempre ha un lieto fine, è vero, e non sempre si può essere autori della propria vita, quando non dipende da noi, ma guardarsi dai pericoli, ascoltare le parole di chi ti ama, guardare con occhi attenti per capire se davanti abbiamo una maschera o un volto, regala una forza che riveste di una corazza di positività. Nessuna raccomandazione può insegnare di più di una fiaba raccontata con voce amorevole. La conclusione? Avere imparato proprio dalle fiabe che ogni cosa può essere guardata attraverso un molteplice punto di vista.

Ed è solo così che una storia può cominciare come una fiaba, nella quale accadono le cose incredibili, dove le coincidenze diventano invece credibili, dove il caso gioca con le fate che regalano un particolare destino, quando il tempo non ha un tempo: C’era una volta…

Nadia Farina

Nella foto foto un un’opera di Nadia Farina: -Cammina cammina 2-

 

 

 

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