L’orecchino di donna stella (Frittelle di fiori di zucca)

Donna Stella le tornò improvvisamente alla memoria quando sua sorella le aveva chiesto per telefono la ricetta delle frittelle di fiori di zucca.

Donna Stella era una donna alta, massiccia, con mani perennemente rosse e gonfie, con unghie che non riuscivano a crescere sempre limate dalla fatica, i capelli grigi raccolti a crocchia e spesso nascosti da un fazzoletto di cotone. Nulla che lasciasse trapelare vanità femminile, eppure, alle orecchie ci teneva. Le piacevano gli orecchini, quelli d’oro, da quando, da piccola, come si usa ancora in certe campagne, le avevano bucato i lobi, adornandoli con due piccolissimi cerchietti d’oro. Le avevano detto che gli orecchini si mettono per buon augurio, poi aveva saputo che i marinai, invece, mettevano gli orecchini per proteggersi dai naufragi.

In terra e in mare ….

Crescendo, era cresciuta anche la dimensione degli orecchini e quando si sposò, il testimone di nozze, gliene regalò un paio che non aveva tolto mai più.

Una sera, dopo che era stata tutto il giorno piegata nell’orto a creare solchi per la semina, si sollevò dalla terra, allungò finalmente le gambe e si tirò indietro con i polsi, i capelli fuoriusciti dal fazzoletto.

Un polso non incontrò ostacoli.

Un orecchino non c’era più.

Cercarlo? Inutile!

Trovarlo, impossibile.

Nell’aprile del 1960, l’orto era una marea gialla di fiori di zucca. Donna Stella, piegata ancora una volta, con una grande cesta al fianco su cui depositava senza sciuparli, i fiori di zucca, vide che qualcosa dalla terra le restituiva un raggio di sole. Stese una mano e raccolse un fiore d’oro.

Il suo orecchino era tornato dalla sua giovinezza. Dopo trent’anni.

Era una contadina che aveva zappato la terra sempre, l’aveva amata e rispettata, aveva alternato la semina delle verdure ogni anno, come aveva imparato dai suoi vecchi, e adesso la terra, le aveva fatto un dono, quando, rimasta sola ormai da tempo, trascorsi gli anni, cresciuti i figli, era passata la sua vita.

I fiori di zucca, mai belli come quell’anno, finirono in padella e donna Stella, dopo avermi raccontato questa storia con rude emozione, mi diede la sua ricetta delle frittelle di fiori di zucca.

 

Acqua e farina, in proporzioni tali da fare una pastella non troppo fluida, un pizzico di sale, un mezzo cubetto di lievito di birra sciolto in acqua tiepida. Dopo il riposo di una mezzora, avvolgere i fiori lavati e asciugati nella pastella e friggerli in olio bollente ma non fumante.

Già che ci sono, voglio però darvi la ricetta di una pastella per frittura che si può utilizzare per qualunque alimento e che, non contenendo lievito, rimane più digeribile.

Farina, acqua, un pizzico di sale, uno di zucchero, mescolare con una frusta, far riposare almeno un’ora, e poco prima di utilizzarla, unire un tuorlo d’uovo (non indispensabile) e un albume montato a neve fermissima che darà al fritto una particolare leggerezza.

 

Tratto dal mio libro – Le ricette raccontano –

Nadia Farina

 

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Antimo Pappadia Direttore responsabile.

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