Parole (e “PAROLAI”) in libertà

Leggo con moderato piacere gli articoli di Marcello Veneziani. Li reputo leggermente più imprevedibili di quelli “di Sinistra”, per i quali mi basta, in ragione delle passate militanze, leggere il nome dell’articolista, e sapere quello che dirà già dopo il primo capoverso.

Ma un giorno vorrei trovare la forza per discutere l’ultima leva (Lorenzo Tosa, Emilio Mola, Cecchi, Fabio Salamida), che sta trovando una sua popolarità grazie alla “commestibilità” di argomentazioni “pre-digerite”; e che proprio per tale peculiarità (ovvietà, banalità), ben si prestano ad essere copincollate su Facebook, per colpire duramente gli impermeabilissimi avversari di Destra. (Questo corsivo un po’ criptico si svelerà durante lo svolgimento dell’articolo.)

Sono scritti male (“l’ovvio è il padre dei vizi”, mi verrebbe da dire), anche perché banali … proprio perché banali … ma se ci aggiungi un po’ di luccicante fighetteria, vi apparirà in controluce Andrea Scanzi, il prosecutore di Gaber e De Andrè! (Mecojoni! .)

DA WIKIPEDIA: “ A teatro è autore e interprete dello spettacolo Gaber se fosse Gaber, dedicato a Giorgio Gaber e patrocinato dalla Fondazione Gaber, che ha attraversato i teatri d’Italia dal 2011 al 2013. Nel settembre 2012 ha esordito con Le cattive strade dedicato a Fabrizio De André”.

Questo il link: https://it.wikipedia.org/wiki/Andrea_Scanzi .

Di Veneziani (https://it.wikipedia.org/wiki/Marcello_Veneziani) non mi rendono perplessi i contenuti. La pensa diversamente da me su numerosi aspetti della realtà sociale e culturale, ma è proprio questo il motivo per cui lo leggo!

Se leggessi solo ciò che rinforza le mie convinzioni, cadrei io stesso nel “vizio” che stavo segnalando: leggere Tosa, Mola, Cecchi e Salamida, per trovare già impacchettati i propri pensieri di sempre.

Mi rende perplessa qualche sgradevole oscillazione stilistica.

Ad esempio, questa “necessaria” (comunque la si pensi) riflessione sulla ricerca di un equilibrio fra sicurezza sanitaria e libertà individuali è così infarcito di giochi di parole e metafore, da risultare dopo poche righe irritante ed evitabile. Ma sono nondimeno arrivato alla fine, e ve lo segnalo comunque:

http://www.marcelloveneziani.com/articoli/e-la-dittatura-impose-il-reato-di-vivere/ .

Molto più interessante il seguente:

http://www.marcelloveneziani.com/articoli/urgono-uomini-seri/

… che mi trova lontano nella sintesi (“C’è aria di guerra civile in Italia”), ma vicino nella diagnosi (“Urgono uomini seri”); e soprattutto, totalmente allineato nell’analisi, per la quale, anzi, “si parva licet”, sono stato io stesso precursore (i due articoli citati sono di Maggio, il mio è del Dicembre 2019!).

E pertanto pubblico, uno dopo l’altro, stralci di me stesso (http://www.lintelligente.it/2019/12/15/zitto/ ) e di Veneziani.

 

DOMIZI

 

… la base della democrazia non è più la libertà d’espressione (…), ma, a mio parere, il diritto e il dovere di CAMBIARE IDEA, man mano che i fatti disconfermino le proprie convinzioni. E’ solo questo che spiega l’avvicendarsi dei Governi.

Certo, la gente cambia comunque idea: basti pensare alle alterne fortune del M5S e alla costante ascesa della Lega e di Fratelli d’Italia.

Ma cambia idea a causa dello scambio di argomentazioni? Basta scorrere una qualunque polemica sui Social, e si avverte immediatamente la strenua volontà di mantenere la propria idea, anche a dispetto dei fatti. Che del resto sono manovrabili (fake), interpretabili e “sempre pareggiabili” (se 100 “miei” politici rubano, anche uno “dei tuoi” lo fa; e tanto basta).

Questa “resistenza” a cambiare idea avviene da sempre, ed è fortissima nella seconda parte del Novecento. Ma avveniva a livello principalmente inconsapevole ed inconscio: l’ “ideologia” attua un spontanea e sotterranea “resistenza” verso l’unica possibile “presa di coscienza” razionale”: se una soluzione non funziona, bisogna tentarne un’altra.

Oggi è per partito preso (indispettito): si pretende addirittura che chi la pensa diversamente “si cancelli da solo” dall’ “amicizia virtuale”! Con l’esaltante risultato che sotto l’opinione, regolarmente gridata come se fosse “risolvente” (“ma lo vedete? è così chiaro!, come fate a rimanere della vostra idea?” … ben detto, se fosse anche applicato a se stessi), si trovano tutti commenti perfettamente allineati.

E chi non lo è (…) viene subito assalito dalla canea, finché, se vuole salvare umore e digestione, è costretto a fare finalmente ciò che improvvidamente non aveva fatto: “cancellarsi da solo”.

Tutto ciò è frustrante per chi legge e per chi commenta, anche perché sappiamo tutti perfettamente, sotto sotto, che queste polemiche non spostano un voto. Li sposta l’economia, l’ordine pubblico, qualche furba trovata mediatica. L’ “ignoranza volontaria e autoprescritta”, NO.

VENEZIANI (parlando delle polemiche relative al ritorno di Silvia Romano in Italia):

Su quest’ultimo caso ho letto giudizi sprezzanti che trasudano odio tra due Italie che non si parlano più ma si sputano, si schifano, si disprezzano. (…) Allora ti accorgi che qualcosa si è rotto, il malessere sta facendo saltare i nervi a tutti e ci sono due vulcani pronti a eruttare, l’un contro l’altro armati. C’è un’aria terribile. Lo vedo anche nel mio caso personale, lo riconosco: non riesco più neanche ad ascoltare programmi come quello della “vipera tirolese” o simili, a vedere i tg filogovernativi o ad ascoltare, solo ad ascoltare, la voce del gagà di governo, di gigino, di fofò, della sinistreria assortita. Sono stato spesso all’opposizione, in aperto dissenso, non mi sono mai risparmiato nelle polemiche. Ma non mi era mai capitato di scendere a questi livelli d’insofferenza radicale e vedo che sta capitando anche dall’altro versante. Ed entrambi riteniamo di avere piena ragione.

Ribadisco che apprezzo l’analisi, non la sintesi (“C’è aria di guerra civile in Italia”).

Ogni volta che abbiamo raccontato l’Italia, per esempio nel cinema, che rimane una delle più grandi glorie nazionali, abbiamo raccontato in realtà gli italiani come capaci di prese di posizione rischiose, pericolose, estreme … ma in modo non pianificato, e strettamente individuale:

https://www.youtube.com/watch?v=Bx8WMlkkC2I ;

https://www.youtube.com/watch?v=vSgAZbtCGgA&t=3s ;

https://www.youtube.com/watch?v=FZMBuduTpfA .

Non mancano fatti e racconti propri di un’epopea collettiva, ma specialmente oggi li ritengo difficilmente reiterabili.

Per dire, un fenomeno “insistente” come quello dei “gilet gialli” mi sembra assolutamente improbabile in Italia.

No, caro Veneziani, nessuna “guerra civile”. Oggi è Domenica. E domani c’è il pranzo a casa della mamma, con pasta al forno e parmigiana di melanzane. (Facciamo un altro giorno … .)

 

 

Gianfranco Domizi

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