Il ritorno della piazza

Secondo Thomas Kuhn vi sono dei periodi, nella storia della scienza, in cui il paradigma entro cui avevano operato a lungo (per secoli) gli scienziati comincia scricchiolare, ad avere buchi, a sgretolarsi. Prima che altri paradigmi si presentino come possibili alternative, e infine uno di loro emerga come nuovo paradigma di riferimento, c’è una fase in cui molti tentano di riparare il vecchio paradigma. Mettono rattoppi, riparano fratture, incollano pezzi. E mentre alcuni propongono paradigmi che saranno abbandonati nel giro di pochi mesi o anni, il vecchio paradigma affonda sempre di più, e ancora non si vede chiaramente quale nuovo modello potrà funzionare.

La politica non è la scienza. E tuttavia questo periodo storico ci appare un po’ così. La pandemia ha portato con sé danni irreparabili, oltre che in termini di vite umane, al modello politico in cui abbiamo vissuto per almeno trent’anni. I tagli lineari, i limiti alla spesa pubblica, il privato che compete col pubblico in servizi essenziali: tutto questo, che era fino a ieri senso comune (o luogo comune) è stato messo in discussione nel giro di poche settimane.

Di più: è stato quasi cancellato. Il vecchio paradigma presenta buchi, mentre la politica cerca di mutare il proprio linguaggio, ma senza dare troppo nell’occhio.

Quando una classe politica perde credibilità, qualsiasi errore diventa macroscopico. Anzi: persino un atteggiamento di buon senso diviene occasione per una reazione di senso contrario.

La gestione del Coronavirus (e delle sue diverse fasi) ha conosciuto molti aspetti discutibili.

Ma deve farci riflettere sullo stato (comatoso) della credibilità della classe politica, se la prima manifestazione di piazza alla fine del lockdown è quella dei Gilet arancioni e del generale Pappalardo, che è un mix strano.

Una quota di estrema destra, la contestazione della stretta securitaria/sanitaria (al grido di Libertà), qualche forma di negazionismo (un conoscente si è curato con lo yoga), e la proposta di stampare moneta (la lira italica).

Insomma un movimento che tiene assieme Casa Pound, ma anche le esternazioni di Veneziani (curiosamente, in tutt’altra collocazione, affini a quelle di Agamben), ma anche quelle di Fusaro, ma anche un po’ di tradizionali cavalli di battaglia no vax, ma anche la battaglia per la Italexit. Un frullatore su cui già molto inchiostro è stato speso per farne ironia.

E in effetti i Gilet arancioni stanno a una certa destra, come le sardine stanno (stavano) a una certa sinistra. Un distillato di ciò che circola in una certa area politica, o nel suo bacino di riferimento, che però sottrae i temi da un dibattito vero, dalla analisi. Una visione parziale che si offre come paradigma, appunto.

Ciò su cui non si può fare ironia è invece l’origine di questa (prima) fiammata. C’è, come nei Forconi da cui il generale Pappalardo proviene, una zona di disagio potenzialmente esplosiva.

In questi mesi di lockdown commercianti, artigiani, piccoli imprenditori hanno perso incassi e commesse. Ora, con le limitazioni attuali e presunte alla vita sociale dovranno comunque prevedere un taglio anche sugli incassi da qui a dicembre. E questo significa per moltissimi di loro la chiusura certa. E la fame, presente o temuta per i prossimi mesi, è pessima consigliera in politica.

Dunque questa prima fiammata arancione ci racconta di una prima proposta esuberante di paradigma alternativo.

Il messaggio che dovrebbe arrivarci forte e chiaro, e dovremmo stamparci negli occhi e nelle orecchie, è però un altro. Il vecchio paradigma non reggerà, per quanto si tentino rattoppi. Si è aperta la partita per definire un nuovo paradigma, che ha però bisogno di essere efficace, credibile, rassicurante, autorevole.

All’orizzonte non se ne vede alcuno. Ma è semplicemente ancora troppo presto.

 

 

 

Alessandro Porcelluzzi

 

 

 

 

STA SU TUTTO L’ARANCIONE

 

Puoi pensare di girare la Padania in deltaplano,

se la diga viene giù, puoi turarla con un dito,

puoi cantare insieme a Morgan ed illuderti sia fico (1),

fallo tu il bravo ragazzo!, lui il demonio suona il piano.

 

Puoi pensare di svuotare il mare intero con un secchio,

fare un club di vecchie glorie e deliziarti col calcetto,

quando incontrerai Zidane, prova a farglielo un dispetto! (2),

puoi portare tutta l’Africa, magari in apparecchio.

 

Puoi sposar Pamela Prati, tanto dura fin che dura (3),

fare un fake della Boldrini, l’intervento è garantito (4),

puoi sposare chi ti pare, se convivi e c’era il Dico (5),

sezionare i due Matteo per poi trovare segatura.

 

Puoi impiegare l’esistenza ad inseguire un’emozione,

sei Carola, Greta o Silvia?, ti si ascolta un quarto d’ora,

può concorrere in politica anche il triste Spadafora (6),

De Magistris … Pappalardo … sta su tutto l’Arancione (7).

 

 

Gianfranco Domizi

 

(1)

https://www.lastampa.it/spettacoli/musica/2020/03/04/news/bugo-non-perdona-per-me-morgan-non-esiste-piu-1.38549773

(2)

https://www.ilgiornale.it/news/sport/materazzi-e-testata-zidane-ecco-cosa-ho-detto-1846788.html

(3) https://www.leggo.it/gossip/news/pamela_prati_matrimonio_ultime_notizie_13_maggio_2019-4488436.html

(4) http://www.today.it/gossip/boldrini-nuda-foto-fake.html

(5)

https://www.linkiesta.it/2015/05/unioni-civili-pacs-dico-30-anni-di-acronimi-e-polemiche/

(6) https://it.wikipedia.org/wiki/Vincenzo_Spadafora

(7)

https://www.corriere.it/politica/12_dicembre_02/de-magistris-lancia-gli-arancioni-ingroia-martirano_bdc105f0-3c51-11e2-bc71-193664141fb2.shtml

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Antimo Pappadia Direttore responsabile.

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