Da SALVINI a HEGEL, via MARX

Salvini è un “babau”:

https://it.wikipedia.org/wiki/Babau .

Qui nel Centro-Sud raramente troverete un qualche leghista “circostanziato”, ovvero che perori il programma del partito e la credibilità del leader.

Prevale il: “Se ci fosse Salvini” …

… peraltro un po’ in declino, considerando che il nostro si è autorevolmente aggiunto alla lista di quelli che hanno vinto la lotteria, e poi hanno messo il biglietto coi pantaloni in lavatrice (Fini, Mariotto Segni, ecc.).

Proprio recentemente, la sentenza si è abbattuta come una mannaia, mentre eravamo in fila alla Conad. Salvini, insomma, alla bisogna fa anche da “eliminacode”.

La Sinistra, da parte sua, rinforza l’atteggiamento, con tesi che vorrebbero essere contrarie, ma si rivelano, come vedremo a fine articolo, complementari. E quindi, anche in presenza di possibili rilevanti perplessità sulla gestione della pandemia, “con Salvini sarebbe stato peggio!” …

… argomento ottimo, perché non ha evidentemente bisogno di prove; come il gemello, del resto: “se Salvini fosse rimasto al governo, avrebbe aumentato l’IVA” (i fan del governo attuale calcolano quindi nei “risparmi” di Conte e co. anche l’IVA “non aumentata da Salvini”!).

Con Salvini, i nazi-fasci-leghisti avrebbero vinto la seconda guerra mondiale, Galileo avrebbe preso la cicuta al posto Socrate, ed il leader padano avrebbe dato personalmente la 24a coltellata a Giulio Cesare.

Salvini, insomma, nel “bene” (?) e nel “male” (spesso indimostrabile) si mostra degno erede di una tradizione popolare che lo collega a “Baffone”:

https://www.vocedinapoli.it/2016/04/30/adda-veni-baffone-origine-detto/ ;

o, se vogliamo buttarla in caciara, all’avvento taumaturgico di Pippo Baudo (“Se ci fosse Pippo Baudo”, irriverente canzonetta, purtroppo introvabile, di Giorgio Bracardi).

Qui finisce l’articolo.

Anzi no … anche perché, considerando la mia riottosità a parlare dell’attualità, che vi ho più volte raccontato, non l’avrei neanche scritto. Ma complice la temporanea assenza del prode Porcelluzzi, e complice il bel film sulla biografia del “giovane Marx”, andato in onda ieri sera:

https://www.themoviedb.org/movie/400020-the-young-karl-marx?language=it-IT

… una riflessione più di largo respiro si impone, o più modestamente si propone.

Il “giovane Marx” in filosofia non è semplicemente “Marx da giovane”, bensì il suo caratteristico modo di argomentare, che, a mio parere, si contrappone radicalmente al Marx “maturo” (quello de “Il Capitale”, per intenderci).

Quest’ultimo ci appare “strutturato”, “scientifico” (o almeno vorrebbe), “sociologico”, come Marx stesso desiderava. Nel “giovane Marx”, invece, coesistono suggestioni disparate, che vanno dal giornalismo alla filosofia, ed originano da un’intensa attività di contatti (Bakunin, Proudhon), e, soprattutto, da un’altrettanto intensa attività di organizzazione e propaganda. E’ un pensiero “più mobile” e meno “organizzato”.

Dal punto di vista filosofico, abbondano le polemiche contro i “giovani hegeliani” (che l’avevano peraltro precedentemente ispirato), e si tenta soprattutto di saldare i conti col Maestro. (Ovviamente il film sviluppa poco il corso di questi pensieri, altrimenti evolverebbe verso il documentario.)

In particolare, vengono saldati i conti con la concezione hegeliana secondo cui la Storia sarebbe comunque governata dalla Ragione (concetto fondamentale in Hegel, a partire dalla Fenomenologia dello Spirito, 1807, e dai Lineamenti di Filosofia del Diritto – chiosati da Marx in un suo importante manoscritto del 1843, reperito postumo -, fino alle successive Lezioni sulla Filosofia della Storia) … una concezione che finirebbe, secondo Marx, per giustificare tutta la realtà (“ciò che è razionale è reale, ciò che è razionale è reale”, secondo il noto aforisma hegeliano), e conseguentemente anche lo Stato prussiano.

Vedere il film sul “giovane Marx” non è stato inutile. (Simpatico il barbuto di Treviri, anche se assomigliava troppo a Renga!) E mi ha dato da pensare a proposito della Sinistra attuale, che, invece di rovesciare i rapporti di forza, o comunque lavorare su di essi nell’interesse del proletariato, si impegna quotidianamente a giustificare il governo esistente, perché … con il “babau” Salvini sarebbe andata peggio!

Insomma, inseguono alacremente sul suo stesso terreno il “nemico” conservatore e reazionario.

Ed io (noi) che mi ostino (ci ostiniamo) a documentare cosa sia meglio o peggio in politica, sulla base dei fatti e del ragionamento sui dati!

Gianfranco Domizi

 

Caro Gianfranco, il tuo pezzo è illuminante.

All’ingresso di non ricordo più quale campus americano c’era un motto: Attitudes are all, gli atteggiamenti sono tutto. Il senso del motto è/era che tutto può essere raggiunto grazie a una corretta postura. Attraversato l’Oceano, il motto sembra assumere un diverso significato: si ignorano i dati di realtà ed è sufficiente indossare bene una maschera per azzerare analisi e proposta e ridurre la politica a pezzo di teatro di successo.

Alessandro Porcelluzzi

 

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