Lo sfregio

La vicenda della diretta/conferenza stampa di Conte di venerdì scorso ha aperto un dibattito interessante.

I fatti sono noti a tutta Italia. Tutta Italia era davanti alla TV in attesa di conoscere le decisioni sul lockdown (e sulle misure economiche a sostegno di lavoratori e imprese sull’orlo del collasso). Conte vira poi sul MES, sul preaccordo raggiunto a Bruxelles dal ministro Gualteri, e attacca frontalmente Salvini e Meloni. Li accusa di diffondere fakenews, di indebolire con le menzogne il proprio Paese e ricostruisce, con alcune inesattezze, la lunga storia del MES.

Meloni e Salvini reagiscono subito, gridando alla fine della democrazia e rivolgendosi al Presidente della Repubblica e alla Commissione di vigilanza della RAI. E infatti nei due giorni successivi ottengono una replica nella fascia serale del TG RAI.

Ma l’obiettivo a quel punto diventa Mentana. Il direttore del TG de La7 aveva infatti immediatamente criticato le dichiarazioni di Conte. Se avesse immaginato l’uso che Conte avrebbe fatto di quello spazio, dichiara Mentana, avrebbe tagliato quella parte.

La posizione di Mentana è chiara e logicamente ineccepibile: una testata offre uno spazio, lungo e sostanzialmente senza contraddittorio (le domande sono alla fine) perché il capo del governo ha necessità di informare i cittadini su una emergenza sanitaria ed economica.

Per attaccare l’opposizione, o replicare all’opposizione ci sono altre vie e altri metodi. Oltre a quelli concessi dai media, per dire, esiste anche il Parlamento.

Ma il “tutto è comunicazione” del duo Conte-Casalino non può accettare nemmeno le critiche del noto direttore. Ed ecco che viene diffuso un comunicato stampa di Palazzo Chigi, in cui si critica proprio l’operato di “certi direttori di telegiornale”.

Mentana è costretto a replicare durante la sua trasmissione e a giustificare la propria posizione. Lo fa benissimo, perché è il suo mestiere. Rimane però lo sfregio.

Anzi: una serie di sfregi.

Uno sfregio al Parlamento, ignorato come luogo in cui, in democrazia, si rende dialettico lo scontro politico, e in cui si ricerca fino all’ultimo una ricomposizione dello stesso. Il voto a maggioranza è la fine, non l’inizio, del processo di deliberazione pubblica.

Uno sfregio anche alla differenza tra governo e opposizione. Il governo esercita il potere, l’opposizione ha il dovere di criticare, mettere in discussione, fare le pulci al governo. E l’esercizio del potere richiede maggiore sensibilità: quando un Presidente del Consiglio parla, ha, anche solo potenzialmente, dietro di sé l’esercito, le forze dell’ordine, la firma su Trattati internazionali.

L’opposizione ha la parola, punto. Ergo usare il potere per schiacciare la parola dell’opposizione significa di fatto cancellare l’opposizione stessa. La trita solfa della opposizione indegna è un mantra che non funziona più. A maggior ragione perché, con una parte di quella che oggi viene definita opposizione indegna, l’attuale premier governava fino a pochi mesi fa.

La vicenda in questione, tra l’altro, è piena di dettagli, una corsa a ostacoli. Tutti accusano tutti perché tutti in qualche misura ne sono stati partecipi e corresponsabili. Sono tutti autori di mezze verità, di opinioni piene di omissioni. Perché a dirla tutta, prima di questa catastrofe sanitaria, l’Italia ha accettato qualsiasi strumento l’Unione Europea abbia imposto. Nella maggior parte dei casi persino senza dibattito pubblico.

Ma uno sfregio che risulterebbe davvero incomprensibile a un lettore anglosassone è proprio quello procurato al rapporto tra politica e informazione. Palazzo Chigi che attacca frontalmente un direttore di telegiornale è una riedizione dell’editto bulgaro di Berlusconi realizzata oggi dal premier di PD e M5S. Ovvero dagli eredi dell’antiberlusconismo di sinistra e da quelli del Vaffa Day. Una Nemesi straordinaria.

E se c’è un dato (oltre alla quasi totale assenza di editori puri, per dirne un altro) che racconta la debolezza della nostra democrazia è proprio questo: il potere esecutivo che ritiene di avere, detenere, distribuire la verità (con tutta l’enfasi contro le cosiddette fakenews) e, addirittura, di poter correggere (e domani punire?) i titubanti giornalisti.

Incredibile, persino divertente, se non fosse inquietante.

 

 

Alessandro Porcelluzzi

 

 

 

LEZIONI DI VIOLINO

 

         Conte ci salvi dai fascio-leghisti,

poi ci pensi Giuseppi a certi giornalisti:

“Hanno iniziato loro, brutti figli di puttana!”,

me lo diceva sempre mia nonna partigiana.

 

E cosa vuol dire: “Non c’è contraddittorio”?,

ricambiamo il favore, liberiamoci in fretta,

non ho mai preso dal Rotary lezioni di etichetta,

Giorgia ne ha mandati chissà quanti all’obitorio!

 

(Vabbè, non proprio lei, non stare a sindacare, fa lo stesso.)

 

La politica si sa, è da sempre un gran casino,

ne parlo talvolta col mio fiasco di vino,

m’aiuta a passare questo triste momento,

ma sono stato marxista, quasi al cento per cento!

 

E chi si vanta del nonno resistente,

chi odia l’odio e gioca a fare il clandestino,

poi t’accorgi che in fondo detesta il vicino,

e fa il cretino su facebook, tanto non succede niente,

 

(E io ringrazio il seguitissimo blogger per l’opinione da fesso.)

 

Il tempo che riacquisto non vorrei che vada perso,

non sto a controbattere con un pensiero diverso

chi chiama in soccorso sodali e ti sbrana,

mi aspetta dopo cena a “mitraglietta “ Mentana.

 

(E invece guardo il film, non stare a sindacare, fa lo stesso.)

 

Mi son perso Conte, mi perderò Casalino …

… Michela Murgia prende lezioni di violino.

 

(Opera di Gianfranco Domizi)

 

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Antimo Pappadia Direttore responsabile.

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