Improbabile intervista al glicine.

E’ una giornata di quelle che la primavera la senti prima di tutto sulla punta del naso poi negli occhi, che si socchiudono ai nuovi abbagli del sole, la pelle si increspa appena un pò, si mescolano un nuovo tepore e piccoli movimenti di brezza. Di quelle giornate che hanno anche un sapore, perché l’aria che si manda giù è profumata di glicine e di mimosa. Immersa in questa atmosfera dove solo il ronzio di alcuni insetti rompe un silenzio pacifico e odoroso, una voce di ragazza, dolce malinconica e gioiosa insieme, rompe l’aria.

  • Sei sola?
  • Sì, non vedi?

Non mi meraviglio più di parlare con le piante, con chi non c’è più, con chi non potrà mai esserci. Ho avuto il dono di infinte connessioni che mi raccontano cose e persone senza Dove senza Quando, e allora le rispondo con una domanda.

  • Cosa vuoi da me ?
  • Raccontarti di me, sai non ne ho molte di occasioni.
  • Dimmi almeno chi sei!
  • Io sono Glicine, se ti volti verso il muro, mi vedrai !
  • Ma io vedo solo una pianta dai fiori che vanno dal lilla al viola, al blu!
  • Quella pianta sono io, o meglio, quello che sono diventata. Ero brutta sai, bruttissima e nessuno mi guardava, portavo le pecore al pascolo e nei prati sull’altura mi sentivo una principessa, in perenne solitudine, senza che nessuno mi deridesse per la mia bruttezza, ma poi, dovevo tornare a valle ed era così triste!
    Un giorno, non potendone più, mi sono arresa, mi sono poggiata contro un muro ed ho pianto tutte le lacrime che potevo piangere. Ad un tratto sentii il mio corpo cambiare, diventare un ramo avviluppato e nodoso, e prima ancora che spuntassero le foglie, le mie lacrime si trasformavano in grappoli di fiori, bellissimi, profumati, quelli che adesso ti inebriano e ti avvertono che l’aria sta cambiando e a fare compagnia alla primavera d’ora in avanti, ci sarà una pioggerellina sottile, mista al sole e al vento.
  • Cosa vuoi dirmi? Che dal tuo dolore è nato il segno del cambiamento?
  • Hai ben compreso! Infatti, insieme al muro su cui poggio, sono diventata il simbolo della spiritualità che abbisogna del sostegno della fede per potersi aprire ad una nuova fioritura dell’anima.
  • Ti ho vista/ visto, non so se parlare al femminile o al maschile con te…
  • Puoi rivolgerti a me come senti, poiché sono anche simbolo della prima femminilità dell’adolescente che sta per sbocciare. La statua di Venere ben mi rappresenta. E in molti giardini ricopro le sue statue con i miei rami ingemmati. Venere, simbolo di sensualità e femminilità!
  • Stavo per dirti che ti ho visto spesso dipinta sui pergolati delle case dei pittori, che ti ho incontrata sui muri diroccati e che sempre mi hai dato una grande gioia nell’anima.
  • Meno male, ne sono molto felice! Lo sapevi che sono originaria dell’Estremo Oriente? Alfredo Cattabiani, che mi ha tanto studiato, racconta di un antico testo, credo cinese, in cui viene citata la frase “Essere o non essere. E’ come un glicine che si appoggia ad un albero” per la caratteristica del mio essere di vivere sempre appoggiata a qualcosa. A me intanto, fa sorridere che qualcuno prima di Shakespeare si ponesse il dilemma di essere o non essere.
  • Visto che porti con te tante simbologia, puoi dirmi qualche altra cosa che mi apra ad una maggiore conoscenza di te?
  • Cosa vuoi sapere?
  • Quale segno astrologico, ad esempio, ti è stato associato…
  • Il segno dei pesci. I nati sotto questo segno è facile che si perdano tra il sogno e la irrealtà, a cui dicono che io regalo una sorta di realismo che però non nasconde e non cancella la sensibilità e l’emotività. Sono anche un talismano che infonde ispirazioni alte ma anche forza e costanza per realizzare le proprie idee. Rimetto quindi in equilibrio realtà e immaginazione.
  • Non immaginavo tanto di te!
  • E non sai ancora che nel Buddismo rappresento il tempo che passa, trasmettendo il messaggio di gioire di ogni piccola cosa che attraversa la vita. Qualcosa che come il mio petalo, bisogna cogliere nel momento del suo fulgore, poiché dura un attimo. Hai mai raccolto i grappoli di glicine per farne tisane? L’acqua in cui bollirai i fiori diventerà verdastra, ma con il succo di limone si colorerà di un bellissimo rosa. Per i bambini sarà come un gioco di magia. E per farne frittelle? Ma solo i petali, mi raccomando! Sono dolcissime ed allora potrai anche dire di avere mangiato la primavera.
  • Ti sono grata di questo tempo che mi hai dedicato. Come posso ringraziarti?
  • Vai in un vivaio e poi regalami a qualcuno importante per te. Gli regalerai anche la tua Riconoscenza e la tua Amicizia.
  • Ma se dimenticassi il tuo nome, come potrei chiamarti?
  • Chiamami Alma! Ti metterò in contatto con l’immensità del cielo.

Un soffio di vento mi passa sul viso, un brivido mi percorre la schiena. Mi sveglio…Ho ancora una volta sognato ? o forse, no!

Nadia Farina

La foto è un’opera di Nadia Farina : Il glicine

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *