La parola alla palma

“Ehi tu! Ma proprio non ti interesso? Cosa credi, che io non abbia visto mentre scrivevi le tue interviste alla mimosa, al vischio e chissà a cos’altro? E a me, Mai!”

Come al solito sono sola, intorno a me nessuno, eppure qualcuno mi sta parlando.

-“Ehi tu! sono io, non mi vedi? Eppure sono sempre qui, davanti a te e ti faccio anche una fresca ombra quando il sole picchia!”

E allora capisco. Siamo alle solite. E’ un ramo di palma che abbraccia la ringhiera del mio balcone a parlarmi

-“Non vuoi sapere di me, della mia storia?”

Certo che voglio sapere di te, ma sei così importante che non osavo pensare che tu potessi parlarmi. Ma adesso … da dove vuoi cominciare?

-“Intanto dove e quando sono nata”

Lo sanno tutti. Nei paesi caldi.

Sbagliato! Sono una delle piante più antiche della storia della terra, e c’ero quando c’erano i dinosauri e crescevo su un’area tanto vasta che arrivava alla Scandinavia e al Canadà, tanto che ancora oggi, che pure mi sono ritirata nelle regioni tropicali e subtropicali, non è impossibile trovarmi nelle regioni temperate dell’emisfero Nord. Sono un albero che ama gli spazi liberi, guardare il cielo azzurro, il mare, la sabbia dorata, dove mi fanno compagnia tutti i piccoli animali che si scaldano al sole, istrici, conigli selvatici, anche le puzzole, cosa vuoi, anche gli onori a volte sono castighi di Dio! I ramarri, le lucertole, e tanti uccelli e oggi i miei luoghi preferiti sono i paesi che si affacciano sul Mediterraneo dove sono considerata sacra. Nei tempi antichi il dio mesopotamico Assur, dio del sole, era spesso effigiato sulla chioma di una palma.

La tua utilità?

Sono paragonata al maiale nel modo animale e alla balena nel mondo marino, perché di noi non si butta via nulla. Io produco cibo: olio, burro, alcool, frutti e cordami di ogni specie e lana e tessuti. Con i miei oli si fabbricano anche l’avorio vegetale, candele, saponi e anche carburante e potrei continuare all’infinito…

Che ne dici se parlassimo del tuo nome?

Per dirti del mio nome devo fare una premessa.

A cominciare dagli egizi, continuando con i greci ed i romani, ho assunto il significato di ascesa, di vittoria, di rinascita, di martirio. Per spiegarti come si giunge a darmi questi valori simbolici, bisogna innanzitutto partire dall’origine greca del mio nome: Phoinix, la cui traduzione indica oltre al nome Palma, Fenice e Rosso. Pensa quanta confusione potrebbe fare uno studente che si trovasse a dovermi tradurre… Ma non divaghiamo. La Fenice è una figura mitologica di uccello a forma di airone che, dopo essersi posato sul fuoco, brucia fino a diventare cenere per rinascere da questa, dopo tre giorni.

Questo mito trae le sue origini da quello dell’airone venerato nell’antico Egitto, come prima creatura del mondo, impersonificatasi poi, nel dio-sole mentre i padri della Chiesa parlano della Fenice in riferimento al simbolo del sacrificio, dell’anima immortale e della Resurrezione di Cristo tre giorni dopo la sua morte sulla Croce.

E cosa c’entra il colore rosso?

Al rosso è legato il colore del sangue e della vita .E’ il più antico dei colori, anche se l’indaco vorrebbe togliergli il primato, prova ne è che l’uomo preistorico si avvaleva del rosso per tramandare la storia sulle pareti delle grotte e per dipingere i volti dei morti al fine di restituire loro il soffio della vita e rivestiva i sepolcri con rami di palma, parola che come ti ho già detto, in greco si traduce con “rosso”, per indicare la vittoria della vita sulla morte. Non a caso Gesù fu accolto in Gerusalemme tra ali di rami di palma dopo aver resuscitato Lazzaro!.. Ricordi? “Alzati e cammina…”. Oggi si ricorda l’ingresso di Gesù, nella Settimana Santa, con i rami di palma sostituiti spesso da rami di ulivo, anch’esso simbolo di pace, poichè nel tempo pasquale questi abbondano dato che è il periodo in cui la pianta viene potata.

Per il mondo cristiano il rosso cardinalizio sta ad indicare che chi porta veste di tale colore è pronto a versare il suo sangue per la vittoria della Chiesa, così come hanno fatto molti martiri e santi, ragione per cui nei paramenti sacri il rosso è il colore indossato nella celebrazione dei martiri, dello Spirito Santo e della Passione. Santi che sono effigiati appunto con la palma in mano. Pensa a Giotto, a Raffaello e ai tanti artisti che mi hanno dipinto nelle loro mani, poiché hanno conseguito la vittoria sul peccato che è morte spirituale. Sono anche il colore dei paramenti sacri per la cerimonia funebre alla morte di un papa (Papa luget in rubro –il Papa piange in rosso ) ripensa al mare rosso che punteggiava piazza S. Pietro ai funerali di papa Giovanni Paolo II…

Con tutto questo vuoi forse dirmi che quando l’uomo preistorico dipingeva di rosso i suoi morti e ricopriva i sarcofagi con rami di palma, richiedendone in qualche modo la vita, altro non faceva che dimostrare inconsapevolmente le segrete affinità tra il mondo visibile e il divino invisibile?

Non so risponderti, ma quello che è certo è che l’uomo ha sempre avuto bisogno di simboli per continuare il suo viaggio nella vita, tra le affascinanti coincidenze dei diversi significati di uno stesso simbolo che conducono dall’uno al tutto e dal tutto all’uno. Ripercorrere la sua storia e dei simboli che di questa storia fanno parte, induce alla riflessione e stimola la curiosità sulle origini delle cose.

Nasce forse così l’uso del simbolo? Un uso quanto mai attuale in una società così ricca di segni. La società si trasforma continuamente, ma le sue origini tornano e sempre torneranno.

Pensa che gli antichi romani, a questo proposito, mi hanno effigiata, insieme alla Fenice, sui mosaici e sulle monete come simbolo della rinnovata energia vitale dell’impero.

Allora, visto che stiamo parlando posso darti un nome?

Perché no, potresti chiamarmi Berenice, colei che porta la vittoria, la vittoriosa. Io evocavo i simboli dell’immortalità, della vittoria e della gloria, i Romani mi designavano con la Vittoria palmata, e i Greci mi offrivano ai vincitori, tanto che ancora adesso si dice ottenere la “palma della vittoria”. Sì, chiamami pure Berenice.

Ti ringrazio, mi stai insegnando molte cose. Qualche curiosità legata a te?

Vediamo se riesco a ricordare… sai che ho più di cento anni? –

Prima di tutto sono l’albero che collega la terra al cielo, e come Cristo è l’Albero della Vita nel paradiso spirituale, io sono stata designata ad essere l’Albero del paradiso materiale dove avrei simboleggiato la Sapienza. Per questo gli uomini mi hanno trasformata in alberi terrestri, ovvero alte colonne di pietra che dai miti pagani sono arrivate nelle chiese cristiane. Poi, il migliore complimento che si poteva fare ad una donna era paragonarla ad una palma, pensa che anche Ulisse, quando incontrò Nausicaa la vide levarsi come un giovane germoglio di palma.

E ancora?

Gli uomini davanti a miei simulacri realizzati con le mie foglie più grandi, hanno sacrificato galli e galline, per far piovere in periodi di siccità o al contrario far smettere le piogge, oppure con la cenere delle mie foglie essiccate e poi bruciate, hanno concimato i campi.

Ma adesso te ne dico una che ti meraviglierà non poco: lo sai che noi palme siamo divise in maschi e femmine? In un campo dove c’è una sola palma maschio, tutte le palme femmine si piegano verso di lui per essere fecondate dalla sua lanugine, se poi per disgrazia, la palma maschio dovesse essere abbattuta, le femmine diventerebbero delle vedove sterili.

Ero così legata al sole e al tempo che per gli Egizi rappresentavo l’anno solare, perché da me nasce ogni mese un ramo, dodici quindi, ogni anno.

Meraviglie della natura! Ma adesso permetti che sia io a fare una considerazione: Poiché il significato simbolico giudaico-cristiano della Palma, deriva prima di tutto da un passo dei salmi (92-13) “Il giusto fiorisce come Palma, sarà per questo che in una società corrotta come la nostra, il punteruolo rosso, abbia la meglio sulla Palma?

Potresti andare in India e forse cercare lì le risposte

In india?

Sì. In una antica biblioteca Mahal Saravasti di Tanjore, sono conservate foglie di palma essiccate, sembra incise con un chiodo in Sanscrito, l’antica lingua dei popoli e protette da olio di pavone. Dicono che queste foglie racchiudono il presente, il passato ed il futuro di ogni uomo sulla terra e vengono chiamate le foglie del destino. Ma è molto difficile trovare la propria foglia. Ricordi la Sibilla cumana che scriveva il destino degli uomini sulle foglie e poi le spargeva al vento? Forse non è una buona cosa conoscere il futuro, né ricordare minuziosamente il proprio passato.

Ma adesso basta! Ti faccio solo un augurio: Sognami! Vorrà dire che andrà tutto per il verso giusto, che supererai tutte le tue difficoltà ed al risveglio ti sentirai rinato!

Volevo chiedere ancora qualcosa ma la Palma ha già ritirato il suo ramo dalla ringhiera, è tornata a farmi solo ombra, chiusa nel suo silenzio…

 

Nadia Farina

 

Foto: -Il giusto fiorisce come palma- opera di Nadia Farina)

 

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