Bellezza e democrazia al bar

Uno dei migliori “passatempi da Coronavirus” è stato (ed è) per me guardare vecchie partite di Calcio in TV.

Nel Calcio puoi trovare agevolmente il sociale, qualche volta la cultura, addirittura la conoscenza: capire come la quasi-vittoriosa spedizione messicana della Nazionale (1970: secondi, ma con la celebratissima Italia – Germania 4 a 3) si sia trasformata nella catastrofica esperienza successiva (1974, in Germania Ovest) …

https://it.wikipedia.org/wiki/Campionato_mondiale_di_calcio_1974

… poteva essere abbastanza chiaro allora, lo è ancor di più riguardando la partita: i “più importanti” (Burgnich, Facchetti, Mazzola, Rivera, Riva – nella foto che accompagna l’articolo -) avevano quattro anni di più; l’accoppiata Mazzola – Rivera (evitata in Messico, grazie all’espediente della reciproca “staffetta”) non funziona; Chinaglia è un corpo estraneo; la difesa (1974) è molto meno armoniosa della precedente (1970), pur essendo Cera e Rosato difensori buoni, ma non eccezionali.

E quindi ne discuto con voi, perché non ne posso parlare al bar!

A parte gli scherzi, il Bar è luogo deputato per la più veemente critica calcistica, che, quando si sopisce un poco (a favore di politica?, donne?), ritorna immediatamente tale (veemente), sia che si guardi una partita in diretta, sia che si ozi di prima mattina. Le motivazioni sono due:

  1. Il giudizio calcistico non è disconfermabile.  Se io, per ipotesi, fossi fautore di un centrocampo, senza Mazzola, e senza neanche Rivera, e se quel centrocampo atipico, affidato integralmente, per la regia, a De Sisti, perdesse rovinosamente, potrò comunque imputare la sconfitta a qualsiasi possibile evento, a cominciare dall’arbitro: l’ipotesi (la mia formazione) tiene! A prescindere dai fatti. (Amici “militanti” politici, qui c’è veramente da imparare, e questo mio “salto di campo” da Calcio a Politica può rivelarsi un ottimo “assist”, affinché leggiate subito dopo, se non l’avete già letto, l’articolo di Alessandro Porcelluzzi, rubrica Pòlis, che sviluppa argomentazione similari).
  2. La competenza non è dimostrabile.Nessuno potrà mai dire che qualcuno non ne capisce, perché fa il ragioniere, il geometra, o l’infermiere, o “perché era una schiappa”.

    Queste due “motivazioni” producono a loro volta due “effetti notevoli”: a) democrazia (chiunque può intervenire); b) perpetua irrisolvenza della discussione (che del resto è un’inevitabile patologia della democrazia stessa).

    Insomma: il bar è “democratico”, ed il calcio, di più!

    Se però ci fate caso, la perpetua irrisolvenza del Giudizio sull’Esperienza Comune (non stiamo parlando di Scienza) è un vero e proprio “classico” della Filosofia, da Kant a Wittgenstein. Kant arriva addirittura ad affermare che il Giudizio sulla Bellezza è “necessario”: nessuno può esimersi.

    Del resto, quando consigliamo un film a qualcuno, non diciamo: “E’ interessante, ma potrebbe anche non dirti nulla”. Sosteniamo invece: “Non te lo puoi perdere!” (circostanza che peraltro viene simpaticamente criticata dal sempre profondissimo Giorgio Gaber:  https://www.youtube.com/watch?v=uvEb9lSyiEs ). E continuiamo a consigliare, nonostante la possibile disconferma (ultima di tante): “Veramente non ci ho trovato un granché”. Da dove nasce questo “masochismo”, che ci porta “necessariamente” a condividere Giudizi, peraltro frequentemente disconfermati?

     

    A questo punto, potreste dirmi che il Giudizio sull’Esperienza Comune è diverso dal Giudizio sulla Bellezza, e che il Calcio, in definitiva, non è un’opera d’arte, non è un tramonto, non è un oggetto di design, non è un’automobile, e neppure una cravatta.

    In realtà, nelle prime righe dell’articolo ho speso subdolamente l’aggettivo “armoniosa” per descrivere una formazione di Calcio.

    Facciamo un esempio: potremmo anche mettere nella stessa super-squadra virtuale (composta da atleti appartenenti ad epoche diverse) Riva, Rivera, Mazzola, Anastasi, Boninsegna, Causio, Bettega, Paolo Rossi, Altobelli e Bruno Conti.

    Ma poi, chi difende? Questa supersquadra, se fosse esistita, sarebbe stata sconfitta dappertutto, o quasi.

    Perché? Perché non è “armoniosa”!

    Il Giudizio Calcistico, e tanti Giudizi sull’Esperienza Comune, riguardano, analogamente a quelli sulla Bellezza, l’Armonia: sono tutti discorsi parimenti “eterni” (irrisolventi, non disconfermabili, e proprio per questo “democratici”, ovvero alla portata di tutti). Lo stesso dicasi ovviamente per Donne, Motori e Musica Pop.

    Rimarrebbe da dire perché ci sia poi così “necessario” parlare dell’Armonia delle cose. (Ripeto: parlare di Arte e di Arti è solamente un caso specifico, seppure di grande rilevanza.) Ma questo lo vedremo nel prossimo numero.

    E quindi, nell’immediato, approfitto del Bar Virtuale, per parlarvi dell’armonia del “libero” (Beckenbauer, Baresi, Scirea, e “si parva licet”, il giovane Domizi.

    Scherzo! Non lo farò: quest’articolo si limita ad associare la Bellezza, l’Estetica, la Democrazia al posto apparentemente più futile della società, il Bar, e ai Giudizi più tipicamente improntati ad inutile veemenza e ubriachezza molesta, quelli sul Calcio.

    Kant (forse) mi perdonerà: https://it.wikipedia.org/wiki/Critica_del_Giudizio .

     

    P.S.: sono un “opinionista” decisamente irrilevante nell’equilibrio della comunicazione e della stampa, e quindi il mio personale percorso può essere di scarsissimo interesse. Tuttavia, potrà giovare alla lettura di quest’articolo, di quello precedente (sull’Educazione e sull’Esempio) e di quello successivo (sulla “necessarietà” del Giudizio, come dicevo), che io ricordi il mio impegno attuale, per la ricostruzione di un discorso “politico” in senso lato, ovvero mirante a una “società migliore”, facendo tuttavia radicalmente a meno di riferimenti alla politica in senso stretto (leader, partiti, programmi), che ritengo oramai troppo lontana dai miei interessi di uomo.

     

Gianfranco Domizi

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