Il dubbio come diritto di una società democratica

L’emergenza del virus SARS-CoV-2 ci ha indotti a pubblicare un altro pezzo “extra time” rispetto ai consueti numeri previsti per il primo e il quindici di ogni mese.

Questa esigenza non nasce tanto dalla necessità di pubblicare in tempo reale i dati estrapolati dalla Protezione Civile e divulgati alle 18.00 di stasera venerdì 20 marzo 2020 (lo fanno già tanti siti e giornali blasonati), ma dal bisogno che un Quindicinale  come il nostro ha di approfondire temi e di porre domande adeguate in un momento storico così delicato.

Partiamo però dai dati oggettivi messi a disposizione dalla Protezione civile:

In Italia su 47021 casi totali, 4032 sono deceduti e 5129 sono guariti, pertanto le persone attualmente positive conclamate sono complessivamente 37860 di cui 19185 si trovano in isolamento domiciliare, 16020 ricoverati con sintomi e 2655 in terapia intensiva. Nelle ultime ventiquattro ore i morti CON (e non di )  nuovo Coronavirus sono stati 627

Preso atto dell’evoluzione del virus e degli aggiornamenti appena riportati, vorrei sollevare un dubbio in merito ad una questione che, in assenza di certezze, rischia di spingere una parte della collettività, quella più fragile e influenzabile, verso i più profondi deliri o nelle più terrificanti fobie.

La domanda riguarda l’origine del nuovo coronavirus. Il SARS-CoV-2 è frutto di una mutazione genetica spontanea o è il risultato di una manipolazione avvenuta attraverso una sperimentazione scientifica?

Il dubbio sorge anche perché gli standard mondiali in vigore, come più volte affermato dalle autorità competenti, in caso di evento epidemico insolito (e questo lo è), la prima cosa che si deve verificare è se la diffusione dell’agente patogeno sia dovuta ad un effetto naturale o indotto; una risposta che, almeno per il momento, non è ancora stata ufficialmente data.

Inoltre, il fatto che gli americani dispongano di almeno 15 laboratori in cui si effettuano manipolazioni genetiche e 13.000 scienziati che si dedicano a studi non ben definiti su eventuali armi biologiche per miliardi di dollari, in momenti di fragilità sociale come questo alimenta l’immaginazione dei più angoscianti scenari.

Non solo un personaggio come l’esperto di bioterrorismo americano Francis Boyler (che potrebbe anche essere stato influenzato da una sorta di deformazione professionale) è convinto che il nuovo coronavirus sia un’arma biologica creata in laboratorio, ma anche tanti altri illustri scienziati nutrono sospetti di una possibile ingegnerizzazione del Nuovo Virus Corona .

Perfino alcuni giornalisti navigati come Paolo Liguori su TG4 hanno posto lo stesso quesito, senza però avere nessuna risposta ufficiale.

Noi de www.lintelligente.it in attesa che questo dilemma venga risolto, vogliamo fare un’altra riflessione.

Prima di essere stigmatizzato come filo-complottista e messo alla gogna dei sapienti, mi piacerebbe che noi tutti (io per primo), facessimo una riflessione e imparassimo a distinguere l’insinuazione dal dubbio. L’insinuazione è un messaggio denigratorio subdolo volto a distruggere un elemento, un’idea, una convinzione, un valore, (proprio come farebbe un virus); il dubbio, invece, non è solo un diritto intrinseco di ogni cittadino di qualsiasi paese democratico, ma è anche la forma di ricerca più elevata della verità; la stessa (che non me ne voglia Socrate se mi impossesso impropriamente di un suo motto) a cui tutti noi aspiriamo e dalla quale spesso inconsapevolmente ci consideriamo erroneamente detentori.

 

Antimo Pappadia

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Antimo Pappadia Direttore responsabile.

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