Il treno lo intervisto io, forse…

-Ma dove corri? Aspettami!-

Il treno corre ed io salto su senza fiato. Sono arrivata giusto in tempo per salire sul predellino. Il capostazione ha sventolato la paletta, ha dato il segnale con il fischio e via… si parte!

Sono sola nel vagone pullman, e non mi sento sola. Accanto a me i miei libri, non parto mai senza, sono padrona del mondo ed il mio viaggio comincia così, in una galleria, quando le luci si accendono, lo sferragliare delle ruote si fa più intenso e di colpo sono trasportata nel grande teatro della vita, dove il treno è protagonista e scenario di storie, racconti, drammi…

Guardo fuori dal finestrino, c’è solo il buio delle pareti della lunghissima galleria e allora parlo con quel finestrino:

  • Sei l’occhio di questo treno, cosa vedi più di quello che vedo io.Lo sai che in tanti ti hanno raccontato?
  • Lo so, lo so. Da Gianni Rodari, nelle sue filastrocche che rallegrano i bambini, per finire a Tolstoj che mi rende complice nel suicidio di Anna Karenina, c’è una immensa letteratura che mi rende onore.
    Posso sembrarti presuntuoso ma davvero, ho visto cose che voi umani non potreste immaginarvi – Come dice il replicante Roy Batty,nel film Blade Runner.
  • Conosci quel film?
  • Quello e tanti altri. Sai, io oggi sono fortunato, posso vedere dai computer che i passeggeri poggiano sul tavolino film, notiziari, curiosare nelle loro pagine segrete. La tecnologia mi ha offerto una divertente possibilità per imparare e conoscere, non solo i paesaggi, non solo gli uomini ma anche ciò che gli uomini sono capaci di fare.
  • E vuoi ricordarmi uno di questi film in cui sei tu il protagonista?
  • Ti dico un titolo per tutti: Assassinio sull’oriente express. In questo film io sono bellissimo, elegante, tra i miei vagoni si intrecciano intrighi, storie di antichi dolori e delitti, di cui troverà la soluzione un grande Poirot , inventato da Agata Christie. a cui piace risolvere gli enigmi, meno, scoprire nell’animo umano l’attitudine al male.
  • E’ affascinante stare qui ad ascoltarti. Prima che la galleria termini, vuoi ricordarmi qualcuna di quelle pagine in cui ci sei tu?
  • Mattia Pascal, nell’omonimo romanzo di Pirandello con la sola aggiunta di un Fu, è proprio in treno che scopre di essere “morto” da un trafiletto di giornale, ed è proprio in treno che pensa di approfittare della fortunosa circostanza per sparire dalla sua famiglia, per diventare Adriano Meis, ed è ancora in treno che si accorge che non si può sfuggire a se stessi. Credo che sia emblematico il mio esserci nel       suo viaggio della vita.
  • Chissà quante storie hai da raccontare..
  • Purtroppo, anche molte dolorose. Ho trasportato gli ebrei come bestie, ad Auschwitz e in tutti i lager, e non sai quanto avrei voluto deragliare, rovesciarmi sulle rotaie e aprire i miei vagoni per far scappare tutti… E quanti emigranti ho visto, andare a lavorare nelle fabbriche, nelle miniere, in epoche non troppo lontane, con la speranza di tornare un giorno con il denaro necessario per costruire una piccola casa di mattoni, con i gerani alle finestre. Sogni tante volte rimasti nel limbo dei pensieri.
  • Solo vicende così dolorose?
  • Per fortuna no!
  • Un comico straordinario ha inventato in un mio scompartimento il Sarchiapone, un animale immaginario, ed in uno sketch, ha interpretato il personaggio che sa tutto senza sapere nulla, dando luogo ad equivoci, malintesi, ad una storia surreale ma non improbabile, per questo, estremamente divertente. E Totò il grande, in un mio vagone letto, travolge l’onorevole Trombetta con allusioni, battute, giochi di parole, raggiungendo un altissimo e insuperabile livello di bravura recitativa. Ma è la realtà che mi attrae, vedo passare il tempo attraversando paesaggi che si sovrappongono l’un l’altro e mi piace quando un mio fratello treno corre insieme a me ma dall’altro lato, quando i visi dei passeggeri si incrociano, si guardano e per un momento, un istante soltanto gli occhi entrano negli occhi e, forse, si interrogano sulla vita, la loro e quella di un altro…
  • Dimmi, cosa provi allora, quando vedi che i bambini giocano con un tuo modellino?
  • Sono contento ed orgoglioso e ti dirò di più, vedere un bambino montare la pista su un immaginario paesaggio, con una piccola stazione inizio e fine di un viaggio, un passaggio a livello che insegna che nella vita bisogna fermarsi ogni tanto, mi riempie di gioia, la stessa gioia che provo davanti ai quadri di Monet in cui ha dipinto la stazione di saint lazare per raccontare la crescita di una Parigi moderna.
  • Vedo chiaro là in fondo, fra poco il buio sarà ferito dalla luce della fine della galleria e tu non mi parlerai più, ma ti prometto che d’ora in avanti ti guarderò con altri occhi, solo chiudendoli, e rivivrò le tue storie e alla fine del viaggio, andrò a cercarne ancora.Ciao Treno!!!

 

Nadia Farina

(Nella foto un’opera di Nadia Farina:  Il treno – assemblaggio in un cassetto-)

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Antimo Pappadia Direttore responsabile.

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