Il mio porno (seconda parte)

Nella Parte Prima scrivevo che il “mio” Porno, a scanso di equivoci, non riguarda performance da attore, né progetti da regista (due vite che immagino interessanti e divertenti, specialmente la seconda, ma che non ho vissuto!), bensì le mie memorie da spettatore.

Laddove per “spettatore” intendevo “cinematografico”.

Ed in particolare, la Parte Prima ricostruiva le abitudini di un “piccolo gruppo” (3-5 giovani del Liceo Mamiani, di Roma), che scelsero come meta il centralissimo Cinema Marcury, più per foga iconoclasta, che per la ricerca di eccitazioni “importanti”.

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Il gioco “si fa duro” … ehm … negli anni successivi, con le Videocassette e i DVD.

Per due motivi:

1)            i contenuti diventano effettivamente più coinvolgenti … invece di inquadrature “ginecologiche” protratte per minuti e minuti, si vedono pellicole “vere”: con una trama, e/o con prestazioni più fantasiose, quasi “estremistiche”, soprattutto nei film a espisodi;

2)            guardandoli in casa, sparisce (almeno per quanto mi riguarda) la fruizione collettiva, a favore di quella individuale (con ovvie motivazioni), o di coppia. Ebbene, sì! Anche le donne si fanno “curiose”: un filmino “introduttivo” … ehm … può preludere agli sviluppi futuri, può accompagnarli, può stimolare il desiderio di provare nuova situazioni.

Non credo che la “curiosità” mancasse precedentemente alle donne.

Ma un po’ non predisponevano i tempi (gli Anni Settanta furono liberatori, dal punto di vista della sessualità, ma paradossalmente restrittiva sul modo in cui la “liberazione” dovesse essere fruita; moralistici, in fondo; gli Ottanta si fanno programmaticamente edonistici), ma soprattutto erano equivoche le sale cinematografiche.

Le rare donne, sempre accompagnate, venivano presto avvicinate da perdigiorno vari, in modo che i guardoni potessero tentare di rubare qualche profumo e qualche frammento di visione, e la “coppia ardita”, d’altra parte, potesse bearsi dell’eccitazione creatasi a causa della sua presenza imprevista.

Ma erano casi rari, e che io abbia potuto vedere e capire, non si passava mai ai fatti.

Più libertine le sale frequentate dagli omosessuali, che magari proiettavano film d’essai (!), come il centralissimo Nuovo Olimpia, a due passi dal Parlamento.

In realtà, ci fu una “bizzarra” eccezione: il Blue Moon, ugualmente centrale, in cui le coppie erano non solo ammesse e gradite, ma anche invogliate dai salottini per due e da una flute di spumante.

Durò poco, suppongo, non solo per il prezzo più alto.

Si trasformò inevitabilmente in qualcos’altro, forse una sala per spettacoli erotici dal vivo, ed oggi è diventato una specie di night.

Sono inevitabilmente vago perché ne conosco la fama, ma non ci andai mai, né da solo, né in coppia, né con gli amici scapestrati, oramai meno uniti perché ognuno stava prendendo le sue strade. Inoltre, quei salottini, dal punto di vista dell’igiene, me li immaginavo assai poco tranquillizzanti. (Capiscime a me! .)

Gli stessi ingredienti di cui sopra (contenuti più spavaldi, curiosità anche da parte delle donne) si ritrovano, amplificati, nella fruzione via Internet. Qui la motivazione diventa a maggior ragione masturbatoria, visto che viene incoraggiato l’uso “improvvisato”, mentre Videocassette e DVD dovevi andare a comprarteli, o noleggiarli, vincendo anche un minimo di vergogna.

(Non era il mio caso, né in negozio, né tanto meno al distributore automatico, dove invece mi divertivano le rare situazioni di “piccolissima fila”, tipo al bancomat: cercavo di “leggere” chi mi precedeva, o mi seguiva: divertentissimi/e quelli/e che ostentavano la tipica faccia da capolavoro tedesco degli Anni Settanta; come a dire: “Il distributore all’esterno?, solo perché ho fretta, in realtà sono un cinefilo!”.)

Molto ci sarebbe da dire sull’invasione del Porno via Internet: sulla sua diffusione, sull’imitazione da parte dei dilettanti col cellulare (e ciò include anche tristissimi episodi di Revenge Porn: vedi link a fine articolo), sui temi (a volte veramente estremi, e non sto parlando di quelli illegali, giustamente perseguiti), sull’accessibilità da parte dei Minori … un’insieme di problematiche ovviamente connesse alla struttura stessa della Società, e che proprio per questo sono di grande interesse.

Da “linguista” … ehm, laureato in discipline semiotiche ed estetiche … ciò che mi attira di più è comunque una caratteristica tipica dell’informatizzazione in generale, ma che sul tema “Sesso” arriva al parossismo: la capacità di catalogare tutto! Se desideri eccitarti con un breve filmato (la fruizione diventa sempre più orientata al “mordi e fuggi”) un cui compaiano una “rossa”, un “nero”, un “vibratore”, una “gallina”, e la rossa (o forse anche la gallina!) sia stata precedentemente “pagata”, e poi “legata”, e infine tutto questo avvenga in un “pub” (o “all’aperto”) … LO TROVI!

Non proprio, forse, come ho appena descritto, stavo ovviamente scherzando (“vibratore” e “gallina” in uno stesso filmato è difficile trovarli), ma quasi.

Certo, fa pensare che la “catalogazione” sia da una parte elemento fondamentale della filosofia, della linguistica e della scienza, e che d’altra parte chi la pratica con maggiore zelo e pertinenza, derivanti dall’abitudine, siano gli arrapati comuni!

 

Gianfranco Domizi

 

 

 

 

 

 

 

 

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