Origine e simboli natalizi

Le feste natalizie hanno origini antiche spesso precristiane che si sono radicate nel tempo con tradizioni trasmesse di generazione in generazione, di luogo in luogo, di popolo in popolo, soppiantando riti anche pagani.

Già nell’antica Roma infatti, si celebrava il Natale del Sole Invitto il 25 dicembre, e per non creare ostacoli alla diffusone del Vangelo, si pensò di mantenere la stessa data per celebrare la nascita di Cristo, come il vero Sole della cristianità.

Per chi non crede, il Natale è una festa commerciale ma se riandiamo ai simboli ci accorgeremo di quanto questi siano legati alla sfera e alla vita dell’uomo regalandogli magiche atmosfere nonché speranza di pace, di rinascita, di amore universale.

Uno dei personaggi che incarnano il natale è Babbo Natale, la cui tradizione nasce da San Nicola, vescovo dell’Asia Minore, onorato in nord Europa, festeggiato il 6 dicembre e portatore di doni ai bimbi, perché spesso protagonisti dei suoi miracoli.

Quando gli olandesi andarono nel nuovo continente, portarono con sé il Santo e le tradizioni che lo riguardavano, storpiandone il nome in Santa Claus, rendendolo dispensatore di regali non più il 6 dicembre, data mantenuta in alcune zone italiane, ma il 25 dicembre, un giorno appena successivo al solstizio d’inverno. Dapprima rappresentato come vescovo, poi, con l’aspetto di un vecchio panciuto e barbuto circondato da tanti doni. All’inizio era vestito di verde a memoria del colore degli alberi sempreverdi anche con il gelo.

Nel 1881, in un disegno, gli misero anche un cappello che lo riparasse dal freddo dell’inverno. In seguito, una famosa fabbrica di bibite lo vestì di rosso con il collo di pelliccia bianca.

Il Rosso

colore e calore dell’amore, della passione e del fuoco dei camini attorno a cui si riunivano le famiglie ricordando la nascita di Cristo, avvenuta alla mezzanotte del 24 dicembre, quindi in un’ora simbolica, ma che Gesù sia nato a mezzanotte o mezzogiorno, un giorno piuttosto che un altro, è un momento straordinario, l’irruzione del Tempo senza tempo nel tempo. Perché Cristo Gesù è Signore del tempo (Cristo Cronocratore)

Stella di natale

Al simbolismo della rinascita del sole nel solstizio d’inverno, si rifà la pianta delle stella di natale con il colorarsi di rosso delle sue brattee, giorno dopo giorno, fino al raggiungimento del suo colore rosso fuoco simbolo ancora del fondamento e dell’origine delle cose.

Agrifoglio e pungitopo

Piante che evocano la difesa dal maligno con le foglie munite di spine molto pungenti, mentre le bacche che nascono in autunno e durano per tutto l’inverno, celebrano la rinascita del sole per augurare un nuovo anno felice.

Abete

Furono i monaci missionari a scegliere l’abete che rappresentava con la sua forma triangolare, la santissima Trinità, sostituendo l’uso germanico della quercia, per festeggiare il Natale.

Nel 1840 il principe Alberto, marito della regina Vittoria, fece l’albero nel castello di Windsor, dando così origine alla sua diffusione. All’inizio l’albero veniva decorato con piccole pietre colorate per ingraziarsi gli spiriti buoni che erano fuggiti con la caduta delle foglie.

Fin dall’antico Egitto fu considerato l’albero della natività, al pari della Palma, alberi sotto i quali era nato il dio Biblos. I celti consacravano all’abete il giorno del fanciullo, giorno che seguiva il solstizio d’inverno e si recavano nel bosco, tagliavano un albero d’abete, lo portavano quindi a casa e lo decoravano con ghirlande, uova – simbolo di rinascita, e dolciumi, per ingraziarsi il dio affinché concedesse un nuovo anno fecondo. Non diversamente da quanto facciamo oggi quando accendiamo le luci, una volta delle candeline, simbolo della luce che Cristo offre all’umanità, e appendiamo dolci e piccole cose luccicanti e dorate simbolo dei beni spirituali e dell’amore ricevuto.

L’abete è un albero cosmico, si erge al centro dell’universo e affonda le sue radici negli inferi per toccare la terra e arrivare al cielo.

Senza averne consapevolezza onoriamo l’abete come simbolo del Cristo, Albero della Vita, così come si onora il Cristo/sole.

Betlemme e il ciocco

Betlemme ovvero Casa Del Pane, il cui nome deriva forse dal fatto che anticamente la cittadina era un grande granaio. Ma Betlemme in arabo vuol dire anche Casa Della Carne. Gesù disse Chi mangerà di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo“ Gesù, fonte di vita e di rinascita.

Durante le feste natalizie si metteva sul fuoco un ciocco di legna che doveva lentamente bruciare per dodici giorni, simbolo dei mesi dell’anno e i bambini bendati dovevano percuotere il ceppo con un bastone; sarebbero piovuti dal cielo regali e dolciumi.

Si festeggiava poi, il sole del solstizio d’inverno che faceva nascere e crescere il raccolto che sarebbe durato un intero anno. Il giorno dopo il solstizio infatti, , si preparavano e mangiavano, pane e dolci a base di farina; pani e dolci che venivano regalati e non venduti così come non si può vendere ciò che simboleggia la vita ovvero, il pane.

I dolci nati per ricordare il ciocco, sono il tronco di natale e il famoso panettone milanese.

 

Il Gioco Della Tombola sostituisce il gioco dei dadi dell’antica Roma, nel periodo del solstizio d’inverno su cui presiedeva il Prestigiatore ovvero l’autore del grande gioco del destino. Nel periodo natalizio, si ipotizza di poter prevedere l’anno nuovo. Un simbolo quello della tombola, di cui è rimasto solo il senso giocoso.

 

La Grotta – simbolo del cosmo in cui è entrata la luce del mondo. La grotta buia e fredda, accoglie gli stanchi Maria e Giuseppe, e si riempie di luce con la nascita di Gesù.

Il Bue e l’Asinello hanno diverse interpretazioni simboliche: Il buono e il cattivo – le forze positive e negative che sovrastano il mondo – il nuovo e l’antico testamento.

In particolare il bue è forte e paziente, simboleggia tutti coloro che lavorano nel “campo di Dio” e ne divulgano la Parola.

L’asinello simboleggia le forze malefiche cavalcate da Cristo, dominandole.

 

I Pastori – Hanno il significato simbolico del nomade, che è passeggero come l’anima nel mondo. La loro funzione è quella del vegliare, per cui vegliano su tutto e vedono con la contemplazione spirituale.

 

I Re Magi

Infinite leggende raccontano dei Magi, forse tre, in base ai doni che recarono a Betlemme. Vi giunsero dall’Oriente dopo un viaggio durato nove mesi, quelli della gravidanza di Maria.

Maghi, astrologhi, alchimisti, erano stati scelti per nascita, tradizione, cultura, capaci di interagire con le energie e le vibrazioni dell’universo di cui conoscevano i segreti dando un’anima anche alla materia. Sono i Magi, depositari secondo alcuni testi, delle parole di Cristo che si mostra loro attraverso le tre età dell’uomo, infanzia, maturità e vecchiaia, testimoniando come queste non finiscano con la morte, bensì con la rinascita spirituale in Lui.

 

Oro incenso e mirra

Vengono donati alla figura di Gesù vedendo nella sua immagine il Re. A Gesù, viene donato l’oro – come Re dell’universo; la mirra – che prefigura la Passione e preannunzia il sepolcro dell’uomo; l’incenso – Cristo / Sacerdote che si pone come tramite tra il Padre e gli uomini-

La Stella Cometa è una luce che nasce dalla pietra, un pezzo di cielo, che ricorda la luce del fuoco divino, dove ogni uomo può identificarsi e diventare stella di luce.

Non basterebbe una enciclopedia per raccontare i simboli e le storie del Natale, ma con l’augurio di “rivederci” tutti anche il prossimo anno, rimando solo di dodici mesi il racconto di altri simboli, altre storie, e porgo cari auguri a tutti i lettori de l’intelligente e miei personali.

Nadia Farina

 

(Nella foto -Natale in arrivo- Opera  di Nadia Farina)

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Antimo Pappadia Direttore responsabile.

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