Zitto

… POI RESTERO’ MUTO

Operai, agricoltori, muratori, infermieri,
è l’Italia di oggi, l’Italia di ieri,
siamo noi, brutti, sporchi e cattivi
ad imbrattare le strade di pensieri nocivi,
siamo noi che perdiamo il nostro sangue nel sodio,
regaliamo il fastidio, tu lo scambi per odio,
noi padri separati, emigranti, immigrati,
si fa quello che serve, siete voi gli impegnati.

Quando senti un impulso libidico,
quando compri l’idraulico liquido,
c’è l’uomo qualunque che incontri per caso,
vorrebbe scoparti, ma sogna d’un bacio,
stiamo sempre sul pezzo per una vita intera,
inseguiamo alle sei la corriera della sera,
camionisti, benzinai, uomini del porto,
pensieri luridi in un piede di porco.

Una birra con gli amici dà senso alle sere,
meglio al bar che nelle stanze del potere,
un figlio al liceo che ripete la prima,
ma in fondo preferisco un somaro a una sardina,
domani è domenica, lo porterò a pesca,
ho qualcosa da dirgli, spero che ci riesca:
“Durante la guerra si mangiava pane e lardo,
contiamo ancora un cazzo, ma tieni su lo sguardo”.

Operai, agricoltori, muratori, infermieri,
ci rubano il tempo, abbiamo ancora i pensieri,
ma siamo troppo stanchi per sprecare le parole,
parlino i badili, i picconi, le cazzuole;
l’uomo qualunque è la base di tutto,
può arrabbiarsi di brutto, non è mai un farabutto,
la vita l’ho perduta come fosse uno sputo,
ti saluto borghese … poi resterò muto.

Gianfranco Domizi

Quest’articolo è l’ultimo della Rubrica Pòlis nel 2019 …

… che è stata contrassegnata, per l’anno in corso, da un Dizionario che andava dalla A, per l’appunto alla Z, opera mia, con un paio di notevoli eccezioni da parte di Alessandro Porcelluzzi, che raccoglierà il testimone.

E’ l’ultimo, ma non è l’ultimo! Perché in accordo col Direttore, Antimo Pappadia, abbiamo escogitato un’evoluzione.

Ma andiamo con ordine: innanzitutto c’è da dire che esiste un cambiamento importante nell’affrontare i temi politici. Un “mio” cambiamento, e quindi: “importante per me” (ma ve ne voglio parlare).

Dal 2020, dicevo, la Rubrica se la intesterà prevalentemente, o forse, totalmente, Alessandro Porcelluzzi, che avete già imparato a conoscere. Io chioserò in poesia e in rap gli articoli di Alessandro!

Grazie a questa “bizzarra soluzione”, la Rubrica addirittura raddoppierà.

Per quanto riguarda invece lo stile che avete conosciuto finora, ho scelto il silenzio: quest’articolo è l’ultimo “argomentativo” (starò ZITTO), userò poi un registro “espressivo”, basato sull’ironia, sull’invettiva e simili.

Il fatto è che oltre a non credere più nella razionalità della politica ufficiale (questo da tempo), oramai non credo più neanche all’ “argomentazione razionale” in Politica.

Insomma, per quanto mi riguarda non serve più a niente.

Come ho scritto già più volte, la base della democrazia non è più la libertà d’espressione.

Oggi ognuno può dire e scrivere, inascoltato, sostanzialmente ciò che vuole.

E il tentativo di Zingaretti (un “pool di avvocati” per perseguire chi scriveva cose sgradite su Bibbiano) è doppiamente patetico:

  1. a) innanzitutto perché inutile, giacché il “popolo del web” continuerà a sgusciargli via dalle mani;
  2. b) poi, perché ad uso e consumo del suo Partito, e di chi lo fiancheggi, o possa risultargli utile.

Ma tutto ciò rende evidente una caratteristica inquietante della politica attuale: i potenti che perseguitano EVIDENTEMENTE la gente comune (nella dinamica normale, lo si fa da sempre, ma “sotto traccia”, anche per un minimo di pudore … in genere è la gente comune che tenta di colpire a parole il potere che le risulti sgradito!). Evidentemente, “sempre allegri dobbiamo (dovremmo) stare”.

Che poi tutto questo avvenga denunciando L’ODIO è ulteriormente patetico, giacché l’ “odio” che esiste nella società è assolutamente paragonabile a quello che esiste in altre società “a capitalismo maturo”, nei Paesi emergenti ce n’è anche di più! Come si fa a parlare d’ “odio” avendo vissuto gli Anni Settanta (“gli anni di piombo”)? C’è più “odio” adesso di allora? Ed il pericolo è veramente il “popolo del web”?

A meno che non si scambino (non si voglia scambiare) “fastidio”, “frustrazione” e “rabbia” per “odio”: è su questi che bisognerebbe interrogarsi, chiedendosi perché abbondino nella società italiana.

E a dirla tutta, ognuno avrebbe il diritto di “odiare” chi vuole, l’essenziale è che le modalità, linguistiche ed “operative”, non diventino oggetto del Codice Penale. Che c’è!, basta usarlo.

Ma usarlo preventivamente (“abbiamo un pool di avvocati”) è un’aggressione ulteriore a quel “popolo del web”, e più in generale alla gente comune, che attraverso il web sta cercando un suo modo di esprimersi, impossibile prima; “ulteriore” perché i politici di professione, nonché i loro blogger portaborse, già tacciano di “ignoranza” chiunque non sia perfettamente allineato. (Non saranno proprio loro gli “odiatori”? .)

Oggi, “ignorante” è l’insulto più usato. Ma in modo che non sembri tale, of course.

C’è da dire, tuttavia, che “fastidio”, “frustrazione” e “rabbia” sono effettivamente alimentate dall’ “ignoranza” …

… che tuttavia non dovrebbe mai essere occasione di insulto: a maggior ragione, da parte di politici e blogger, la cui funzione consisterebbe invece al 50% nel diminuirla!, con le azioni e/o con gli scritti.

Finché questo avviene, le opinioni “ignoranti” contano quanto le altre. E del resto, non erano “ignoranti” anche gli operai comunisti degli anni Sessanta e Settanta?, oggi peraltro bacino elettorale per la Lega, che evidentemente sa come accoglierli. Eppure, all’epoca, li si sosteneva in tutti i modi, affinché pervenissero a una “coscienza di classe”.

Insomma, l “ignoranza” va risolta, non additata. Ed è comunque l’ammissione di un fallimento, ed anche uno sputo controvento.

Ma – si potrebbe dire – anche tu hai sostenuto, poche righe prima (mi cito), “fastidio”, “frustrazione” e “rabbia” sono effettivamente alimentate dall’ “ignoranza” Io però mi riferisco a un’altra forma di “ignoranza”, larghissimamente diffusa anche presso chi accede con apparente competenza ai mezzi di informazione.

Seguitemi.

Dicevo che la base della democrazia non è più la libertà d’espressione (per quanto ogni tanto resuscitino tentativi di bavaglio, con la scusa dell’ “odio”), ma, a mio parere, il diritto e il dovere di CAMBIARE IDEA, man mano che i fatti disconfermino le proprie convinzioni.

E’ solo questo che spiega l’avvicendarsi dei Governi.

Certo, la gente cambia comunque idea: basti pensare alle alterne fortune del M5S e alla costante ascesa della Lega e di Fratelli d’Italia.

Ma cambia idea a causa dello scambio di argomentazioni?

Basta scorrere una qualunque polemica sui Social, e si avverte immediatamente la strenua volontà di mantenere la propria idea, anche a dispetto dei fatti. Che del resto sono manovrabili (fake), interpretabili e “sempre pareggiabili” (se 100 “miei” politici rubano, anche uno “dei tuoi” lo fa; e tanto basta).

Questa “resistenza” a cambiare idea avviene da sempre, ed è fortissima nella seconda parte del Novecento. Ma avveniva a livello principalmente inconsapevole ed inconscio: l’ “ideologia” attua un spontanea e sotterranea “resistenza” verso l’unica possibile “presa di coscienza” razionale”: se una soluzione non funziona, bisogna tentarne un’altra.

Oggi è per partito preso (indispettito): si pretende addirittura che chi la pensa diversamente “si cancelli da solo” dall’ “amicizia virtuale”! Con l’esaltante risultato che sotto l’opinione, regolarmente gridata come se fosse “risolvente” (“ma lo vedete? è così chiaro!, come fate a rimanere della vostra idea?” … ben detto, se fosse anche applicato a se stessi), si trovano tutti commenti perfettamente allineati.

E chi non è, anche velatamente e gentilmente, viene subito assalito dalla canea, finché, se vuole salvare umore e digestione, è costretto a fare finalmente ciò che imporvvidamente non aveva fatto: “cancellarsi da solo”.

Tutto ciò è frustrante per chi legge e per chi commenta, anche perché sappiamo tutti perfettamente, sotto sotto, che queste polemiche non spostano un voto. Li sposta l’economia, l’ordine pubblico, qualche furba trovata mediatica. L’ “ignoranza volontaria e autoprescritta”, NO.

Oggi trovo dunque insensato rivolgermi a un pubblico di lettori oramai corrotto da questo meccanismo. O quantomeno, non ho più la pazienza necessaria. Starò ZITTO (per quanto riguarda le argomentazioni, e mi dedicherò alla poesia e al rap; ma Porcelluzzi, che oltre ad essere bravo, ha vent’anni di meno, la pazienza l’avrà!).

A questo punto, voglio rimanere anch’io della mia opinione, NON DISSUADETEMI. Voglio continuare ad essere disconfermato dai fatti e dalle argomentazioni intelligenti (per quanto rare). Voglio permettermi il lusso di CAMBIARE IDEA.

E vi saluto con un paradosso: resto fermamente dell’opinione che sia assolutamente augurabile cambiare opinione.

 

 

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Antimo Pappadia Direttore responsabile.

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