Sulle tracce di una irreale intervista al Castagno

  • Sto calpestando i colori dell’autunno: foglie secche, gialle, verdi, amaranto e la terra, non più ricoperta dalla fresca erba, mostra tutto il suo caldo marrone. Sto camminando nel castagneto quando un riccio mi cade sulla testa.L’albero, già denudato dai contadini che venderanno la sua corteccia ai cestai, al mio: -AIH! – Reagisce nervosamente-

    -Per due spine! Quante storie! Ed io che ne porto tante sui miei rami, cosa dovrei dire?

     

    Sogno o son desta? E’ il castagno che mi sta parlando? Mi guardo intorno. Non c’è nessuno! Sono sola. Eppure qualcuno mi ha rivolto la parola.

    -Giovanni! Non meravigliarti, sono proprio io, il castagno.

    -Ma io non mi chiamo Giovanni! E poi… tu parli?

    -Si che parlo e tu non ti chiami Giovanni Pascoli?

    -Io no! Oltretutto sono una donna. Ma come ti viene in mente?

    -Scusami, credevo di rivolgermi al poeta che raccontava di me e di Viola, la ragazzetta della sua poesia… Lui, il poeta, mica si meravigliava di parlare con me!

    -Neanche io! E allora dimmi cosa vuoi!

    – Ho bisogno di raccontare la mia storia prima di essere lasciato nuovamente solo, dopo che avranno raccolto tutti i miei frutti.

    -Ti conosco poco. Dimmi di te. Quale è la tua origine?

    -Provengo quasi con certezza dall’Iran, l’antica Persia, poi mi hanno portato in tutta Europa. Sono stati i Greci ad iniziare la mia diffusione, poi i Romani, e nel Medioevo, frati e suore, mi hanno curato e coltivato nei loro conventi per dare da mangiare ai poveri; i miei frutti, le castagne, insieme ai fagioli erano quasi l’unico nutrimento.

    -Io conosco solo le caldarroste…

    -Invece sai che con la loro farina sono la base di molte ricette? Il castagnaccio prima di tutto; lessate, in alcune regioni si chiamano ballotte, in Lombardia si mangia la busecchina – castagne cotte nel latte- e poi i marron glacès- le marmellate… che si fanno con i marroni. Perchè se non lo sai, le varietà di questi frutti si dividono in due gruppi: I Marroni e le Castagne. Devo anche dirti che non credo che nei tempi andati i poveri abbiano mai mangiato i Marroni, una qualità pregiata e costosa.

    -Basta! Ho capito! Mi fai venire fame!… eppure io sapevo che i castagneti si sono molto ridotti nel numero.

    -Per forza! Siamo stati sostituiti dalle vigne, più redditizie e meno attaccabili dagli insetti che hanno diffuso il “cancro del castagno”, “il mal d’inchiostro” e chissà cos’altro! Tutti parassiti che ci hanno decimato. E pensare che noi castagni possiamo raggiungere i trenta metri, i 15 di circonferenza e vivere addirittura mille anni!

    Il nostro tronco è corto, ma i rami coperti di foglie diventano una chioma che diventa un immenso ombrello protettivo. Lo sapevi che i Sicilia esiste un albero millenario, patrimonio dell’Unesco, che ha subito anche un incendio, resistendo, e la leggenda racconta che una certa regina Giovanna, trovò rifugio da un temporale insieme ai suoi cento cavalieri?

    -Non lo sapevi eh!? E lo sapevi che?…

    -Se la smettessi di fare il professore e mi raccontassi le cose semplicemente? Abbiamo assodato ormai che non so niente o quasi di te…

    -Hai ragione, scusami. Torniamo alle castagne che sono chiamate il frutto di Zeus, perché paragonano l’albero alla potenza del Dio. Eppure Plinio non ha mai amato il loro gusto e gli sembrava strano che la natura avesse protetto con le spine un frutto così poco importante; da cui, forse, nasce il detto “Vale meno di una castagna”- Ma ancora altri: “Levare una castagna dal fuoco”,” Prendere in castagna”( Cogliere in errore); Essere come la castagna (Che è bella fuori e dentro nasconde la magagna). Hanno avuto sempre la nomea di “indigeste”, ma nel Rinascimento erano considerate afrodisiache. Nella Francia settentrionale poi, si diceva e forse, si dice ancora, che gli alberi erano abitati dai morti che devono espiare una pena. Dal legno e dalla mia corteccia messi a macerare si ottiene il tannino che è usato dai conciatori di pelli.

    Inoltre il mio legno resistente all’umidità, durevole, viene adoperato per creare utensili e manufatti i più disparati e utili al lavoro dell’uomo e della donna. Con il fasciame ricavato dalla mia corteccia si intrecciano cesti e poiché il mio legno assume varie colorazioni, sono molto usato in lavori di ebanisteria. Ed infine, l’antica Scuola Medica Salernitana esaltava le proprietà terapeutiche delle mie foglie e dei miei frutti.

    – Cosa mi dici di tuo cugino L’Ippocastano?

    – Assolutamente nulla. Non siamo cugini e non siamo della stessa specie. Io produco frutti. Lui, semi.

    – Invece mi piace ricordare che poeti come Pascoli, appunto, come Boccaccio, Ippolito Nievo, Giosuè Carducci, Calvino e tanti altri, senza dimenticare la grande Grazie Deledda, mi hanno dedicato memorabili versi. Anche all’estero sai, mi hanno omaggiato: Hermann Hesse ed Orwell. Non parliamo poi della pittura… sono talmente tanti gli artisti che mi hanno dipinto, che te ne cito solo alcuni: Cezanne- Pissarro- Sisley

    – Adesso ti dico io una cosa che non sai, mi ero portata nel cestino una fetta di pane e miele, miele di castagno! E poiché tanti poeti ti hanno raccontato voglio dedicarti le parole che ho scritto pensando proprio a te e a tutte le cose che mi hai raccontato:

    Paterno Generoso Protettivo. Prezioso e Resistente. Naviga sul mare ed il sale nulla può contro il suo legno.

    Brilla al sole ricoperto di evanescente polvere d’oro con il suo guscio spinoso ancora tenero, che diverrà pungente inoltrandosi nell’autunno di novembre per accogliere e proteggere i suoi frutti lucidi e ramati che donerà a chi sa farli scoppiettare sulla brace senza fuoco che scalda cuoce ma non brucia.

    Ciao…adesso però vado a cuocere le castagne sotto la cenere. Mentre parlavi non ho perso tempo e ne ho raccolte un mucchietto.

    – Ciao!

 

Nadia Farina

(In copertina un’Opera di Nadia Farina dal titolo: “Il Castagno”)

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