“Te conosco da quand’esti piro”

“Te conosco da quand’esti piro … ovvero: “Ti conosco da quando fosti – o eri – un pero” (albero che dà le pere per frutto; letteralmente, non è una metafora).

Si tratta di un detto dei cittadini rocchigiani (Roccagorga, in provincia di Latina), di una certa età. A me l’ha raccontato mio padre, che è nato lì, e dopo una vita a Roma ci è tornato. Oggi ha 94 anni.

Roccagorga si trova nei gradevolissimi Monti Lepini, insieme ad altri paesi antichi, e tutti meritano una visita, anche per la gran convivialità che li accomuna. Questa sua caratteristica geografica le rende un “Ombelico del Monte“, sebbene insolito rispetto alle abitudini de Lintelligente: trattasi stavolta del Basso Lazio (sud di Roma), e non dell’Appennino Emiliano, conosciuto dalla maggior parte dei nostri redattori.

L’aneddoto che vado a raccontare, e che finisce con la laconica constatazione: “Te conosco da quand’esti piro” è, come dicevo, tipico di Roccagorga, ma non potrei escludere che compaia all’interno di racconti ambientati in altri paesi dei Monti Lepini, o che sia conosciuto e tramandato in altre zone d’Italia.

Vi annuncio che intreccerò aneddoto e frase finale alle mie abituali digressioni politico-mediatiche, lasciando contemporaneamente la rubrica più strettamente politica (Pòlis: dico “lasciando”, perché me ne occupo quasi sempre io) a un valentissimo giovane collega, Alessandro Porcelluzzi, che non solo “ne sa” (di politica), ma in particolare ci dice cose interessanti e di grande spessore sul Sovranismo.

(Ricordo che per il 2019 la rubrica Pòlis è strutturata in forma di dizionario, e siamo per l’appunto alla lettera “S”.)

Per intrecciare l’aneddoto, frase finale e digressioni politico-mediatiche devo preliminarmente parlarvi un po’ di me.

Prima di accedere all’Università (La Sapienza, Roma, Filosofia … gli stessi luoghi di Alessandro Porcelluzzi), ho studiato al Liceo Classico Terenzio Mamiani, noto per le sue sperimentazioni (occupazione, autogestione), e anche per intemperanze politiche di vario genere.

Trattavasi, negli anni Settanta: un “feudo” equamente diviso fra Giovani Comunisti (FGCI) e cosiddetti “extra-parlamentari” (soprattutto Partito di Unità Proletaria, Avanguardia Operaia e Lotta Continua, poi confluiti in Democrazia Proletaria), con la sparuta e un po’ intimidita presenza di “militanti” di altre organizzazioni.

Ma nonostante tutta questa Sinistra, era comunque un Liceo tipicamente borghese, nel cuore di un quartiere borghese (Prati – Delle Vittorie), in cui, considerando la mia estrazione sicuramente “non possidente”, ero capitato un po’ per caso: la mia famiglia aveva utilizzato una legge dell’epoca, nota come Equo Canone, che consentiva di avere un appartemento in affitto a prezzi ragionevoli, anche fuori dalle periferie.

(Precedentemente abitavamo nel popolarissimo “Primavalle”, che tuttora non manca di segnalarsi alle cronache.)

Il Mamiani era sinergico alla RAI (Viale Mazzini), alla Sezione del PCI (idem) e ad altre sezioni della Sinistra del quartiere. Poteva capitare, insomma, che chi studiava al Mamiani poi lavorasse in RAI e si iscrivesse alla Sezione Mazzini del PCI. E magari, similmente, anche i figli.

Non stupirà pertanto che il Mamiani fosse un laboratorio di “leader” (intelligenza, creatività, carisma, a volte anche ricchezza, eleganza e bellezza fisica) e “leaderini” (un po’ meno … a volte molto meno).

Oggi ne rispunta ogni tanto qualcuno in TV (stiamo parlando dei miei coetanei degli anni ’70, che sono oggi 60enni), principalmente nei ruoli dell’esponente politico e/o del giornalista.

Ma un po’ a sorpresa, i “leaderini” sono maggiormente rappresentati dei “leader”, che, se hanno avuto successo, l’avranno magari conseguito nell’ambito delle professioni.

 

Che fine faccia il talento giovanile è argomento sociologicamente interessante, ed anche tema di romanzi. Ne cito uno per tutti, anche perché bellissimo e poco conosciuto, “Fermina Marquez“, di Valery Larbaud:

https://fr.wikipedia.org/wiki/Fermina_M%C3%A1rquez .

I “leaderini” hanno infine preso il sopravvento, grazie a qualche “aiutino” da parte di genitori già-ben-insediati? O hanno invece mostrato alla lunga un “carattere” che i “leader” (più talentuosi) non avevano?

La risposta dovrebbe essere data per casi singoli, ma io non sto scrivendo quest’articolo per distribuire attestati di qualità!

Sta di fatto che alcuni di loro, impegnati in politica, me li ritrovo regolarmente in TV, a far promesse di grandi cambiamenti epocali.

Ma io continuo a trovare tracce evidenti della mediocrità dell’epoca. Sarò prevenuto?

Chiusa parentesi e torniamo all’aneddoto.

Si narra che fu chiesto a un contadino del legno robusto per intagliare la statua del Santo Patrono.

Il contadino accondiscese volentieri, forse per fede, sicuramente perché il legno donato proveniva da un albero di pere fattualmente inutile: non portava pere, era sterile.

Dopo alcuni settimane, la statua lignea del Santo Patrono, sostenuta a braccia, sfila nella processione del paese, e i fedeli si inginocchiano credendo a possibili “grazie”, e chiedendole con devozione.

Ma il contadino in cuor suo dubitava che quel Santo potesse accordarle.

Lo “conosceva-già” (nella forma precedente di albero che non porta frutti)!E pare mormorasse fra sé: “Te conosco da quand’esti piro”.

Ebbene, a volte mi sento come quel contadino.

Vedo passare in TV, a promettere grandi cambiamenti, “leader” che all’epoca erano “leaderini”, e tali mi sembrano ancor oggi …

… forse addirittura peggiorati dalla dimestichezza con la politica degli accordi ad ogni costo, dei compromessi e dei vantaggi personali per sé, per i famigliari, o per gli amici.

Li guardo e li ascolto mentre espongono, perorano, si abbandonano alla retorica, si sforzano di negare evidenze chiarissime al popolo e agli elettori.

“Si sforzano”. Ebbene, sì!: “si sforzano”.

E durante questi conati, non mi posso esimere dal commentare dentro di me: Te conosco da quand’esti piro!

 

Gianfranco Domizi

 

 

 

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