Nichil…niente di eroico

Sono le otto del mattino di una domenica di metà ottobre ed io mi sento felice.

Beh, so bene che questa condizione di felicità è illusoria perché, come diceva Schopenhauer, grande filosofo tedesco,”la felicità e i piaceri sono soltanto chimere che un’illusione ci mostra in lontananza, mentre la sofferenza e il dolore sono reali”, ma oggi voglio proprio crogiolarmi in questa illusione di felicità: sto per iniziare una nuova avventura col mio fantastico gruppo di amici del Nordic walking della mia città.

Quindi saltiamo in macchina coi nostri zaini e…si parte!

La nostra destinazione è il lago d’Iseo e precisamente la Riviera degli ulivi che è la denominazione della sponda orientale del lago di Garda; infatti l’olivo qui è di casa da secoli. Percorreremo un antico sentiero che parte da Pilzone : l’Antica Via Valeriana. Questo è un sentiero romano che per secoli, e fino al 1850, è stato l’unico modo per raggiungere la Valle Camonica. Il nome forse deriva dal console Publio Valerio e su questa strada montana passavano pastori per la transumanza, viandanti e mercanti che trasportavano il prezioso sale. Sono emozionata! Di certo noi non la percorreremo per intero, ci vorrebbe troppo tempo, circa 9 ore, per cui ne esploreremo solo una parte fino ad arrivare a Marone e poi su, su , gambe in spalla, fino all’eremo di San Pietro, a Pregasso.

Arriviamo al luogo convenuto, ci scambiamo saluti, battute con chi è già sul posto e si comincia!

Mi sento bene, in pace con me stessa, sto sperimentando quella felicità che il maestro del pessimismo ci concede e che corrisponde alla “vera esistenza dell’uomo” equivalente a “ciò che di fatto accade al suo interno”, al suo “piacere interiore”. Io lo sto davvero provando questo piacere interiore mentre cammino lungo il sentiero acciottolato tra ulivi e piccoli raggruppamenti di case, con un panorama mozzafiato sul lago. Nel mezzo scorgo Montisola e sullo sfondo le montagne. Adoro quella piccola isola che in verità è la più grande isola lacustre d’Europa, un gioiello di Arte e borghi antichi.

Abbiamo da poco iniziato il percorso quando all’improvviso sentiamo un latrato di cani: segnale che lì vicino ci sono i cacciatori. Ci guardiamo turbati, come se la magia del momento si fosse spezzata.

La felicità volatilizzata…che abbia ragione il nostro Schopenhauer?

Ma non è finita! Una torma di piccoli segugi bernesi ci piomba quasi addosso, annusando il terreno spasmodicamente. Ne ammiro spaventata la velocità guizzante. Seguono due lepraioli che più che umani sembrano alieni saltellanti. Ci sorpassano senza un saluto, hanno occhi e fiuto solo per la preda.

Corrono più veloci dei cani, mi aspetto che da un momento all’altro guaiscano annusando le tracce.

Poi uno sparo! Lì, accanto a noi. Vicinissimo.

Eccolo il mostro da catturare: una lepre grigia che saetta come un fulmine a pochi passi da noi.

Ne sento quasi il battito del cuore impazzito. I cani le vanno dietro caracollando sull’acciottolato e facendo a gara per raggiungerla. I cacciatori seguono. Quello armato scende con la stessa velocità da un sentiero in pendenza sulla strada. Solleva un po’ di polvere. Imbraccia una doppietta come un inutile trofeo.

Lo guardiamo. Lo spio incredula. Credo di avere la bocca aperta per lo stupore. Gli occhi furiosi per lo spettacolo non richiesto. Per quella inutile sanguinaria caccia.

Li seguiamo un po’: tornano delusi, arrossati sul collo. Non si curano di noi, ci ignorano. Vorrei fare altrettanto se non sentissi uno sdegno salirmi alle tempie.

Ma, come diceva il nostro filosofo: “Di fronte agli sciocchi e agli imbecilli esiste un modo solo

per rivelare la propria intelligenza: quello di non parlare con loro”.

I cani continuano a cercare. Per ora la lepre è salva! Anche noi che aumentiamo il passo per mettere distanze da quella brutalità inaspettata.

Fatico a trovare quel sentore di felicità provato. Quella pace interiore. Ma non tutto è perduto!

Finalmente eccoci a Marone, è sotto di noi, in basso, tra poco inizieremo a salire a Pregasso, all’eremo di San Pietro, eretto nel XV secolo su di un preesistente castello.

Percorriamo col fiato corto un’ irta scalinata, contornata dalle cappelle della via Crucis e finalmente accediamo allo sperone roccioso su cui sorge il fantastico balcone panoramico che domina la parte centrale del lago e che permette di assaporare panorami degni di tal nome.

“Lasciamo ai pigri e ai vili le vie piane e sicure: i valorosi salgono alle vette.”  diceva Lucio Seneca. Questa frase cade proprio a pennello, penso io, mentre ammiro dall’alto il lago.

“ Nichil…niente di eroico” sussurro a me stessa. Ripeto a mente una mia poesia che, guarda caso, ha il titolo di Nichil che in latino medievale vuol dire “niente, e non per vanità, ma per piacere di condivisione vorrei farvela conoscere. Ne riporto solo la prima parte:

 

Niente di eroico

nel volo di un gabbiano

solo mete e ri-mete

assoli

di un cieco aedo

dell’aria.

Pasto di carne

sulla spiaggia

al suono dell’onda

che inonda lunghe

piume d’ali.

 

Eh sì… e poi respiro a pieni polmoni e ripenso a tutte le emozioni della giornata: alla grandezza e alla ferocia dell’animo umano.

“Il destino può mutare, la nostra natura mai.” Diceva Schopenhaurer. Quanta saggezza!

 

Anna Bruna Gigliotti

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