Le riflessioni di Nadia Farina

Dopo avere gioito ed esultato al successo di un evento che meglio non poteva andare (mi riferisco alla presentazione del volume di Rosa Ruggiero dal titolo il “Stefano e il non tempo” avvenuto a Reggio Emilia il 22 ottobre presso la biblioteca San Pellegrino), prendiamoci tutti un attimo di riflessione. Ed io lo faccio dopo avere lungamente parlato con Rosa Ruggiero, mamma di Stefano, affetto dalla sindrome di Dravet, autrice del libro “Stefano e il non tempo” Mreditori- dedicato al figlio.

Qui, una breve cronaca dell’evento.

22 Ottobre 2019 – Ore 18. Sala della biblioteca San Pellegrino a Reggio Emilia.

L’evento MusicalMente autismo– Presentazione del libro, con interventi musicali di “Gli Spiriti Liberi” una band di ragazzi con diverse abilitità, preparati in modo non solo magistrale ma anche con grande amore, dal maestro Mauro, che avranno il compito di alternare con i loro brani la lettura delle pagine del libro, in cui si raccontano successi ed insuccessi, emozioni e fatti, della vita di Stefano.

La scenografia: lateralmente, sono i tanti libri, mentre la scena centrale è occupata da “Gli Spiriti liberi”

Tutto si è svolto con grande apparente facilità, tutti bravi, anzi bravissimi. La disabilità vissuta l’altra sera come un miracolo :- Allora questo è un mondo che può davvero integrarsi con quello della cosiddetta normalità…!”

In quanti lo avranno pensato?

Non ci sono stati intoppi, non ci sono state discordanze né stonature. I ragazzi sono stati applauditi, amati e non c’è stato nessuno, credo, che abbia sentito la difficoltà di avvicinarsi al mondo degli “Spiriti liberi”, ma c’è un Ma…

Sarebbero stati amati allo stesso modo, se qualcuno avesse reagito malamente, in modo non adeguato alla serata, se si fosse irritato per una parola, per un gesto, per un movimento? O come un velo tolto dagli occhi, invece, quei ragazzi sarebbero stati visti per ciò che sono: persone dalle più svariate difficoltà, e non il miracolo che avevano mostrato, rappresentato dalla serenità, dalla capacità di stare su un palco, ma soprattutto dall’essere uniti nel mostrarsi ad un pubblico?

La riflessione nasce nel momento in cui ci si pone questa domanda: Si può amare la disabilità anche quando comporta disagio, imbarazzo, anche quando i comportamenti sono discutibili per la cosiddetta normalità?

La risposta è: non solo si può, ma si deve!

Si può: se si paragona il passo della persona fragile al passo del gambero; spesso accade che faccia un passo in avanti e due indietro- si può, se si cancellano sconforto e spavento- si può, se si accetta che la mente del disabile si ottenebri al pari di una nuvola che può oscurare all’improvviso un cielo sereno e luminoso e far piovere copiosamente- si può, se si comincia a pensare che ogni successo di chi vive con varia difficoltà, è raggiunto con maggiore fatica- si può se non si guarda ad un insuccesso come a un fallimento. Si può se non ci si dimentica che tutto, nella vita della persona fragile, è amplificato dalla cassa di risonanza di uno strumento che suona su varie corde e che si chiama sensibilità.

La vera integrazione avviene solo nel momento in cui il diverso si comporta nel modo inatteso, improprio, senza che questo scalfisca i sentimenti che ci hanno avvicinato a lui.

Guardando ai suoi comportamenti in modo sereno con comprensione ed ancora più amore.

Mostrando la capacità di andare oltre, il cosiddetto normale potrà dimostrare al ragazzo con diversa abilità, che non è solo e non lo sarà mai e contemporaneamente regalare a se stesso una più ampia visione della vita. Imparare dagli educatori, figure indispensabili, ad essere autorevoli ed amorevoli, con la dovuta comprensione per chi ha delle difficoltà, senza fargli mai mancare affetto e solidarietà.

I miracoli non esistono, c’è chi lo afferma, io credo invece che il miracolo della buona volontà, sia un miracolo tutt’altro che trascurabile, quindi, possibile. Riuscire ad amare il diverso nonostante le diversità, senza pretendere da lui ciò che non può dare. E qui prendo una frase dal libro:

  • Stefano: -“Mamma, tu sai che se non ho finito di fare quello che sto facendo, non posso venire
  • Non mi dice che non vuole venire , proprio non può.

Amarlo… anche quando proprio non può!

Nadia Farina

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *