Mi piacciono tutte

Fra le varie follie di cui mi sono occupato, rientra la Poesia Erotica.

Io preferisco definirla Porno, perché il linguaggio usato è spesso “pesante“, non per solleticare i bassi istinti di chi legge (una poesia non potrà mai “eccitare”; a maggior ragione se viene scritta in rima e con un costante schema di verso, come le mie, che sono in genere costruite sull’endecasillabo), ma perché il “politicamente scorretto” può essere l’anticamera dell’invettiva …

… un genere a me molto vicino: invettiva (scherzosa) contro le donne (perché non sono come noi maschi vorremmo!, ma va’?), ed invettiva (solo apparentemente scherzosa) di genere politico-sociale.

Delle discussioni fra uomini e donne fa parte l’accusa ricorrente, un po’ “seria” e un po’ banale (mi riferisco alle polemiche sui social) sul fatto che agli uomini piacerebbero TUTTE le donne.

Io stesso scrissi una poesia-rap, “Il pluralista”, che cominciava così: “Io sono un pluralista, mi piacciono tutte …”. Ma possiamo estendere l’argomentazione alla stragrande maggioranza dei maschi eterosessuali.

(Le mie poesie erotiche e/o pornografiche rappresentano una specie di “outing” del maschio, in quanto dicono ciò che in genere non diciamo, o che diciamo in contesti ristretti ad altri maschi, non tanto perché ce ne vergogniamo, ma perché verrebbero malviste e mal tollerate dalle nostre conoscenze femminili: amiche, colleghe, compagne.)

Che al maschio eterosessuale piacciano TUTTE le donne fa parte di un’antica sapienza: “Ogni buco è pertuso”, argomenta una frase popolare, ovviamente scherzosa …

… anche perché “pertuso”, in alcuni dialetti del Sud, vuol dire proprio “buco” (“pertugio”). Siamo pertanto in presenza di una tautologia: “Il buco è buco!”.

La Scienza (o, per meglio dire, la divulgazione superficiale della Scienza) sembra andare nella stessa direzione.

Con le seguenti motivazioni:

  1. a) siamo “programmati” così (c’è poco da fare, quindi);
  2. b) ciò è comunque favorevole all’evoluzione della specie (è la “dispersione” più possibile del seme, peraltro correlativa e complementare alla necessità femminile di “scegliere il migliore”, ovvero il più forte e il più affidabile, per difendere la prole).

E poco conta che NON TUTTI siamo così.

Alla “programmazione” bio-psico-socio-antropologica dobbiamo aggiungere l’evoluzione storica e culturale; pertanto, è sempre possibile effettuare scelte alternative ai condizionamenti ancestrali e alle pulsioni.

In realtà, io sono convinto che siamo TUTTI così; sono l’intensità e la capacità di autogestirsi a fare la differenza.

Vorrei inoltre rilevare l’aspetto “poetico” di questo genere di “pluralismo”: per l’uomo, la donna è importante … non ne può fare generalmente a meno (e c’entrano fino a un certo punto la mamma, o la scarsa abilità e motivazione alle faccende di casa) … finisce per legarsi ad essa per la vita.

Si lega AD ESSE per tutta la vita.

Il fatto che dopo la rottura di una relazione rispuntino “agendine” con “vecchi numeri”, non significa sbrigativamente che “voglia scopare”, e voglia quindi “riavere” donne “già-avute” (le virgolette sono d’obbligo), ma che TUTTE le donne conosciute fanno ancora parte della sua vita, o quantomeno della sua immaginazione vitale. E’ un harem, ma, vedendo la cosa altrimenti, è anche una dichiarazione d’amore eterno.

(E che amore sarebbe, se non fosse eterno? .)

A questo aspetto “poetico” (ebbene, sì!), possiamo contrapporre la “petulanza” delle donne che, se reincontrano un ex, o se quell’ex le ricontatta, devono “dimostrare”, più o meno velatamente, che stanno oramai con quello “definitivo”: “il migliore”.

(Migliore dei precedenti, incluso l’ex malcapitato!.)

E’ chiaro che l’atteggiamento dell’uomo è “poetico” e le dimostrazioni femminili “petulanti”, se guardiamo le situazioni “dalla parte dell’uomo”; e – come dicevo – le mie poesie svolgono un po’ questa funzione (di cui mi sono accorto nel corso del tempo, non era di certo una “poetica” che mi ero prescritto!).

Invertendo il punto di vista, sarà “poetica” la ricerca femminile del “migliore” (piaccia o no, il Principe Azzurro finisce per rispuntare), e sarà invece “petulante” la pretesa maschile di riallacciare “strumentalmente” vecchi rapporti, oramai esauriti.

Insomma, ritenere “posseduta per sempre” una donna fa parte di un immaginario maschile sicuramente discutibile, ma non necessariamente deteriore: “innocenti evasioni“, chioserebbero Mogol e Battisti … “innocenti risarcimenti” (rispetto alla “perdita”), argomenterei io. A meno che non finisca per esprimirsi in modo fastidioso o violento: l’intensità e la capacità di autogestirsi fanno la differenza.

“Averle tutte” (a partire dalle proprie “ex”) è un pensiero incancellabile ed ineliminabile. Ma è anche un aspetto “poetico”, generalmente “innocente”, che il maschio eterosessuale può riconoscere agevolmente, facendone argomento di conversazione, discussione e divertimento con gli amici, o anche di elaborazione artistica.

Generalmente – proseguivo – non viene espresso in presenza di donne, e soprattutto con la propria compagna. Ma io mi ostino a considerarlo un’opportunità di dialogo e di crescita.

E’ però anche vero che posso parlarne insieme alla mia compagna, contando su una donna emancipata e tollerante, con cui è possibile che tutto diventi al servizio della coppia.

Ed è anche per questo che è la prima fra tutte.

 

Gianfranco Domizi

 

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *