È giunto il tempo di riaccendere le stelle

È giunto il tempo di riaccendere le stelle. Questa frase è di Guillaume Apollinaire, poeta e scrittore francese. In verità italiano da parte di padre e polacco da parte di madre, ma trasferitosi a Parigi in tenera età. Il suo amore per il modernismo lo porterà a sostenere il futurismo di Marinetti e la pittura metafisica di De Chirico.

Come non citare “Le mammelle di Tiresia” dramma surrealista messo in scena nel 1917, in cui emergono la sua concezione libertaria, il rifiuto delle convenzioni morali. Fantasia e realtà si mescolano nella ricerca della felicità. Il nome Tiresia si rifà alla mitologia greca in quanto Tiresia era un indovino che visse il godimento di ambo i sessi: il femminile fluisce nel maschile e viceversa. Così i personaggi del dramma , una donna di nome Therese e suo marito, per scelta lei, per costrizione lui, cambiano genere. Lei fa volare via come palloncini le sue mammelle per il desiderio di trasformarsi finalmente in un uomo libero e non dover dare alla luce figli, e lui dà sfogo al suo femminino nascosto e dà al mondo qualche migliaio di figli in un solo giorno.

Straordinario Apollinaire per il quale “L’amore è libero, non è sottomesso mai al destino”.

E, a proposito di amore, inteso in ogni sua declinazione, e di libertà, ricordo di aver visto qualche anno fa un interessante sceneggiato televisivo sulla vita di Luisa Spagnoli, una donna intelligente e intraprendente che costruì con le proprie mani il proprio destino sfidando convenzioni e consuetudini sociali. Tant’è che, al ritiro del marito dall’azienda di confetti e dolci da loro fondata, entrò nel consiglio di amministrazione e partecipò a pieno titolo alle scelte di produzione e marketing. Iniziò anche a impegnarsi per la costruzione di strutture sociali che migliorassero la vita dei dipendenti. Fondò un asilo nido nello stabilimento di Fontivegge, considerato il più avanzato d’Europa nel settore dolciario.

Eh sì, perché la nostra Luisa se ne intendeva davvero di dolcezze e di “baci”: tra lei e Giovanni Buitoni, 14 anni più giovane di lei e figlio del suo socio Francesco, scoppiò l’amore e il cielo si riempì di stelle.

A proposito di baci e stelle, nel 1923 a Perugia la signora Luisa Spagnoli volle iniziare a produrre personalmente qualche dolcetto e creò una delizia: un cioccolatino composto da gianduia, granelle di nocciola e nocciola intera, il tutto avvolto da uno spesso strato di cioccolato fondente. Lei lo chiamò Cazzotto per quella forma che ricordava un pugno chiuso, ma fu l’amante Giovanni a mettere in discussione il nome scelto da lei e a ribattezzare il cioccolatino con il nome “Bacio”.

Nel 1924 Federico Seneca, direttore artistico dell’azienda, come packaging scelse un incarto color argento con  scritte e stelle blu e per la confezione prese ispirazione dal celebre quadro “Il Bacio” di Francesco Hayez (1791-1882), pittore italiano e massimo esponente del Romanticismo, nel quale sono raffigurati due amanti che si baciano.

Straordinaria la storia di questa incredibile, meravigliosa signora che in seguito diede il suo nome ad una azienda di alta moda, iniziando con l’allevamento di conigli d’angora da cui ricavò i preziosi filati.

Ma ora voglio tornare a quel bacio.

Infatti, essendo io golosa ma anche curiosa, mi recai in visita alla Pinacoteca di Brera con lo scopo, non unico ma principale, di ammirare il famoso quadro di Francesco Hayez.

Dopo aver percorso le numerose sale e aver ammirato le magnifiche opere, eccomi nell’ultima, quella che si affaccia sul bookshop e quindi all’ uscita, quella che mi ha accolto e messa di fronte ai due amanti che si scambiano un bacio stretti in un abbraccio senza tempo. Un racconto d’amore e di pericolo, di separazione e speranza.

Ma con sorpresa mi accorsi che nella sala era posizionato un altro Bacio di Hayez : una tela dentro la tela.

Proprio di fronte, sulla parete opposta, ecco il “Triste Presentimento”, meglio conosciuto come “La fidanzata del garibaldino”, (1862) di Gerolamo Induno: una giovane donna seduta sul letto stringe tra le mani un oggetto; sulla parete della stanza si intravede l’opera “Il Bacio” di Hayez.

Meraviglia nella meraviglia! L’Arte ci parla.

 

Annabruna Gigliotti

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