“R” come “RIMANDATI”

La TATTICA, in politica, consente la creazione ed il consolidamento di uno spazio.

Ma non basta.

Per fare qualcosa di importante, occorre una STRATEGIA, finalizzata al raggiungimento degli OBIETTIVI.

Al Conte-bis non sarà consentito di vivacchiare.

E del resto le roboanti dichiarazioni di Grillo e Zingaretti hanno costantemente alzato il livello delle promesse:

https://www.lapresse.it/politica/beppe_grillo_al_pd_e_occasione_unica_compattiamo_i_pensieri-1757814/video/2019-08-31/ ;

https://video.sky.it/news/politica/governo-pd-lavora-a-squadra-zingaretti-cambiamo-litalia/v534939.vid .

 

Scrivevo nel numero precedente che il Governo “giallo-rosso” beneficerà di una situazione economicamente e socialmente molto più gestibile del Governo precedente (“giallo-verde”). Per quattro motivi fondamentali:

ESTENUAZIONE: la crisi e le sue modalità sono state così “onnipresenti”, tanto da aver agitato il periodo “politicamente morto” per antonomasia, ovvero il mese di Agosto.

MOTIVAZIONE: il M5S, il PD (e LeU) non vengono da un recente passato “brillante”, quindi faranno di tutto per farlo dimenticare, dando il meglio di sé.

EUROPEISMO: la collaborazione con l’Europa è obiettivamente più efficace del conflitto (ciò non vuol dire, ovviamente, che sia sempre e comunque la cosa giusta da fare).

MERCATI: gli investitori desiderano situazioni politiche calme e prevedibili, e le riproducono a loro volta a spirale, sotto forma di indici di Borsa e Spread.

Queste potenzialità vanno tradotte in atti ed in fatti.

Finora abbiamo assistito ad una costante esposizione del Premier, in termini di “piacioneria” (galante con la Merkel, addirittura “Giuseppi” per Trump), che potrebbe renderlo effettivamente un uomo per tutte le stagioni … un Andreotti del Terzo Millennio.

Ma siccome i nostri tempi non sono quelli della misura e della compostezza, la “piacioneria” del nostro si è già dovuta confrontare con la ridicola vicenda della tassa sulle merendine, concepita non come soluzione salutistica, ma come misura ecologistica (addirittura!), e come fonte di finanziamento per gli stipendi degli insegnanti (sic!),

Una tassa, insomma. Ma “per il nostro bene”.

Ed è un po’ poco.

Su altri temi (per esempio il controllo dell’immigrazione), si va a zig-zag.

Rimandato.

 

Il campione della TATTICA rimane comunque Matteo Renzi, che è riuscito, con un’unica mossa, ad aprire agli odiati “grillini”, e a rimettersi al centro dell’attenzione mediatica.

Il culmine l’ha ottenuto fondando “Italia Viva”, raggiungendo immediatamente ben tre risultati:

a) posizionarsi in un’area moderata, entro cui tutti i concorrenti (Bonino, Calenda, Berlusconi e Toti) non sembrano in grado di rispondere alle attese;

b) essere, da qui in poi, costantemente condizionante nei confronti del Conte-bis;

c) aumentare le preferenze complessive, nei sondaggi, del PD e degli ex-PD (“Italia Viva”, appunto) che, sommati, sembrano valere di più del partito precedentemente unito.

E’ una storia vecchia.

In Italia i “divisi” creano maggior motivazione degli “uniti”, perché l’elettore particolarmente motivato (quello fedele, e soprattutto il “militante”) tende a difendere prioritariamente l’identità.

Chi ha la mia età ricorda i fallimenti del percorso inverso, per unire ad esempio Socialisti (PSI) e Socialdemocratici (PSDI) nel Partito Socialista Unificato (PSU).

Si trattava di un’operazione potenzialmente promettente, ma fu un fallimento, e i due Partiti, dopo soli due anni (1968-1969) tornarono a dividersi:

https://it.wikipedia.org/wiki/PSI-PSDI_Unificati .

 

E’ vero peraltro che il “popolo della Sinistra” premia inesorabilmente il ramo più grande e robusto, rispetto al nuovo ramoscello, e pertanto le potenzialità di Renzi sembrano derivare non tanto dall’attrazione dell’elettorato del PD, quanto piuttosto dalla conquista dell’elettorato moderato.

L’obiettivo immediato rimane il 5%, e comunque il superamento del quorum del 3%.

Intanto, il buon Matteo è riuscito quasi a far dimenticare la situazione paradossale di aver aperto ai “grillini”, e poi essersene andato!

Ma non basta. Siamo e rimaniamo alla pura TATTICA.

Rimandato anche lui. 

Veniamo a Greta.

Sto scrivendo il giorno dopo il FridayForFuture del 27 Settembre:

https://www.agi.it/estero/friday_for_future_greta_manifestazioni_mondo-6254764/news/2019-09-27/ .

Ho visto una Roma colorata e appassionata, e questo fa piacere.

Della manifestazione si continua a parlare, e se ne parlerà per la sua “multidimensionalità”.

Ci si può confrontare infatti:

a) scientificamente (ma pochi sono in grado di farlo realmente);

b) mediaticamente (rallegrandoci del fatto che si stia raggiungendo una nuova sensibilità ecologica, oppure deplorando l’improvviso e un po’ sospetto successo della giovane attivista);

c) politicamente (sostenendo che il monito sarà recepito dai Governi, oppure, al contrario, che l’adopereranno come una foglia di fico, al fine di prendere decisioni “spot”, in grado di mantenere la popolarità dei politici, ma senza andare a toccare le più decisive questioni economiche e produttive, ovviamente connesse a un ecologismo che non voglia risolversi in un mero pauperismo).

 

La tipica ed ineliminabile effervescenza dei Social si attiva soprattutto in presenza di fenomeni “ambigui” (positivi e negativi nello stesso tempo) e, per l’appunto, “multidimensionali”.

E poi c’è l’inevitabile polemica sul “predicare bene e razzolare male” (giovani ecologisti, ma senza toccare i propri consumi). E’ noto a molti, infatti, come l’oggetto “cult” generazionale, ovvero lo smartphone, trasudi inquinamento e sfruttamento.

https://www.huffingtonpost.it/gianni-pittella/congo-nostri-cellulari-fossero-tutti-sporchi-sangue_b_7031806.html .

 

Io di “movimenti” ne ho visti. Alcuni anche molto bene, come quelli degli anni ’70, che hanno  finito per produrre, e per consolidare nella memoria collettiva, episodi drammatici.

Una cosa però mi è grata di quel periodo: era un MOVIMENTO DI GIOVANI, non un MOVIMENTO DI UNA GIOVANE SEGUITA DA ALTRI GIOVANI. C’è una bella differenza.

Certo, anche allora qualcuno era investito, o si autoinvestiva, di maggiori responsabilità (politiche, mediatiche, culturali). Ma la ricerca di un’ “intelligenza” politica e sociale era comunque comune e condivisa.

Demandare tutto a Greta, qualsiasi sia il giudizio storico che daremo negli anni futuri di questa ragazza, creerebbe inevitabilmente un vuoto (politico, mediatico, culturale), accompagnato da un vero e proprio deficit di democrazia.

Bisogna insomma mettersi in proprio a studiare …

… e a fare in prima persona, più che a “seguire”.

(Siamo nell’epoca dei “follower”, che “seguono” blogger, spesso di scarso spessore: l’ “ovvio dei popoli”! .)

Greta? Non giudicabile. O “non classificata”, almeno per ora.

Il movimento che ha originato? Non possiamo che condividerne le speranze, come cittadini e anche come genitori.

Ma allo stato attuale, anch’esso, inesorabilmente, rimandato.

 

Gianfranco Domizi

 

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