L’amore ossessivo

La promessa nuziale veniva sancita dai latini con la formula rituale “ubi tu es, ibi ego ero”, che vuol dire “dove tu sei, io sarò”. Questa espressione sembra particolarmente indicata ad esprimere la declinazione ossessiva della relazione amorosa, in cui non trova però l’interpretazione originale dell’amare incondizionatamente, rispettarsi e donarsi reciprocamente, rimanendo uniti nel bene e nel male, quanto piuttosto il significato della necessità di possedere l’altro, dominarlo e limitarne la libertà, modificando radicalmente la sua esistenza.

L’amore autentico è quello in cui due persone riescono a costruire un’unità che li trascende, senza tuttavia sentirsi ciascuno la metà di un intero, ma continuando a percepire la propria individuale completezza. Un’unione caratterizzata da scambio e reciprocità, dove ciascuno si occupa di dare, e si dispone a ricevere, in un equilibrio dinamico ma sempre bilanciato. Quando si ama disperatamente, con la convinzione di non poter fare a meno della presenza di una persona, senza la quale sembra di non poter vivere, ci si perde nella relazione, e l’altro diventa il punto di riferimento, la bussola interiore, una specie di droga da cui dipende la propria felicità. La relazione comincia allora a presentare le connotazioni della dipendenza affettiva, virando verso una forma patologica di amore, che può arrivare ad assumere tratti di carattere ossessivo.

Per potersi dare all’altro senza che questo comporti il rischio di annullarsi, e vivere l’amore nella sua essenza più profonda, è indispensabile riconoscere il proprio senso e la propria completezza, e sentirsi in piena autonomia. Un individuo che sviluppa una dipendenza amorosa trova senso alla propria esistenza soltanto con la presenza della persona amata, la sua vicinanza gli procura una specie di ebbrezza, un’euforia esagerata, e quando questa è lontana, può arrivare a sprofondare in uno stato depressivo. E’ una condizione che procura un costante stato di tensione emotiva, quando l’altro non c’è, ma anche quando c’è, poiché si vive nella continua paura di essere abbandonati o lasciati. La paura dell’abbandono, della separazione, della solitudine, trasformano la presenza dell’altro in una questione di vita o di morte, poiché senza l’altro si ha la percezione di non esistere.

Alla base di questi comportamenti vi è una profonda insicurezza e un’enorme difficoltà ad amarsi e prendersi cura di sé e del proprio benessere, compiti di cui viene investito il partner, che diviene un idolo cui viene attribuita una funzione salvifica, nella speranza e convinzione che riuscire a possederlo potrà colmare ogni vuoto e risolvere ogni problema.

L’amore morboso tende a portare tutto all’eccesso e ad estremizzare seduzione, gelosia, protezione, attaccamento, trasformando la relazione da fonte di gioia e di energie a distruttiva e fagocitante. Chi è ossessionato da un legame diventa geloso e possessivo, non può accettare movimenti di crescita e indipendenza nell’altro, è sempre sulle difensive, esercita ogni possibile forma di controllo ed è spesso risentito e contrariato. I primi segni di ossessione si evidenziano nell’ostinazione a voler conquistare la persona verso cui si prova interesse, un desiderio maniacale di possedere l’altro, fino ad arrivare a perseguitarlo, che può indurre a vere e proprie forme di violenza, fisica e psicologica. Questa forma di amore può essere sviluppata anche nei confronti di uno sconosciuto, qualcuno incontrato per caso, o che per qualche ragione si vede spesso, di cui non si sa nulla e con cui non si è mai parlato. Si verifica un’istantanea ed irrefrenabile attrazione, con un impulso immediato ad iniziare un rapporto di natura affettiva, che prescinde dalla percezione di una qualunque compatibilità. La persona ossessiva può vivere nell’illusione di avere un rapporto intimo con la persona oggetto del suo desiderio, a prescindere dai reali sentimenti provati da quest’ultima. La forte alterazione di stati emotivi e sentimentali non consente nemmeno di rendersi conto quando la relazione genera solo malessere e conflittualità, diventando insostenibile e autodistruttiva, e vi è il totale rifiuto di interromperla, poiché la sola idea genera ansia e panico, con comportamenti autolesivi o gesti inconsulti che a volte rappresentano l’estrema modalità per costringere il partner a rimanere.  Nella dipendenza affettiva si ricerca una dimensione fusionale che nega la separazione come principio, poiché essa pone nella condizione di perdere l’illusione della propria integrità e consistenza, possibile soltanto se l’altro c’è ed è corrispondente. Si vuole a tutti i costi rimanere aggrappati alla relazione, per tenere in piedi un sé traballante e privo di costruttiva progettualità, perso in uno spazio senza punti di riferimento. Paradossalmente il bisogno di dipendenza viene alimentato dal desiderio di essere amati proprio da chi non ricambia i sentimenti, e addirittura cresce in proporzione al rifiuto. L’ossessività si manifesta mediante comportamenti compulsivi come continue telefonate, inseguimenti, appostamenti sotto casa, sul luogo di lavoro o comunque nei luoghi frequentati dalla persona interessata. Preceduti ovviamente da attività di controllo finalizzate a scoprire tutte le sue abitudini quotidiane.

A questi comportamenti segue, comprensibilmente, la fuga della persona corteggiata. E’ il momento più rischioso perché l’ossessivo, devastato dal rifiuto e dall’abbandono, precipita improvvisamente in uno stato mentale convulso, con depressione e senso di vuoto esistenziale, sentimenti estremi di colpa e odio verso se stesso, ira e desiderio di vendetta nei confronti dell’oggetto d’amore rifiutante.

Purtroppo l’ossessione è spesso confusa con l’amore, poiché l’amore è sovente confuso con il possesso. Così alcune persone scambiano la gelosia per passione, il bisogno di controllo per amore, l’ossessione per attaccamento; ed è proprio questa distorsione dei sentimenti che persuade a mantenere in vita la relazione, anche quando questa distrugge ogni legittima libertà, ed arriva ad assumere aspetti devastanti per la propria vita.

Si tratta di un tipo di rapporto che nasce dalla dipendenza e genera dipendenza, creando una condizione di intorpidimento mentale che non consente più né di comprendere né di esprimere i reali sentimenti, e che rappresenta una grave minaccia per la salute e il benessere psicologico, troppo spesso un grave rischio per l’incolumità e la vita.

 

 

Nunzia Manzo

 

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