Intervista al Dottor Musi dopo la sua esperienza anglosassone

Gli italiani che vivono all’estero e che mantengono la cittadinanza italiana sono  circa cinque milioni, l’8% della popolazione totale. Le nazioni più ambite sono Germania e Inghilterra, ma anche Svizzera, Paesi Bassi e Irlanda sono mete prese in considerazione dagli italiani che cercano un futuro migliore lontano dai nostri confini. Tra questi non ci sono solo “cervelli” fuori dall’ordinario, ma anche persone semplici, comuni artigiani e professionisti volenterosi di ogni età. Già… perché quello che non tutti sanno è che ogni anno ad abbandonare il nostro Paese non sono solo i giovani, ma anche uomini e donne che, in piena maturità, cercano nuove opportunità lavorative fuori dai confini nazionali.

Tra i vari professionisti che hanno lasciato il nostro territorio provvisoriamente o definitivamente, abbiamo intervistato un Medico veterinario di Reggiolo (RE) Carlo Musi classe 1956 che dopo tanti anni di libera professione in Italia, ha accettato una proposta di lavoro in Inghilterra dove ha vissuto per più di un anno e mezzo.

 

  • Dottor Musi, cosa l’ha spinta ad accettare un lavoro da dipendente in un altro Paese dopo decenni di libera professione svolta in Italia?

 

Da sempre avevo un sogno, quello di svolgere la mia professione all’ estero, in particolare in UK o USA.

Dopo la Laurea ho avuto diverse opportunità ma per ragioni personali non le ho mai sfruttate.

Questa poteva essere l’ultima che la vita mi offriva. Era forse l’ultima occasione per realizzare il mio sogno.

Sognare è bello ma ancora di più accettare una sfida per realizzare i propri sogni.

Ed io amo le sfide e l’avventura e questa, in questo momento della mia vita era la più avvincente.

Dovevo lasciare tutte le mie certezze umane e professionali e dimostrare a me stesso di essere in grado di farcela.

 

 

  1. Dal punto di vista professionale, in Inghilterra, rispetto all’Italia, quali sono state le differenze più significative che lei ha riscontrato?

Lavoravo per la FSA “Food Standard Agency”. Lavoravo dalle 10 alle 14 ore al giorno. Non dovevo timbrare nessun cartellino o badge. Si lavorava in team e nessuno mi chiamava Dottore. Il rispetto e la considerazione te li dovevi guadagnare con la serietà, la disponibilità e soprattutto con le capacità professionali.

  • Quali sono le difficoltà più grosse che gli italiani devono affrontare andandosene a vivere all’estero?

 

Appena arrivato ho capito che se volevo riuscire nel mio intento sarei dovuto essere: coraggioso, determinato e umile. Non puoi andare a casa d’altri e fare il fenomeno. In questa esperienza coraggio, determinazione e umiltà mi hanno accompagnato dall’inizio alla fine e, ne sono certo, sono state le mie armi vincenti sia dal punto di vista professionale, sia da quello umano e sociale. E poi, noi Italiani, abbiamo la nostra educazione che è spesso una questione culturale e il nostro amore per la vita che si traduce nel nostro sorriso e ottimismo che molti non hanno e che è un favoloso biglietto da visita in giro per il mondo. C’è sempre molta curiosità e tanta attesa negli stranieri quando incontrano un Italiano.

  1. Qui in Italia dopo i quarant’anni si viene considerati professionalmente vecchi, è così anche in Inghilterra?

Quando sostenni il mio primo colloquio all’Università di Bologna, i responsabili FSA mi dissero che non dovevo preoccuparmi della mia età ma solo di tre cose: la competenza professionale, la voglia di lavorare e della padronanza della lingua inglese. Quando ho comunicato loro la mia intenzione di licenziarmi e  ritornare in Italia, mi hanno offerto un contratto migliore e opportunità professionali lusinghevoli. In UK quello che conta è la competenza e la voglia di lavorare. Ah !!! Dimenticavo….Tra cinque o sei mesi mi ricontatteranno perché i dirigenti vorrebbero che tornassi a far parte della loro squadra e, in ogni caso, mi hanno assicurato che per me le porte resteranno sempre aperte.

  • Lei, nonostante sia stato così lusingato dal suo datore di lavoro e pur avendo ottenuto un contratto ambizioso e a tempo indeterminato è ritornato in Italia, cosa l’ha spinata a rientrare nel nostro Paese.

 

Sono due le ragioni del mio ritorno: mio figlio e la sfida vinta. Ma non escludo futuri ripensamenti…

  • Quali sono le cose che per Lei veramente contano nella vita?

 

Parlando di cose… sono due: i miei ricordi e i mie sogni. Tutto il resto non conta molto.

E niente e nessuno potrà mai rubarmeli.

A nome de www.lintelligente.it ringrazio il Dottor Musi per la gentile intervista che ci ha concesso, per aver dato onore agli italiani all’estero, ma soprattutto per le sue straordinarie doti umane. Grazie infinite Carlo, e colgo l’occasione per dire francamente che, a mio avviso,  l’Italia  ha bisogno di persone come Lei, in ogni caso auguri per il suo futuro indipendentemente da quale sarà la meta che Lei un domani sceglierà.

 

Antimo Pappadia

 

 

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