Suocera e nuora tra mito e realtà

Quando due partner decidono di sposarsi o convivere, devono, in primo luogo, separarsi fisicamente dalle rispettive famiglie d’origine; cosa che non sempre avviene in modo indolore.

Se la relazione familiare è di tipo distante e disimpegnato, tra i vari membri della famiglia non vi è un forte coinvolgimento. Sono stati tracciati confini ben chiari, ed il sostegno reciproco, sia emotivo che materiale, è relativo, poiché ciascuno conduce un’esistenza personale autonoma. In queste famiglie esiste un grande rispetto per le libertà individuali, che si accompagna però ad una forma di evitamento degli affetti e delle relazioni. L’ingerenza di queste famiglie nella vita della coppia può considerarsi quasi nulla.

Anche una relazione familiare di tipo sicuro, è caratterizzata da un notevole rispetto di confini, chiari e non prevaricabili. Vi sono però sentimenti di vicinanza e intimità, che rendono la relazione più sana. Queste famiglie hanno, sulla coppia, un’influenza incoraggiante e positiva.

Esiste poi una relazione familiare, che viene definita di tipo invischiato, in cui manca, invece, ogni genere di confine. Tutti sanno tutto di tutti, e sono emotivamente coinvolti, fino a diventare una sorta di clan, dal quale viene estromesso qualsiasi elemento estraneo. Questo tipo di relazione familiare, che risulta essere, purtroppo, molto diffuso, rappresenta una delle cause di separazione coniugale.

Nelle famiglie invischianti si stabiliscono legami caratterizzati da ansia e ambivalenza. Le madri, pur essendo apparentemente felici per il proprio figlio, e desiderose della sua serenità, hanno il cuore pieno di tristezza, vuoto, e senso di abbandono. Affrontano quindi la separazione con fatica e difficoltà, mettendo talvolta in atto, più o meno consapevolmente, squalifiche e sabotaggi della relazione di coppia.

Sono proprio queste caratteristiche a delineare l’impopolare figura della suocera, personaggio che gode, anche se non sempre giustamente, di pessima fama. E le donne che lamentano relazioni difficili ed ostili con questa figura, sono davvero tante.

Ma si tratta di un mito da sfatare, o vi sono, effettivamente, ragioni per cui suocere e nuore non possono andare d’accordo?

Personaggio scomodo, la suocera simbolizza implicazioni psicologiche come gelosia, rivalità e potere. Nelle varie sfaccettature della sua immagine simbolica, questa figura viene vissuta come una sorta critico o di giudice che risveglia il critico ed il giudice interiore. A volte si tratta di un problema “oggettivo”, di una suocera realmente gelosa, soffocante e intrusiva, che vuol sapere tutto, e mettere parola in tutto. Altre volte le criticità del rapporto non sono imputabili alla suocera, ma alla nuora che, trascinandosi ambiguità non risolte con la propria madre, le proietta su di essa vedendola come la madre cattiva. Ecco allora che la suocera, qualunque cosa faccia, viene percepita come un simbolo persecutorio e del tutto insopportabile.

Generalmente i conflitti nascono perché ciascuno si sente invaso nel proprio territorio. La suocera può essere governata da paure intrinseche nella natura protettiva/possessiva di madre; ritiene di poter considerare ancora proprio un figlio che ha cresciuto, e non vede di buon grado che qualcuno possa prendere il suo posto. Alcune suocere vedono nella nuora una vera e propria nemica, rivale nel cuore del figlio: quando realizzano che il loro “bambino” è cresciuto ed hanno perso il controllo su di lui, individuano come capro espiatorio la donna che lo sta “portando via” da loro. Per le madri non è sempre facile accettare che il figlio sia cresciuto e che abbia imparato a prendere decisioni e vivere la vita in maniera indipendente; tra madri e figli esiste spesso un rapporto totalizzante che, magari anche solo a livello inconscio, rende faticoso accettare condivisioni. Il timore che i nuovi valori inculcati dalla nuora al marito e ai nipoti, li allontanino da quelli trasmessi da loro, fa sì che, nel tentativo di rimarcarli, esse risultino invadenti. Nasce così la necessità di arginare le incursioni nella propria vita coniugale, e definire con chiarezza limiti e confini. D’altro canto le nuore, consapevoli del forte il vincolo esistente tra madre e figlio, entrano in competizione con questa figura, temendo di non essere all’altezza di garantire una relazione altrettanto solida e soddisfacente, e reagendo a queste insicurezze con un inconscio e pregiudizievole rifiuto.

Un cattivo rapporto con la suocera rischia di avere gravi conseguenze sulla coppia, provocando instabilità in famiglia, con effetti negativi anche sui figli. Superare questo stereotipo, e immaginare una relazione fatta di collaborazione e fiducia, richiede sicuramente una buona dose di apertura e disponibilità, ma non è impensabile. Entrambe hanno bisogno di riconoscimento e rispetto reciproco; il conflitto, e la cattiva relazione, rischiano di trasformarsi in una guerra di soli perdenti.

Ciascuna deve capire e definire il proprio ruolo. Bisogna soprattutto comprendere che nessuna suocera vorrebbe, consciamente, nuocere al proprio figlio o alla sua famiglia. Provando a mettersi nei suoi panni, non è difficile comprendere i possibili sentimenti che albergano nel suo animo: gelosia, nostalgia, timore di perdere ciò che ama incondizionatamente, paura della solitudine, ecc. Per cui una suocera invadente va limitata, ma anche compresa e, quando possibile, accolta.  Piuttosto che entrare in conflitto, meglio utilizzare strategie di inclusione attraverso il coinvolgimento, la responsabilizzazione, il rispetto reciproco, tanto affetto, e in molti casi anche una fruttuosa collaborazione, soprattutto nella gestione dei figli-nipoti.

L’atteggiamento più funzionale, per la nuora, è quello del distacco emotivo. Assumere una posizione neutrale e cercare di stabilire una complicità con il marito, senza temere il confronto. Fare un passo verso la suocera, rendendosi comprensiva e disponibile al dialogo. Solo in questo modo la suocera potrà ammorbidirsi, diventando più flessibile, e assumendo comportamenti che diano spazio alla comunicazione, e non siano di chiusura.

Entrare a far parte di una famiglia richiede necessariamente la capacità di abbracciare tradizioni e valori non sempre coincidenti con i propri. Al tempo stesso, la famiglia deve accogliere il nuovo componente, avendo rispetto per la sua storia ed il suo bagaglio personale, lasciando la possibilità ad un reciproco raccontarsi e conoscersi.

Bisogna avere tolleranza da entrambe le parti e, soprattutto, la capacità di accettare i cambiamenti.

Nunzia Manzo

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