Nessuna parola, solo sgomento

In qualità del doppio ruolo che rivesto, e cioè quello di Direttore di questo Quindicinale di approfondimento culturale ad interesse sociale, e quello di “tecnico” dei servizi sociali, in questi giorni sono stato più volte sollecitato a pubblicare la mia opinione in merito alle aberranti vicende che stanno travolgendo i Servizi Sociali del mio territorio di residenza.

Se a questo poi si aggiunge anche il fatto che una Fondazione, che in questo momento si trova al vaglio degli inquirenti ha intrecciato, seppur occasionalmente, il mio percorso professionale, allora la necessità di pronunciarmi non rappresenta solo un diritto di opinione, ma anche un obbligo deontologico nonché un dovere istituzionale.

Tuttavia continuo a non avere parole. Davvero… sono rimasto così basito dalla vicenda, che non riesco a commentare. Inoltre, l’osservare che la letteratura scientifica mondiale  ha una scarsissima documentazione storica in merito a vicende analoghe, mi rattrista al punto tale da rendermi  incapace  perfino di esprimere le emozioni che provo. Pertanto mi scuso con i lettori se non riesco a dire altro che i miei occhi si sono riempiti di lacrime. Si, mi è venuto da piangere! Mi è venuto da piangere soprattutto quando ho letto alcuni dialoghi pervenuti agli atti degli inquirenti. Mi è venuto da piangere anche quando ho immaginato la sofferenza che hanno esperito quelle anime innocenti in balia di orchi senza né morale, né etica. Mi è venuto da piangere quando mi sono domandato: ma come è possibile che proprio l’istituzione preposta a proteggere le anime più belle e pure di questo mondo si trasformi in una cinica e spietata organizzazione a delinquere? E mentre ero preso dallo sgomento, la mente mi ha proiettato in un momento peculiare della mia infanzia, quando da bambino ascoltai per puro caso un noto mafioso (pochi mesi dopo trucidato da un clan avversario) dire a un gruppo di conoscenti: –I BAMBINI NON SI TOCCANO-. Se i servizi sociali di un Paese civile riescono a far peggio delle più ignobili associazioni camorriste, allora vuol dire che questa umanità non ha futuro.

Se avete la forza (anche se io lo sconsiglio vivamente), potete qui di seguito leggere uno dei dialoghi a vaglio della Magistratura a cui facevo riferimento prima. La conversazione è stata registrata durante un incontro psicoterapeutico ed stata pubblicata per la prima volta dal Quotidiano “Repubblica” il 29/06/2019:

Ma non ti ricordi che hai detto che non li volevi più vedere? (lo psicologo, interagendo con la e bimba e riferendosi al padre di lei)

-Ma non ho detto che non volevo vederlo- (Bambina)

-Si avevi detto che non volevi vederlo perché avevi paura che ti facesse del  male- (psicologo)

No, non avevo detto che non volevo vederli (riferito ad entrambi i genitori). Ogni tanto mi capita di piangere perché mi mancano-

Ecco, provate voi a commentare questa conversazione, se ci riuscite…

 

Antimo Pappadia, Direttore responsabile de www.lintelligente.it

 

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