“Improbabile” intervista ad una tartaruga

Mi guarda con gli occhietti sornioni da cartone animato, si fa fatica a credere che abbia più di cento anni. Il suo incedere è però stanco ed accorto, scivola sui sassi come se non avesse ostacoli. Allora ho deciso che devo mettermi alla sua altezza, pardon, bassezza, insomma, stendermi al suo livello.

Arretra velocemente la testa e la nasconde nel carapace sui cui prontamente busso.

Alaquanto seccata mi chiede cosa voglio, perchè non la lascio in pace.

  • Desidero farti alcune domande, ripercorrere un poco la tua storia
  • Credi che possa interessare a qualcuno?
  • Certamente, non vedo perchè allora, la tua immagine sia diventata un oggetto simbolico
  • Simbolico?
  • Precisamente, non sai forse, che migliaia di oggetti entrano nelle case e sostano sugli scaffali, nei, cassetti, addirittura diventano monili di cui adornarsi?
  • Non lo sapevo, sai sono sempre qui chiusa nel mio guscio…

In questa affermazione avverto un pò di ironia, ma continuo…

  • Proprio per questo tuo estraniarti sei diventata il simbolo della meditazione, della concentrazione, non solo, un oggetto che ti rappresenti diventa un dono augurale, simbolo di longevità, di pazienza, costanza, resistenza.
  • Tutto questo?
  • Ed altro ancora… ma piuttosto, tu non hai nulla da raccontarmi?
  • Mi hai davvero stuzzicato, sto cercando nei miei ricordi, di quelli che ci tramandiamo nel tempo…
  • Dimmi!
  • Posso dirti che con il mio carapace e sette corde, il dio Hermes, nell’antica Grecia, inventò la lira, uno strumento musicale dolce e melodioso. Lo regalò ad Apollo e lui a sua volta, ad Orfeo, che divenne il suo più grande musico, riuscì con il suo canto a commuovere gli esseri del mondo degli inferi a fargli riportare in vita la sua amata Euridice, ma Orfeo non fu abbastanza paziente e si voltò mentre risaliva sulla terra , riperdendola un’altra volta. Ma questa è un’altra storia…
  • Adesso comprendo… ho capito perchè la lira viene considerata un’altare che unisce la terra con il cielo. Raccontami ancora…
  • Dicono che la ninfa Chelone fu punita da Zeus perchè con grande imprudenza arrivò in ritardo al suo matrimonio con la dea Era e così la trasformò in una tartaruga per condannarla a giungere in perenne ritardo, ma anche a vivere a lungo per espiare e meditare sulla sua insolenza.
  • Vuoi dire che è tutta colpa o merito di questa ninfa , se vivete così a lungo?
  • Così dicono! Ma è anche vero che portiamo sulle spalle tanti di quei simboli, che i cinesi hanno scritto che la Terra è sostenuta dalla schiena di una tartaruga gigante. Meno male che non sapevi nulla! La verità è che non amo una eccessiva visibilità. Mi piace stare nel mio guscio per pensare alle cose del mondo. Beh! Ma già che ci sono, mi piace ricordarti che l’isola dei bucanieri nei Caraibi, si chiamava Tortuga , così battezzata da Cristoforo Colombo, per la somiglianza della sua forma con una tartaruga.
  • Non avevo il coraggio di dirtelo, ma sai, anche io ho una piccola collezione di tartarughe, alcune semplicemente belle provengono da molti paesi, souvenur un pò kitsch, altre davv ero preziose…
  • E per te sono importanti?
  • Sì, molto, mi ricordano le persone che me le hanno donate, i luoghi che ho visitato senza esservi stata materialmente
  • E allora tienile con cura, diventeranno la tua memoria e quando si chiederanno perchè le hai tenute, forse, sarà bello se leggeranno questa intervista.

Mi ha lasciato con queste parole ed è inutile che bussi oltre sul suo carapace. Non mi risponderà.

 

Nadia Farina

(Foto di Nadia Farina  -collezione personale-)

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