Bella come una mattina d’acqua cristallina

Bella come una mattina d’acqua cristallina
Come una finestra che mi illumina il cuscino
Calda come il pane ombra sotto un pino
Come un passaporto con la foto di un bambino
Bella come un tondo
Grande come il mondo
Calda di scirocco e fresca come tramontana…

Ogni volta che sento questa canzone di Jovanotti penso alla giovinezza. A molti sembrerà una canzone banale, piena di aggettivazioni scontate, eppure l’accostamento della bellezza all’acqua cristallina, al pane caldo, alla foto di un bambino, allo sciroppo caldo e al fresco vento di tramontana è davvero potente e lascia spazio alle suggestioni. Ed è proprio canticchiando questo ritornello che sono entrata, in qualità di giurata, nell’Aula Magna della scuola media G.Carducci di Brescia, dove si è svolta la finale del primo concorso dei corti teatrali riservato agli studenti e ai giovani bresciani :“Facciamoci un corto”.

Il concorso è stato organizzato dall’Assessorato alle Politiche Giovanili e alle Pari Opportunità , nella figura della dott.ssa Roberta Morelli. Il drammaturgo Patrizio Pacioni, nel ruolo di direttore artistico, insieme alla giuria, composta dalla responsabile Scuole e Formazione presso il CTB Franca Ferrari, dalla sottoscritta Anna Bruna Gigliotti, dall’attore Pino Oriolo, dalla scrittrice Rita Piccitto, ha dato il via ai “corti” in concorso.

La sala era piena di bellezza, talento, giovinezza, entusiasmo.

Eh sì, la giovinezza è sempre stata celebrata in ogni dove, in ogni tempo, anche da poeti eccelsi come Dante Alighieri che nel suo “Guido io vorrei che tu, Lapo ed io” parla della spensieratezza di quella età bella che si apre ad ogni felicità da condividere in armonia con gli amici e le “donne” amate, andando per mare su un vascello incantato:

 

Guido, i’ vorrei che tu e Lapo ed io
fossimo presi per incantamento,
e messi in un vasel ch’ad ogni vento
per mare andasse al voler vostro e mio,
[…]
e quivi ragionar sempre d’amore,
e ciascuna di lor fosse contenta,
sì come i’ credo che saremmo noi.

Tornando a noi e al “cortoio ero lì tra la giuria, con l’ingrato compito di valutare il migliore spettacolo, la migliore interpretazione maschile, la migliore interpretazione femminile e dare una menzione d’onore speciale per costumi e scenografia. Ingrato perché i ragazzi mi entusiasmano tutti, nessuno escluso, e mi commuovono sempre la loro emozione davanti ad una prova, la loro giocosa partecipazione, la loro timidezza che si nasconde dietro uno sguardo di falsa sicurezza, la fluidità lieve dei movimenti, il loro impacciato interagire con l’adulto che, ahimè, quasi sempre è chiamato a giudicare. Mentre ero lì in attesa del primo corto, mi venivano in mente le parole del generale Douglas Mac Arthur sulla giovinezza:

«La giovinezza non è un periodo della vita: è uno stato dello spirito, un effetto della volontà, una qualità dell’immaginazione, un’intensità emotiva, una vittoria del coraggio sulla timidezza, del gusto dell’avventura sull’amore delle comodità.[…]

Giovane è colui che si stupisce e si meraviglia, che domanda come un ragazzino insaziabile: “e dopo?” e che sfida gli avvenimenti e trova la gioia al gioco della vita. […]

Voi resterete giovani fino a quando resterete ricettivi: ricettivi a ciò che è bello, buono e grande; ricettivi ai messaggi della natura, dell’uomo, dell’infinito.

 

Ricordando questa sua esortazione ai giovani, mi sono rasserenata e ho pensato che la partecipazione dei nostri ragazzi al concorso prevedeva la possibilità di vittoria ma anche di sconfitta. Comunque fosse stato il verdetto, avrebbe vinto su ogni cosa il loro coraggio di piccoli guerrieri.

Misurarsi con gli altri è un momento di crescita e farlo con l’arma della comunicazione fatta di parole, movimento, musica, in un progetto che unisce tutti, è davvero importantissimo per i nostri giovani perché li renderà più forti davanti alle sfide future.

Ero pronta: avrei valutato con animo sereno. E poi non ero sola a espletare questo difficile, ma pur gratificante compito.

Come migliore spettacolo è stato premiato “ Offline” messo in scena da alcuni alunni della scuola secondaria Giosuè Carducci, diretti dai registi Biagio Vinella e Milena Bosetti.

Sarcastico e provocatorio il corto ha portato in scena una spietata analisi sulla superficialità della comunicazione virtuale, oggi così tanto presente nella nuova generazione, a scapito dei più autentici rapporti personali.

Il lavoro è risultato bello, a tratti commovente e malinconico.

Premio alla migliore interpretazione femminile è andato a quattro allieve del Liceo Gambara, dirette dalla regista Laura Mantovi, che hanno espresso al meglio e coralmente l’animo di Antigone, nome della protagonista e titolo dello stesso corto.

Migliore interprete maschile è risultato Ibrahima Coly dell’Istituto Fortuny, nei panni di un goffo Sancho Panza, in una riattualizzazione ironica e paradossale dell’opera di Cervantes messa in scena da Marco Passarello.

Per la scenografia e i costumi il premio è andato al laboratorio dell’Istituto Fortuny.

La Cerimonia di premiazione con la consegna degli attestati e dei premi è avvenuta giovedì 6 giugno nella prestigiosa sala Giudici in Palazzo Loggia, alla presenza della Giuria e dell’Assessore Roberta Morelli.

E il premio?

Biglietti per uno spettacolo teatrale della prossima stagione: di Shakespeare naturalmente.

Bello no?

Sì stupefacente e immaginifico come solo la giovinezza sa essere!

E ora voglio finire questo mio articolo con le parole della “leggenda della musica americana”, Bob Dylan, che nella sua “Forever Young”, dedicato all’ultimogenito Jakob, così si esprimeva:

 

May God bless and keep you always                                  
May your wishes all come true
May you always do for other
And let others do for you
May you build a ladder to the star
And climb on every rung,
May you stay forever young,
Forever young, forever young,
May you stay forever young.

 

 

 

Che Dio ti benedica e protegga sempre
che tutti i tuoi desideri possano realizzarsi
che tu possa sempre fare qualcosa per gli altri
e lasciare che gli altri facciano qualcosa per te
che tu possa costruire una scala verso le stelle
e salirne ogni gradino
che tu possa restare per sempre giovane
per sempre giovane, per sempre giovane
che tu possa restare per sempre giovane
.

 

La canzone è ovviamente un inno alla vita e alla speranza, e parla agli adulti, più che al nuovo nato, invitandoli a guardare il mondo con lo sguardo incantato e integro della gioventù.

 

Anna Bruna Gigliotti

 

 

 

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