Cuori nella rete

La tecnologia ha radicalmente trasformato la nostra vita e la nostra essenza, investendo gli aspetti più importanti dell’esistenza, incluso l’amoreIl web influenza non solo le nostre relazioni, ma anche la nostra identità, portandoci a –con-fondere– ciò che siamo, con ciò che siamo spinti a mostrare in una trasparenza tanto ostentata quanto perversa.

Tutto può realizzarsi, a prescindere dalla realtà, nel magico universo della “rete”, questo mondo che ci affascina e in cui amiamo tanto avventurarci.

Se analizziamo il concetto di rete, “intreccio di fili annodati fra di loro, a maglie più o meno fitte”, possiamo meglio comprendere la complessità del sistema: questo termine viene utilizzato comunemente per indicare gruppi di persone che possono avere tra loro diversi tipi di legame (rete sociale, rete parentale, rete amicale, etc.); nell’informatica si riferisce ad una serie di canali di comunicazione collegati tra loro in modo da rendere scambi di dati, informazioni, risorse, visualizzabili e condivisibili; si parla poi di rete sociale, intesa come social network, per definire una comunità di persone “connesse”, che entrano in relazione tra loro, pur non incontrandosi nello stesso luogo e nello stesso momento. La parola “rete” richiama però, anche piuttosto immediatamente, il significato di cattura, trappola, lusinga che seduce, preannunciando, in un certo senso, il rischio di incorrere nelle insidie da essa celate.

Oggi l’amore è a portata di mano, non è più necessario attenderlo, si può cercare attraverso un sito, una chat, dove è possibile incontrare corteggiatori virtuali, conoscersi, innamorarsi, in una maniera facile e poco impegnativa ma comunque coinvolgente. Ma come ci si può innamorare in rete, con tanta disinvoltura, di qualcuno che non si è mai visto di persona? Sicuramente, il filtro rappresentato dallo schermo, consente di esibire un’immagine di sé idealizzata in cui difetti e criticità possono essere occultati, grazie alla mancanza di tutti quegli indicatori comportamentali presenti invece in un incontro reale. La personalità del soggetto con cui si interagisce può risultare dunque più o meno alterata. Nelle relazioni che nascono attraverso i social non è facile distinguere tra realtà e finzione, e, di conseguenza, riuscire a discernere un sentimento vero da una mera illusione. Eppure, per quanto apparentemente assurdi e inconsistenti, gli amori in chat sono in grado di smuovere emozioni forti, con un coinvolgimento pari a quello degli amori reali. Sebbene tra due sconosciuti, in qualche modo, l’incontro avviene, da qualche parte, l’altro viene trovato; anche se può trattarsi soltanto della proiezione di una rappresentazione interna (ma questo avviene facilmente anche nell’incontro reale!).  Elementi che contribuiscono a rendere attraente l’esperienza dell’incontro in chat non mancano, basta pensare al crearsi di una situazione in cui si può parlare, in maniera libera e confidenziale, di argomenti coinvolgenti, spesso profondamente intimi, e godere della piena attenzione e disponibilità dell’altro, che appare concentrato sulla conversazione e suscita sensazioni di comprensione ed empatia, in grado di legare anche grazie alla percezione di solitudine, che è spesso il motore del bisogno di connettersi in rete. Ma l’esperienza di comunicazione e condivisione, in rete, avviene in una forma particolare: venendo a mancare aspetti come voce, odori, contatto fisico, gesti, linguaggio del corpo, quella che si realizza è un’esperienza ridotta, in cui ci si relaziona ad alcuni pezzi della persona ma non alla sua totalità; ci si può innamorare di quello che racconta o di come lo racconta, della sua storia o del modo in cui vive, di luoghi e contesti in cui si rappresenta, si può essere attratti da idee, princìpi e valori dichiarati. La condivisione dei pensieri unisce, seppur fisicamente separati da significative distanze chilometriche; nasce così un’intesa mentale, una relazione basata sulle parole, che contempla però la possibilità di ricevere ed inviare messaggi distorti e dar luogo a fraintendimenti, non essendoci modo di verificare quanto viene detto e scritto, che può essere, più o meno volontariamente, oggetto di manipolazione e strumentalizzazione. Bisogna essere consapevoli, insomma, che in questi teatri virtuali ognuno può crearsi il personaggio che preferisce, magari che anela essere, e il contatto reale potrebbe risultare traumatico poiché la persona, in carne ed ossa, potrebbe rivelarsi ben diversa dal partner idealizzato in rete. Meglio dunque non investire di troppe aspettative gli incontri virtuali, che potrebbero deludere, e ferire emotivamente.  Così alcuni scelgono di non sottoporre la relazione all’esame di realtà, mantengono il legame in una dimensione virtuale, dove l’incertezza, con i suoi aspetti intriganti, aiuta a preservare la distanza ed evitare il rischio dell’impegno, permettendo di avere a disposizione qualcuno, sempre presente e raggiungibile, con cui incontrarsi e connettersi per sentirsi amati e speciali. In altri casi incontrare, seppure virtualmente, qualcuno con cui si riesce a stabilire un’intesa, e che sembra fatto apposta per noi, può rivelarsi un dono; se le persone interagiscono con trasparenza, sincerità, rispetto e coerenza, non è escluso che quell’innamoramento virtuale, in cui è avvenuta la percezione della vera essenza dell’altro, al riparo da un’ingannevole attrazione fisica, possa tradursi in un amore vero. In questo caso l’incontro reale sarà fondamentale per convalidare la compatibilità sotto ogni profilo e, soprattutto, l’alchimia tra anima e corpo.

L’epoca in cui viviamo ci pone davanti ad un modo nuovo di vivere e rappresentare emozioni e sentimenti. Nell’amore, così come in tutti gli altri aspetti della vita sociale, la distinzione tra reale e virtuale sembra perdere rilevanza.

D’altro canto, innamorarsi virtualmente su internet o realmente per strada, emotivamente non fa nessuna differenza. Ci si può sempre innamorare di un’illusione, di qualcosa che non esiste, e questo può destabilizzare la nostra vita più di quanto riusciamo ad immaginare. Pur prendendo la decisione di allontanarci da quella che si è rivelata un’illusione, corriamo il rischio di continuare a guardare nostalgicamente indietro, alla ricerca di quelle sensazioni che, sembrando reali, ci facevano star bene, e a sottovalutarne gli aspetti ingannevoli e manipolatori.  La consapevolezza di aver amato un’illusione, a volte, non è sufficiente a rinunciarvi, e si può essere spinti a riavvicinarsi ad essa, confondendo e sovrapponendo la fonte del dolore al concetto di amore. E’ come se non si riuscisse ad accettare che quel vissuto, quel sentimento, quella persona, non erano reali. Risulta troppo doloroso ammettere di avere amato un ideale, un’illusione, una maschera. Che è poi quello che accade spesso anche nella vita reale.

 

 

Nunzia Manzo

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