Sulle tracce del viola

IL VIOLA è il colore della nobiltà spirituale ed è figlio del rosso e del blu che si incontrano sul far della sera.

Dal loro amore nasce l’invisibile essenza sempre in cerca di equilibrio tra l’astratto ed il concreto, perché eleva la spiritualità se prevale il blu, ma diventa più fisico e materiale se si intona nel prezioso porpora.

Raccontano che Leonardo meditasse contemplando i vetri viola delle chiese e che i musicisti si sentano ispirati dalle sue alte vibrazioni. Dicono ancora che guarda sull’oltre e riesce ad aprire le porte di mondi lontani e ultraterreni.

Eppure ama la temperanza e l’umiltà che si rirtova nella simbolica violetta, piccolo fiore del sottobosco di primavera che nasconde la sua fragile bellezza e il suo penetrante profumo sotto foglie tanto più grandi di lei. Per coglierla, bisogna cercarla, abbassarsi e piegare la schiena.

C’è chi ritiene che assorbe la luce e allora diventa il colore della metamorfosi, spegne il rosso del fuoco e accende la segretezza del blu, dà pace e consolazione, è anche il colore della obbedienza, della penitenza, del sacrificio, del sogno, della magia. E’ un colore segreto e protettivo, amato dai bambini che sono ancora vicini alla verità; si proietta nell’oltre, sembra aiutare la memoria ed i ricordi, alimenta qualunque tipo di creatività esaltando lo spirito. Chi si veste di viola, incute rispetto e soggezione dando una immagine di autorevolezza.Lo si trova sugli altari in quaresima, tra i panneggi della Maddalena, tra gli ex voto.

Lo si trova nei ritratti dei santi e dei devoti, dei martiri e degli eroi; mai invece, nei teatri dove non è bene accetto.

Un fiore che bene lo rappresenta è il convolvolo che viene sacrificato per dare spazio alle piante che appena nate, ha invece protetto e sostenuto con il suo andare controcorrente, perchè spaventa per la forza dei viticci e la velocità dell’espansione e lo chiamano invadente. Viene così estirpato, senza pietà, lasciando cadere sul terreno, come gocce di sangue, impalpabili fiori viola carichi di semi e come martire ed eroe del mondo vegetale, va ad incontrare negli Elisi, i martiri e gli eroi del regno umano.

Lo si trova nei quadri dell’esule volontario Marc Chagall che lo dipinse con l’amore e la preghiera, nei voli onirici delle sue tele, dove tempo spirito e spazio diventano favola attraverso il ricordo e la memoria; quella stessa che avrà in eredità il bambino che si nutre nel silenzio placentare, così permeato di viola!. Una memoria che poi perderà, entrando nella materialità del mondo. Infatti, un bimbo appena nato sa camminare! Poi ..dimentica!

Lo si trova anche nell’opera di Kirchner, tedesco artista, che cancella ogni atmosfera fanè, spinto all’eccesso dalla visione di una realtà attraversata da uno specchio deformato.

Ma non si può dimenticare Kandinskij , che intinse il suo pennello nel viola per osare straordinari contrasti.

Il giorno che ci si accorgesse di avere bisogno della memoria natale, desiderando un compagno in questo viaggio a ritroso, basta pensare al viola che inonderà il capo lasciando cadere su questo, anche una corona di oro giallo che difenderà dall’eccessivo orgoglio, dalla potenza senza saggezza, dall’arroganza della prepotenza, dal falso idealismo del lato negativo. Poichè ogni colore possiede i due lati – negativo e positivo.

Il viola, finchè rimarrà inviolata l’integrità dell’essere, regala anche il saggio potere dei re, ed infine, perchè non regalarsi una ametista, la pietra che ha la capacità di assorbire le energie negative trasformandole in positive attraverso le frequenze dei suoi raggi violetti.

 

Nadia Farina

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *