Sulle tracce dell’arancione

L’arancione sorge nella scia del sole che nasce all’alba per curvarsi nel tramonto, quando la saggezza del giallo si fonde con il rosso dell’amore facendo battere il cuore, non troppo, non poco e avvolge di calore l’affetto della autentica amicizia diventandone il simbolo. E’ un colore che infonde coraggio, ottimismo e positività. Regala gioia, benessere e concentrazione che invita alla saggezza ed alla conoscenza e invita l’uomo alla creatività. Rende spontanei, perché dà sicurezza, mette in contatto con il prossimo in una posizione di allegria e invita al movimento senza inibizioni poichè spazia nella luce con grande respiro. Le Muse hanno raccolto le peculiarità di questo colore indossando mentre danzavano, pepli color zafferano, mentre la mente si apriva dando vita vita alla creatività.

E’ un colore che si riscontra anche negli abiti dei monaci buddisti, i seguaci di Osho Rajneesh meditano e cantano la gioia vestiti di arancione. Mentre lo si trova anche nella iconografia religiosa: E ’ il colore del mantello dei Cavalieri del Santo Spirito, che protetti dalla croce, aiutano a prendere di ogni cosa, la parte migliore.

L’arancione aiuta ad essere disinvolto e ad avere coraggio, e avendo coraggio, il cuore si spalanca alla disponibilità, alla spontanea semplicità, alla volontà di fare. Il movimento e i sentimenti di positività dati da questo colore, regalano il benessere del corpo e il benessere dell’anima serena perché allarga l’apertura del cuore che insegna l’ascolto e la tolleranza.

Chi indossa l’arancione chiede e offre amicizia, affetto, simpatia e volontà di comunicare.

A sostegno di tutte queste caratteristiche, un opale di fuoco, la pietra trasparente dai riflessi aranciati e le arance regalate a Natale, portano fortuna, prosperità e salute.

Molti pittori hanno sciolto l’arancio sulla loro tavolozza, per raccontarlo nei pregi e nelle cose amare, ad esempio, il veneziano Lotto che visse e dipinse i tormenti dello spirito inquieto tra angeli di carne e sante figure umane, con magiche atmosfere velate d’arancio. Oppure Turner, protagonista romantico della pittura inglese con preveggenze informali, che stracciando il colore, illuminò travolgenti mulinelli d’arancio con il movimento del divenire.

De Chirico ancora, prese la luce aranciata del meriggio, quando il sole è allo zenit, per fermare un fotogramma di eternità, l’attimo che tutto contiene.

L’arancione non deve però essere invadente perché potrebbe indurre all’esibizionismo, alla triste malinconia, allo sconforto, fino a togliere vitalità e sicurezza, ricordando anche che vive in modo ambivalente tra bene e male, tra razionalità e istinto, tra spirito e carne.

 

Nadia Farina

(Nella foto -L’Albero arancio- di Nadia Farina)

 

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