Le dieci F (“effe”)

Venghino, lorsignore e lorsignori, venghino! Non siamo qui per vendere, ma per regalare. E per questo motivo, la “F” di Pòlis (“Alfabeto delle crisi”) si fa in dieci. Dopo aver trattato (ospiti in “Costume e Società”):

FINI (Massimo, ottimo scrittore e polemista, non l’ormai dimenticato Gianfranco, ex-leader della Destra italiana); FEMMINA;

F..A (sì, proprio quella “cosa” là);

FERRADINI (Marco: “Prendi una donna, trattala male …”) … per un totale di 4 “F” … qui (“Pòlis”) ci si dedica alle altre 6:

FAMIGLIA, FIGLI, FAMILY DAY, FEMMINISMO,

FABRI FIBRA (che vale per due … non solo per le due “effe”!).

In questo bizzarro esercizio di scrittura (mia) e di lettura (vostra, se vorrete), la massima utilità viene raggiunta leggendo prima l’altra rubrica (“Costume e Società”), e poi tornando qui!

* * *

5, 6, 7 e 8 – FAMIGLIA, FIGLI, FAMILY DAY, FEMMINISMO

Come argomentavamo in “Costume e Società”, il meccanismo che sostanziava fino ad anni recenti il gioco erotico del maschio e della femmina, si è rotto.

Massimo Fini lo spiega benissimo nel suo DI(ZION)ARIO EROTICO, Marsilio, 2000, da noi citato nell’edizione del 2014.

Siccome però, in linea generale, sono cose che alle Donne non piace sentirsi raccontare, perché sembra (a torto) che quanto descritto contraddica il loro processo di emancipazione, dobbiamo considerare una “fortuna” che il libro sia passato quasi inosservato, e sia uscito indenne da critiche sdegnosamente “censorie”.

Io penso invece che possa divertire e stimolare donne intelligenti e irriverenti, che sappiano apprezzare come le posizioni maschili vengano rappresentate per quello che sono (erano), e non per come si vorrebbe che fossero.

Si tratta insomma di un “coming out”, in cui il maschio non viene visto mediante un’osservazione “esterna”, ma attraverso l’ovvia competenza del rappresentante stesso della categoria: “uomo, o maschio, moderno”.

(Laddove per “moderno” non intendiamo, lo ribadisco, “emancipato”, ma figlio della stratificazione culturale illuminista e post-illuminista, sull’inevitabile base naturale-millenaria.)

Quindi, per quanto il sottotitolo del libro sia: “Manuale contro la donna a favore della femmina”, in realtà si parla altrettanto del maschio, della coppia, degli incontri in generale fra uomo e donna,

Il meccanismo s’è rotto – dicevamo – “e la lotta fra i sessi si è fatta davvero mortale” (145).

Non stupisce affatto, pertanto, che il “maschio-in-fuga” (concetto da me argomentato in “Costume e Società”) si sia espresso pochissimo sul recente Family Day di Verona, e più in generale non si esprima volentieri sulla Famiglia e sui Figli.

Con due eccezioni:

  1. a) i cosiddetti “padri separati”, che molto spesso hanno problemi importanti di frequentazione dei figli dopo la separazione e il divorzio (sulla cui natura neanche mi va di parlare, facendo io stesso parte della “categoria”, tuttavia con un unico obiettivo personale: dimenticare … e ho detto tutto! … parimenti tralascio il tema dei rilevanti problemi economici);
  2. b) coloro che si sono impegnati (ma stancamente) in una qualche disciplina di Partito, pro o contro Pillon.

Ammettiamolo: il parere dell’uomo è irrilevante, e siamo oramai in tanti a preferire il silenzio. Il motivo è chiaro: la Famiglia (di qualsiasi tipo) è oramai un problema pressoché irrisolvibile: se la coppia funziona male, non per l’emancipazione femminile (ben venga), quanto piuttosto per la sistematica svalutazione del maschio, difficilmente ci si sentirà motivati a fare una famiglia.

La motivazione sarà minore per l’uomo, che continua, beninteso, a sentire la voce della continuità della specie, ma accondiscenderebbe ad archiviare gli istinti poligamici, e quindi a costruire una famiglia, in presenza di condizioni molto più tranquillizzanti rispetto a quelle attuali.

Ho avuto la fortuna di vivere la mia giovinezza in un periodo, quello degli Anni Settanta, che, pur drammatico e spesso tragico, avevo diffuso nondimeno una consapevolezza: come la classe operaia può liberare non solo se stessa, ma l’intera società (rendendola più vicina alla “verità” dei processi e dei problemi reali), analogamente la donna potrebbe emancipare non solo se stessa, ma anche il maschio (dal giogo del patriarcato, che è pesante anche per l’uomo, seppure con diverse motivazioni).

Nessuno pretendeva che l’emancipazione della donna avvenisse “senza conflitto”, ma neanche si pensava che quest’ultimo assumesse la forma della svalutazione sistematica agli occhi dei figli e della società.

Insomma, spostare indietro le lancette dell’orologio, a “prima del Femminismo” è grottesco (questa l’accusa, anche condivisibile, lanciata al Family Day). Ma avanzare l’idea che le “famiglie arcobaleno” siano “meglio” (!?!) è parimenti grottesco, perché all’ingenua vanteria ideologica corrisponde invece una decadenza reale. E comunque bisognerebbe chiederlo ai Figli. Ma è proprio quello che non si vuole fare: chissà cosa uscirebbe da quelle bocche e da quei cervelli ancora non intruppati dall’Ideologia o dalla disciplina di Partito.

9 e 10 – FABRI FIBRA

Del libro di Massimo Fini, dicevamo: le posizioni maschili vengono rappresentate per quello che sono (erano), e non per come si vorrebbe che fossero.

Questa caratteristica lo accomuna, per quanto possa sembrare bizzarro, al ben noto rapper Fabri Fibra, e ai suoi testi:

https://www.youtube.com/watch?v=Qi8c7gQUiyA .

Chi si intende di estetica, e in particolare di estetica marxista, ben comprende come l’arte e la comunicazione “migliori” non debbano servire per “fare ideologia” (Cristicchi, Ermal Meta, Fabrizio Moro, l’inossidabile Mannoia), ma per disvelare aspetti sottaciuti della realtà, facendo, quindi, al contrario, “CRITICA dell’ideologia”.

Progressista, o, se si vuole, rivoluzionario, è pertanto mostrare la realtà per come effettivamente è (ma non si vuole vedere), sottolineandone gli aspetti incongrui, paradossali e grotteschi. QUESTO è il ben noto “realismo” (da non confondere con la rappresentazione somigliante e fedele a fatti e personaggi, alla quale si addice più propriamente il termine “naturalismo”).

Il “realismo” disvela l’ “o-sceno”, ovvero ciò che rimane abitualmente fuori dalla scena.

I critici marxisti “seri” lo sanno:

https://es.wikipedia.org/wiki/Nikos_Hadjinikolaou .

Invece, nella Sinistra italiana, è prevalsa l’idea che l’essere artisticamente progressisti voglia dire raccontare alle masse edificanti storielline “pop”.

I nomi l’ho fatti, e ne potrei aggiungere a manciate.

Conseguentemente, libri come quelli di Massimo Fini, o testi come quelli di Fabri Fibra, gli esponenti della Sinistra italiana non riescono ad apprezzarli, anche perché non sanno capirli.

Nondimeno, ne fruiamo grazie alla libertà d’espressione, che è valore consolidato nell’Occidente. Non ci siamo battuti a favore dei vignettisti di Charlie Hebdo, anche se, raffigurando Maometto, avevano perciò offeso milioni di musulmani?

Non siamo stati, nonostante ciò, tutti “Charlie” per un quarto d’ora?

https://en.wikipedia.org/wiki/Je_suis_Charlie .

Insomma, siamo tutti favorevoli alla libera espressione di opinioni anche lontane dalle nostre!

(Vi risparmio la “solita frase” di Voltaire, che si cita regolarmente a sproposito.)

Quindi, anche ammettendo che i testi di Fabri Fibra possano risultare indigesti a qualcun*, sicuramente non passerebbe mai per la testa a nessun* di censurarli!

O no?

https://www.huffingtonpost.it/2013/04/17/esclusione-fabri-fibra-jovanotti_n_3101527.html .

Il gruppo D.i.Re. ordina, e il Sindacato abbassa la testa.

(“Una decisione inopportuna”, dirà nel 2018 uno di quelli che la prese, Antonio Ascenzi, della Uil. Ma la questione è anche più complessa, perché il Sindacato si limita oramai a promuovere un Concerto organizzato secondo le logiche del marketing, dei media e dell’audience … http://www.romatoday.it/eventi/concerti/concerto-primo-maggio-2013.html .)

Una triplice resa, insomma:

  1. a) estetica, perché si confonde ancora una volta lo spessore artistico con il “buonismo”;
  2. b) politica, perché un gruppo che si occupa di “violenza di genere”, uguale quindi a tanti altri (probabilmente anche più validi, ma meno politicamente potenti), pretese di dettare l’agenda agli artisti, al Sindacato, all’evento;
  3. c) commerciale-capitalistica.

Per parafrasare Gaber: “Tre miserie in un corpo solo”.

(A proposito, il prossimo mese c’è la “G”, o per meglio dire la “doppia G” di Giorgio Gaber! .)

 

Ma penso che tutto ciò alla fine abbia portato fortuna a Fabri Fibra, che rimane uno dei più saldi riferimenti per il rap e per la musica “pop” in generale …

… e i cui concerti sono gremiti di giovani donne, che comprendono ciò che figure tristemente “censorie” non sono in grado di capire.

Anche per questi motivi, dicevo, Fabri Fibra vale doppio!

Per quanto ci riguarda, vale sicuramente la nona e la decima “f” di questo bizzarro articolo a puntate.

 

Gianfranco Domizi

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