“I CAMPI IN APRILE…promettono bene”

“I CAMPI IN APRILE…promettono bene”

Così inizia la canzone” I campi in aprile” di Luciano Ligabue, scritta in occasione del 70esimo anniversario della Liberazione, e donata al Comune di Correggio, la sua città.

Il brano è dedicato al partigiano Luciano Tondelli (“Bandiera”), caduto a Correggio, il 15 aprile 1945, nel corso della “Battaglia di Fosdondo”, a soli 10 giorni dalla Liberazione.

Un aprile che ha luci e ombre. Un’anima in chiaroscuro. Un passaggio obbligato da una stagione che muore ad un’altra che apre i petali alla vita.

Ho voluto aprire questo articolo, in onore di questo mese, proprio con la bellissima canzone del Liga perché i vent’anni del Tondelli, fermi nel tempo, simboleggiano quel seme universale che racchiude ogni cosa possibile.

Lo sapevano bene gli antichi Romani che consideravano Aprilis il mese più amorevole di tutti. Etimologicamente deriva dall’ “aperire” latino , cioè aprire alla rinascita della natura, ma anche dal greco” Aphros, che è il nome della dea Afrodite, la dea dell’Amore.

Dopo il Marzo guerriero ( da Marte il dio della guerra) ci voleva questo cambiamento.

I Romani non perdevano occasione per far festa.

Il Primo Aprile, le Kalendis Aprilis,  si tenevano Venus Verticordia e Fortuna Virilis, duplice festività dedicate a Venere e al suo fortunato compagno Fortuna Virile.

Tante erano le feste che si celebravano in questo mese in onore di varie divinità quali : Cibele, dea della natura, degli animali e dei luoghi selvatici, dal 4 al 10; Cerere, dea dei campi, delle messi e della fertilità, dal 12 al 19.

Il 21 Aprile si festeggiava il Natale di Roma, secondo la cronologia romana che naturalmente partiva dal 753 a.C., dalla fondazione della città, ab Urbe condita.

Il 25 Aprile si faceva la processione fino al bosco sacro, sulla Cassia, del dio Robigus, che proteggeva il frumento dal robigo, un parassita molto pericoloso per la fioritura delle spighe.

Mirabilis che la stessa giornata sia diventata oggi la Festa della Liberazione.

Il più grande poeta di Roma, Virgilio, nato a Mantova, 15 ottobre 70 a.C. dedicò alla rinascita della natura la poesia “ E’ dolce primavera”, da cui questo frammento:

 

Alla selve, alle foglie dei boschi è dolce primavera;
a primavera gonfia la terra avida di semi.
Allora il Cielo, padre onnipotente, scende
con piogge fertili
e accende ogni suo germe. Gli arbusti risuonano
del canto degli uccelli, i prati rinverdiscono.
E i campi si aprono: si sparge la tenera acqua;

ora al nuovo sole si affidano i nuovi germogli

 

Aprile comunque è un mese ambiguo tanto che la saggezza popolare si esprime con queste parole:

“Aprile tanto piange quanto ride”, a significarne la mutevolezza, appunto.

Riguardo a questo mese il grande poeta T.S. Eliot, nel suo poemetto del 1922“ The waste land” ,si esprimeva con queste parole:

“Aprile è il più crudele di tutti i mesi, genera lillà dalla terra morta, mescola memoria e desiderio, desta radici sopite con pioggia di primavera. L’inverno ci tenne al caldo, coprendo la terra di neve immemore…”

La natura ambigua e capricciosa di questo mese la troviamo in molte poesie di altrettanti magnifici poeti, come Emily Dickinson:

 

La primavera ritorna sul mondo.

Guardo l’aprile che non ha colori

per me, finché tu venga,

come prima del giungere dell’ape

restano inerti i fiori,

destati all’esistenza da un ronzio.

 

Come Sandro Penna:

 

Sotto il cielo di aprile la mia pace
è incerta. I verdi chiari ora si muovono
sotto il vento a capriccio. Ancora dormono
l’acque ma, sembra, come ad occhi aperti.

Ragazzi corrono sull’erba, e pare
che li disperda il vento. Ma disperso
è solo il mio cuore cui rimane un lampo
vivido (oh giovinezza) delle loro
bianche camicie stampate sul verde.

Comunque la si pensi riguardo a questo mese magico che meglio di qualunque altro esprime la bellezza dell’effimero, vorrei ricordare quel fenomeno estetico e naturale che accade in aprile in Giappone : la fioritura dei ciliegi. Da ogni parte del mondo le persone accorrono per l’hanami, l’ammirazione dei fiori da cui nasceranno i sakura, le ciliegie.

Fiori appariscenti e magnifici, quelli dei ciliegi, ma delicati e caduchi come ogni cosa bella.

 

Vorrei finire questo mio articolo con un haiku sublime del maestro Matsuo Basho, augurandovi un magico aprile:

La notte di primavera è finita.
Sui ciliegi
sorge l’alba.

Annabruna Gigliotti

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