Sulle tracce del blu

E’ impossibile non pensare alla profondità del cielo, alla sua immensità, al suo essere lontano. Chiaro o scuro che sia, il blu rende affidabili, tranquilli e pacati. Di fronte al cielo non si può non essere onesti, non si può confondere la verità, ed è per questa ragione che, della verità, è il simbolo.

IL blu è dunque, il colore della verità, ma anche della lealtà e del puro affetto, necessari all’autentica amicizia.

Come segno tangibile di questo colore, la natura ci regala l’iris blu che cancella ogni ipocrisia con la libertà del pensiero e un amuleto azzurro, lo zaffiro, che proteggerà dal malocchio.

Il blu è freddo e profondo, tanto da simboleggiare la verticalità nella dimensione spaziale e può anche infondere timore o disagio, perché rappresenta la notte, ma si illumina ai raggi della luna.

Si tinge di blu il mantello del mistero, ma rischiara d’azzurro il mondo delle favole, riveste lo stato irreale del sogno e la purezza lo rende trasparente, può così offrire al diamante i suoi riflessi e regalare il manto alla Madonna.

Il blu giunge dall’infinita eternità dell’elevato cielo, dove Dio poggia i suoi piedi e vola verso l’alto sulle ali dell’uccello della felicità che non tocca mai terra nutrendosi dell’abito di Iris, dea dell’arcobaleno, intessuto di gocce di rugiada,

Ama l’equilibrio e l’armonia, placa gli impulsi con la calma e la prudenza.

Non conosce la macchia ed è compagno della fedeltà tanto da diventare quasi una divisa, simbolo di affidabilità, nel “doppiopetto blu” degli uomini d’affari.

Vive nel deserto tra i tuareg, gli uomini blu che cavalcano le dune e si dice che scorra nel sangue della nobiltà, solo perché le sue mani non conoscono fatica e mostrano un candore venato di blu.

All’inizio del secolo scorso, le donne di buona famiglia erano solite mettere in rilievo il proprio “sangue blu” con un miscuglio di gomma arabica e di blu di Prussia che passavano con un pennellino sulle vene delle tempie, delle mani e delle braccia.

E’ vero che al blu non si associa il lavoro fisico, ma alimenta gli slanci della mente generata dalla psiche, con l’intensità e la riflessione.

Rappresenta inotre la saggezza divina racchiusa nella pietra filosofale.

Yves Klein, moderno alchimista, lo ha rovesciato sui suoi dipinti, sognando di guarire il mondo, impregnando di immateriale blu il vuoto, affinché si riempisse di significati trascendenti e superasse i limiti dell’opera pittorica ..Morì un anno dopo che Yurij Gagarin pronunciasse nel 1961, parole rimaste famose:

” La terra, vista dallo spazio, è azzurra”.

Ma Klein, già nel 1957, aveva dipinto con l’intuizione a volte preveggente degli artisti, “Globo terrestre blu.” E per le stesse misteriose ragioni, anche Paracelso, geniale precursore di nuove verità e ipotesi scientifiche, nel 1500 aveva definito azzurra la terra, uno dei quattro elementi del cosmo.

E’ un colore dalla interpretazione tormentata, nel medioevo addirittura il giallo e il blu si appellavano con lo stesso vocabolo “cerulus”, generando una inevitabile confusione.

E’ indefinibile e mutevole, capace di assumere mille significati e sfumature passando dalla trasparenza alla più scura opacità.

Greci e Romani non sapevano descriverlo, infatti è molto difficile tradurre cosa intendesse Omero quando scriveva di questo colore.

Gli indù, invece, avevano ben chiara l’idea di questo colore, tanto da tingere di blu la pelle delle loro divinità attestandone la superiore spiritualità.

Per i cinesi rappresenta il paradiso, ma identifica anche, e non solo per loro, le tute da lavoro.

Per gli inglesi poi, è il colore della malinconia e quando sono tristi si definiscono blu. (I am blue).

Pochi conoscono la differenza tra zaffiro e azzurro, ma l’artista lo possiede, lo sottrae al glauco del mare e al ceruleo del cielo, lo dona all’uomo con il turchino dell’aria e dell’acqua, con l’esotico oltremare ed il cobalto, con il blu di Prussia che gioca con la luce del sole e con il blu di Anversa e di Parigi.

Il nostalgico Poussin lo ha regalato alla tela toccandolo tutto, ed è stato chiaro e scuro, profondo e vibrante, luminoso e lontano…

Ma fu Cezanne, l’artista che meglio lo comprese e trasformò la prospettiva aerea di Leonardo, distanza velata di blu, in tele da guardare sentendole lontane e in.. aria da respirare.

Vestirsi di blu, è infine, indossare la verità del cielo e la pacatezza dell’anima. Sarà per questo che è il colore più amato mentre si va avanti con gli anni?

Nadia Farina

 

Foto de “ La stanza blu “allestimento dell’artista Nadia Farina

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