Disprezzo

Dopo “A sorte”, “Bambini” e “Correzioni”, il nostro Alfabeto della Crisi approda alla “D” di “Disprezzo”

… in continuità con l’articolo precedente, dove si affermava che i tempi attuali non sono quelli della delusione e del disincanto (il ripiegare su se stessi, nella convinzione che il mondo non giri come vogliamo … e ci mancherebbe …), ma quelli della frustrazione, nonché dell’espressione “arrabbiata”, o quantomeno “risentita”, della frustrazione stessa. Espressione tipica: correggere gli errori di grammatica allo/a scrivente (laddove per “scrivente” si intende preferibilmente chi, su Facebook o altro Social, formuli un’opinione a noi sgradita, o commenti in modo sgradevole e/o sgradito un nostro Post).

La nostra “D” odierna pertanto si triplica! D-elusione e D-isincanto (stati d’animo melanconici) minoritari, D-isprezzo (stato d’animo tipicamente aggressivo, derivante spesso da frustrazione) maggioritario. E correggere gli errori di grammatica (altri altri, of course) è manifestazione ricorrente, ma, ovviamente, non è l’unica, giacché si può irridere attraverso soprannomi, insulti forbiti, vignette, addirittura finta comprensione (“beato/a te che ti puoi permettere, basandoti evidentemente sulla tua esperienza, di pensare che …”; ma su cos’altro potrebbe basarsi l’ipocrita che formula frasi come questa, se non, egli stesso, sulla propria esperienza?, o dispone invece di un “serbatoio personale” di dati e verità?).

Insomma, tutto il campionario che oramai ben conosciamo, e che è stato codificato con successo attraverso il termine “haters”:

https://www.radiomontecarlo.net/news/tech-web-social/183930/-Haters—chi-sono.html .

Si tratta pertanto di un “odio immotivato”, che si esprime con la provocazione gratuita e con il “disprezzo” (e quindi ritorniamo al punto di partenza) …

… giacché l’odio “motivato” (“hate” significa “odio”, in generale, e quindi, suppongo, sia “motivato” che “immotivato”; al limite, “astio”), pur non contribuendo generalmente al benessere dell’Umanità, si basa su un qualche elemento culturale:

https://it.wikipedia.org/wiki/L%27odio ;

http://www.lavocedifiore.org/SPIP/article.php3?id_article=519 .

 

Insomma: viene da dire che “odio motivato”, “odio immotivato”, “astio”, “provocazione” e “disprezzo”, pur essendo reciprocamente differenti, possano essere esaminate dentro una “costellazione comune” (proprio per coglierne le differenze), in quanto reciprocamente “imparentati” (per dirla alla-Wittgenstein):

http://www.filosofico.net/witteg9.htm .

Non chiariremo i rapporti entro questa “costellazione” (o “famiglia”), ricorrendo al vocabolario, all’etimologia, o alla logica. E neppure il neologismo-trendy (“haters”) sembra illuminare il fenomeno (e i fenomeni) più di tanto. Ma forse un contributo può essere dato dalla Letteratura (Moravia) e dal Cinema (Godard):

https://www.criticaletteraria.org/2012/02/il-disprezzo-di-moravia-invito-alla.html .

O forse stiamo solamente creando una complessità ulteriore: il romanzo (“Il Disprezzo”, 1954) ed il film (“Le Mépris”, 1963, fedele, ma non troppo, al libro) introducono infatti un interrogativo che risente dell’influenza “esistenzialistica” di Sartre e di Camus, ovvero il dubbio che il disprezzo “ricevuto” possa anche essere “meritato” (!), e che il ricevente non ri-conosca tale “fondatezza”, perché in realtà non si conosce sufficientemente.

Tempi passati, o così sembra. Oggi ci si fa forti spesso proprio di questa precaria conoscenza, per concludere abbreviativamente che DEGNI DI DISPREZZO SONO SOLAMENTE GLI ALTRI.

 

Gianfranco Domizi

 

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