Sulle tracce di Sanremo

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“Sono un italiano, un italiano vero” cantava Toto Cotugno, che fu beffeggiato dal ghota dei giornalisti, dai critici più evoluti intellettualmente. “Perdere l’amore” cantava Massiomo Ranieri e un critico di quelli che sono cresciuti con il festival disse “ ma come si fa a scrivere: Perdere l’amore quando tra i capelli un pò d’argento li colora.. – ed aggiunse “ Una canzone che non esiste- ridicola ”. Se mai dovesse leggerci si riconoscerà.. Inutile sottolineare che sono solo due tra le centinaia di canzoni del festival che sono rimaste nella mente e nel cuore degli italiani e non solo.

Fausto Papetti il giorno dopo il Festival faceva suonare alla sua orchestra tutti i pezzi, che venivano riproposti senza voci, solo musicalmente. E adesso? “La musica è finita, gli amici se ne vanno, che inutile serata”, cantava Ornella Vanoni

Questo è quello che il festival lascia, l’amaro in bocca, la sensazione di aver buttato via il tempo, di averlo sottratto al riposo. Poi, rifletto, e ripenso a quando i giovani degli anni sessanta battagliavano con i genitori o i parenti di una certa età per difendere gusti musicali inaccettabili da loro- “ Io sono un uomo, un uomo vivo” , cantava Gino Paoli, con una faccia mesta che di più non si può , con gli occhi coperti da occhiali scuri cerchiati di nero…E una Mina scatenata che urlava “Nessuno. Ti giuro nessuno…

Ad ogni tempo, i suoi miti , la sua musica… appunto, ma musica!

In questo Festival di tanta poesia e prosa raccontata con due note in sottofondo, ci fossero almeno! la musica è andata in esilio. Aveva ragione Elio della Storie tese a cantare la canzone mononota. Ci siamo in pieno.

Forse che questo festival non è più il festival della canzone ma una fiera dove si portano le ultime novità.. una vetrina insomma, dei gusti musicali del mondo giovane. Il problema è che i giovani sono sempre meno E senza voler essere nostalgici a tutti i costi, è bello poter cantare sotto la doccia un ritornello che dà avvio alla giornata. I critici, per snobismo , per adeguatezza ai giovani, per falso o vero intellettualismo, premiano l’impremiabile ( un parere del tutto personale) poi vorrei sentirli cantare una sola delle canzoni presentate. Ma tant’è-  E poi ci sono i poeti come Cristicchi, che non puoi criticare tanto è bravo, tanto è meravigliosamente profondo, ma che col festival c’entra poco o niente.

Se avessero cambiato il titolo al Festival: Festival di Sanremo, semplicemente e non Festival della canzone italiana, non ci sarebbe neanche da commentare.

E adesso, se Dio vuole, al prossimo Festival che scrivendo l’ho compreso, è solo lo specchio dei tempi.! Ma prima una preghiera: Musica e melodia non andate via.. Tornate ogni tanto, c’è posto anche per voi,.. C’è ancora posto per chi vuole cantarvi sotto la doccia e non struggersi soltanto.

Nadia Farina

 

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