A SORTE (estrazione)

Diamo il via all’Alfabeto della Crisi, che ci accompagnerà per tutto il 2019; cominciamo ovviamente con la “A”, e con la ripresa della provocazione di Beppe Grillo di estrarre a sorte i parlamentari del Senato:

https://www.corriere.it/politica/18_giugno_28/m5s-grillo-parlamentari-estratti-sorte-94690efa-7ab7-11e8-80d9-0ec4c8d0e802.shtml?refresh_ce-cp .

L’idea non può essere presa alla lettera, all’interno di comunità nazionali che contino milioni di cittadini, e si addice plausibilmente ad assemblee politiche rappresentatrici di forze socio-culturali più ridotte dal punto di vista quantitativo; vanta tuttavia illustri precedenti storici, a cominciare dall’antica Atene (“demarchia”):

https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/07/03/demarchia-una-proposta-innovativa-per-salvare-la-democrazia/4467179/ .

L’uscita di Grillo non avrebbe dovuto scandalizzare più di tanto, considerando che il Senato, se fosse passata la riforma renziana, poteva essere abolito, o radicalmente trasformato. A questo punto, farne un organo magari consultivo, però comunque utile a sondare più agevolmente gli umori della “gente comune”, troppo male non farebbe: i politici “competenti” rimarrebbero alla Camera, e il Senato potrebbe servire a stimolarli.

E’ facile criticare gli esiti a cui i “competenti” ci portano in continuazione, ma anche a prescindere da ciò, c’è comunque qualcosa di inquietante, a mio parere, nella composizione di assemblee nazionali sprovviste di operai, agricoltori, infermieri ed edili, e sovrabbondanti invece di avvocati!

Prendere alla lettera Grillo è servito alle “anime belle”, che non vedono l’ora di scandalizzarsi. Ma la provocazione doveva essere raccolta.

Raccogliamola: bisognerebbe chiedersi se l’eventuale “incompetenza”, qualora sia accompagnata da una pertinente rappresentanza socio-statistica del popolo, sia veramente un disvalore. Apparentemente, sì: nei Social si usa spesso infierire sia sull’ex-Ministra all’Istruzione (Valeria Fedeli), in quanto non laureata, sia sull’attuale Ministro del Lavoro (Luigi Di Maio), conoscitore, in prima persona, solamente di un mestiere poco complesso, lo steward allo Stadio. O “bibitaro”, secondo alcuni:

https://www.nextquotidiano.it/di-maio-non-steward-ma-venditore-di-bibite/ .

Stesso discorso, e stesse perplessità, per quanto riguarda la recente nomina di Lino Banfi alla commissione italiana Unesco.

Per amor di precisione, Banfi NON E’ comunque il popolo; LO RAPPRESENTA CREATIVAMENTE e MEDIATICAMENTE, per aver incarnato a lungo l’italiano medio, e, nell’ultima parte della carriera, il nonno: “nonno Libero” …

… rappresentazioni che pur essendo credibili e verosimili, rimangono comunque ontologicamente diverse dalla realtà:

https://www.studentville.it/appunti/aristotele-larte-e-la-katarsi/ .

Per dirla in breve, possiamo riconoscere a Banfi una buona sintonia coi nonni, ma le sue opinioni non sono automaticamente rappresentative di questi ultimi!

Non è compito del vostro cronista dirimere la questione, ma rilanciare il senso della provocazione (andando oltre Grillo): la politica e, più in generale, i posti di potere, vanno riservati agli acculturati e ai meritevoli, o sarebbe invece augurabile una rappresentazione più diretta dei ceti, della classi socio-culturali e degli individui? A quarant’anni dall’uscita di “Oltre il giardino”, qualcosa ce la può ancora suggerire l’enigmatica, ma comunque carismatica, figura di “Chance”, il giardiniere.

Il film è a maggior ragione consigliabile per chi non lo vide all’epoca, per i giovani … e per i politici! …:

https://it.wikipedia.org/wiki/Oltre_il_giardino .

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