INTERVISTA AL … VISCHIO

Le luci del Natale splendono ovunque, Il vento è gelido e sferzante, eppure anacronistici contadini, come asportati da un tempo antico, offrono per pochi soldi ai frettolosi passanti, rametti di vischio che fanno bella mostra di sé in ampi cestoni di vimini. Sono davvero pochi coloro che resistono al desiderio di averne un rametto da appendere sotto la porta di casa.

Da sempre mi piace conoscere il perché delle cose e allora mi immergo nei libri e vado alla ricerca delle origini di questa o quella tradizione, tra le leggende e i racconti , così come fa un archeologo che con il suo pennello spolvera con cura gli oggetti sepolti dal tempo. Questa volta il desiderio di saperne di più, mi spinge ad entrare in un’altra dimensione, e per quanto folle sia il mio desiderio, intervisterò il…Vischio.

Ho un solo modo per farlo. Non è impossibile, basta approfittare di una di quelle notti in cui gli umani possono comunicare con il mondo vegetale. Entrerò in un bosco quando la luce della luna attraversa gli alberi secolari e illumina come stelle disperse sui rami, le bacche iridescenti del vischio.

La visione è magica ed irreale, mi circondano tutte le mitiche figure del mondo celtico: gnomi, elfi, fate che dopo aver danzato intorno a me, mi conducono sotto una quercia che allarga i suoi rami fino a coprire un vasto terreno, dai suoi rami pendono piccoli cespugli di Vischio. Le sue bacche mi osservano con mille occhi lucenti e allora mi faccio coraggio.

  • Sono venuta dal mondo delle cose concrete perché mi parli un po’ di te
  • Sono felice che qualcuno si occupi di me, so di rappresentare un simbolo, ma credo che pochi sappiano di me. Sono nato dove un fulmine ha colpito un albero. Il significato del mio nome è panacea (che guarisce tutto) poiché i Druidi, maghi celtici, ritenevano che le mie bacche biancastre e traslucide come perle, fossero il seme onnipotente del dio e come tali miracolose, così come per i cristiani, Cristo è la perla nata da Maria quando è stata colpita dal fulmine di Dio, ed è panacea di tutti mali. Alla perla inoltre, è associata una natura lunare ed è al sesto giorno della luna che i Druidi       mi raccoglievano con un falcetto d’oro, mi ponevano in un panno bianco e mi offrivano agli dei insieme al sacrificio di un toro le cui corna ricordavano la falce di luna. Il sesto giorno tra gli altri, segnava anche l’inizio dell’anno.
  • – Ma perché proprio un falcetto d’oro?

    L’oro è simbolo della luce celeste e della perfezione, ragione per cui tutte le erbe medicinali al fine di conservarne tutta la forza, venivano raccolte con l’ausilio di attrezzi d’oro poiché si riteneva che proteggesse dalle sciagure per l’incorruttibilità del suo metallo. Era visto poi come quintessenza, (elemento puramente immateriale dello spirito del mondo) , delle forze terrene e posto in relazione alle forze superiori e al mondo degli dei

  • Allora non è un caso, che il colore oro venga usato a profusione nel periodo delle feste natalizie e di fine anno, quando si cercano auspici favorevoli. E invece perché il panno che ti raccoglieva doveva essere bianco?
  • – Perché Il bianco possiede il valore simbolico dell’innocenza e della purezza, per i cristiani la nascita di Gesù, ma anche il valore simbolico negativo della morte, derivante dal pallore cadaverico. E’ conseguenza naturale associarlo alla fine di un anno e alla morte della vegetazione. La mia natura sempreverde, invece,       mi ha donato il valore simbolico della rigenerazione,       perché mentre l’albero su cui nasco tra novembre e dicembre sembra essere morto, le mie foglie diventano splendenti di un intenso verde dorato.
  • Sai dirmi anche perché vieni così abbondantemente usato la notte di San Silvestro? Quando sotto un tuo ciuffo ci si scambiano gli auguri con un bacio?
  • Questo accade come a porre rimedio ad una antichissima leggenda in cui per odio di un dio cieco fu sparso il sangue innocente del dio della luce e della vegetazione, Baldur, figlio di Odino, con una freccia tratta da un mio ramo.

    Io! usato come arma!!!!. . Ma Odino generoso, ha permesso che le lacrime della madre di Baldur, Frigg, cadute copiose sul ramo/freccia si trasformassero in perle lucenti che restituirono la vita al povero Baldur. Da quel momento, a quanti passavano sotto gli alberi su cui cresco, Frigg donava un bacio come scudo protettivo dalle sventure, abitudine che è poi rimasta agli umani.

  • Sai dirmi anche chi era San Silvestro? E perché lo festeggiamo l’ultimo giorno dell’anno?
  • Forse perché si ricorda un papa santo del IV° secolo, ma anche per il significato del suo nome “abitatore delle selve” un nome che commemora la sopravvivenza dello spirito della foresta con la mia sempreverde presenza a cui si attribuiva il potere magico di aprire il mondo sotterraneo, conferivo l’immortalità e allontanavo i demoni. Ed è per questo che la Sibilla cumana, quando Enea vorrà scendere nel Tartaro per incontrare suo padre, gli spiega che non potrà mai farlo se prima non avrà staccato un ramo di vischio.
  • – Vorrei ricordarti però che sei usato anche come simbolo dell’inganno, dell’insidia, dell’attrazione, non per nulla molte parole hanno la tua etimologia. Guarda ad esempio, vischioso, invischiarsi… parole che ricordano non già la bellezza ma l’essere appiccicoso del liquido delle tue bacche e della tua corteccia
  • Conosci qualcosa o qualcuno che in assoluto sia positivo?
  • Mi arrendo, hai ragione tu, ogni cosa possiede in sé il suo contrario
  • Brava! Basta semplicemente trovare il giusto equilibrio
  • Pensa che nel vostro mondo delle cose concrete il vischio, cioè io, sono considerato altamente tossico, ma per chi sa usare le mie doti nascoste, divento rimedio naturale per molti mali, contribuisco a stimolare il sistema immunitario, ed inibisco per questo, la formazione di cellule cancerogene. Ridivento così panacea!
  • Sta per sorgere l’alba, devo andare via, ma come sempre mi stupisco nel vedere quanto riscontro via sia tra le leggende dei simboli e la verità acquisita dalla scienza ed ancora una volta è affascinante pensare alle coincidenze che legano simboli di così lontane culture e tradizioni, facendoci sentire tutti un po’ più vicini e appartenenti comunque ad una storia sola: quella dell’uomo e del suo bisogno di credere.

 

 

Nadia Farina

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