Carissimi amici artisti

Carissimi amici artisti, con questa lettera voglio farvi i miei auguri, unitamente a chiunque si occupi di Arte e Cultura (che, del resto, è il titolo di questa rubrica).

Mi rivolgo a voi non solo come redattore de lintelligente.it, ma anche come “collega”. essendo io stesso musicista ed autore di canzoni per il teatro; ho pubblicato inoltre delle poesie, su carta, su alcuni siti on-line e anche su Facebook, ed è proprio dai Poeti che vorrei cominciare …

… perché esiste, nell’ambito della galassia dei produttori di Arte e di Cultura, una loro specificità.

Cominciamo col dire che il Poeta si serve di un’attrezzatura minimale: carta e matita, surrogabili o accompagnabili da un pc, o da un telefonino. Questa “facilità” è anche una “responsabilità”, in quanto ognuno può improvvisarsi “Poeta”, usufruendo oltretutto della cassa di risonanza dei “social”, entro cui si può pubblicare pressoché qualsiasi cosa, e far girare il proprio nome, seguito dalla stentorea “autocertificazione” di “Poeta” o “Scrittore”.

Non starò a dissociarmi sdegnosamente dal fenomeno, anche perché sono convinto che l’ “artisticità” non sia immediatamente correlabile al successo, alla notorietà, alle recensioni o al professionismo. Per cui, l’unico modo per poterla qualche volta toccare, è … provarci!

Oltretutto, l’arte possiede possibilità auto-curative ognuno di noi ben conosce. Ben venga, quindi, chi “ci prova”, per poter avere una  qualche conferma sul proprio talento e sulle proprie produzioni: “mi piace”, commenti, recensioni, autopubblicazioni, “autocontemplazioni”. E del resto, le avventure dell’arte e dell’artisticità sono da sempre sorprendenti: ciò che è importante oggi, non lo sarà domani. o viceversa; ciò che è poco conosciuto oggi, potrà invece diventarlo domani: è stato il destino del più grande musicista di tutti i tempi, Johann Sebastian Bach, riportato in auge da Mendelssohn dopo quasi 80 anni dalla morte.

Segnalo tuttavia in questa lettera cinque fenomeni rilevanti della contemporaneità artistica, che rappresentano a mio parere una “tendenza” facilmente riscontrabile:

  • Gli artisti professionisti lamentano, a torto o a ragione, che le loro occasioni di ingaggio “dietro compenso” (come del resto sarebbe ovvio e giusto) diminuiscano a causa della “concorrenza sleale” praticata dai dilettanti, soprattutto nell’ambito del teatro e della musica leggera … ma anche della poesia eseguita in pubblico, “performata”: nei teatri, nelle premiazioni pubbliche, o negli

https://it.wikipedia.org/wiki/Slam_(poesia) .

  • Che i professionisti “valgano esteticamente” più dei dilettanti è probabilmente vero, almeno per quanto riguarda la media delle produzioni, ma non è comunque dimostrabile caso per caso.

Il problema, a questo punto, diventa però un altro: se si vuole semplicemente “passare il tempo” di una serata, in piacevole e stimolante compagnia, un’esecuzione “professionale”, oppure “dilettantesca”, “valida esteticamente”, oppure “meno valida”, sostanzialmente si equivarranno, perché il pubblico non è in grado di apprezzarne la differenza, o più semplicemente non ci fa caso.

Quello che si richiede, in fondo, è un “passatempo”, non il sublime!, ed il fatto che nel caos comunicativo-mediatico tutto si equivalga, neanche predispone alla progressiva competenza del pubblico.

  • Tuttavia, non è neanche rigorosamente vero che tutto si equivalga, o che il pubblico si disinteressi del”sublime”.

Un modo oramai sperimentato per uscire dall’affollamento mediatico è quello di infarcire le produzioni di migranti, bambini annegati o morti sotto le bombe, donne maltrattate e uccise, malati di vario genere, minori in difficoltà, carcerati in cerca di redenzione, e così via, per ottenere una “catarsi” paradossale, che non deriva dal trattamento stilistico e formale degli eventi narrati, quanto piuttosto dall’aver assistito a uno spettacolo-evento basato sui buoni sentimenti.

  • Se nel teatro è comunque necessario uno spazio in cui esibirsi, un allestimento anche minimo, una promozione, per diventare un riconosciuto “poeta dai/dei buoni sentimenti” basta essere sostenuti dagli amici e da follower compiacenti, o vincere uno dei tanti premi a pagamento.

Se questa è la tendenza (io penso che lo sia, ed anche in modo conclamato), la poesia erotica e quella satirica non potranno ambire al successo; si stanno inoltre omologando ad essa l’oramai trascorsa trasgressività degli “slam”, ed anche il rap italiano contaminato dal “pop”. Tiene ancora, sebbene un po’ annacquato, il “realismo” di un Fabri Fibra, oramai ampiamente baciato da un successo persistente, ma non a caso eliminato dalla programmazione di un Primo Maggio (Piazza S. Giovanni, Roma), di qualche anno fa, perché “misogino”. Ovviamente, i suoi concerti sono affollatissimi dai giovani, dalle donne e da giovani donne!

http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/mondo/2013/04/17/Primo-Maggio-Fabri-Fibra-dopo-esclusione-Rap-noncapito-_8566803.html .

  • Resta da dire che un vero e proprio impresario esiste solamente per i grandi nomi. Per tutti gli altri, ci si rappresenta a proprie spese, oppure grazie all’amico/a assessore/a.

E qui finalmente convergono la scarsa competenza del pubblico e il conformismo ignorante dell’esponente politico/a “erogante”; le ambizioni degli artisti-professionisti-proletarizzati e la vanagloria dei dilettanti-che-impugnano-i-buoni-sentimenti-come-un-machete.

Grazie a tali convergenze, possiamo considerare “un evento impegnato” la lettura dei “soliti testi” (altrui), da parte di attori e attrici dimenticati, accompagnati dal melenso sottofondo di un pianista o chitarrista.

 

Riflettiamoci dunque, ma non mi chiedete di fare nomi e cognomi, del resto già scritti più volte. Per assessori e assessore alla Cultura, vale quanto ho scritto nell’altra lettera per il Nuovo Anno (rubrica Pòlis). Per quanto riguarda gli amici Artisti, l’augurio di poter fuoriuscire dalle miserie che ho descritto, specchio del resto di una più generale miseria dei tempi. E siccome “tutto si tiene”, lasciatemi dire infine che in questa deriva della produzione artistica e culturale, la “generazione orribile” (i Sessantenni e i Settantenni odierni), a cui ho dedicato gli ultimi due numeri della rubrica Pòlis, svolge un ruolo importante …

… che emergono immediatamente digitando su Google “generazione orribile”: va a finire che dovrò farne un marchio!

In quanto “artisti”, avendo vite confortevoli e tempo da impiegare, sono ben presenti in tutte le produzioni artistiche e culturali, professionistiche e “dilettantesche” (ma spesso a pagamento, sotto forma di rimborso, o sovvenzione). E poi, sotto forma di amicizie reciproche, si ritrovano reciprocamente come pubblico, ospitandosi negli eventi di ciascuno.

A tale proposito, non so se avete notato e seguito il genere di analisi (“post”, “si parva licet”) apparsi dopo la tragedia della discoteca di Corinaldo.

A fronte di quelli legittimante centrati sulla non-curanza organizzativa, sulla faciloneria, sull’affarismo (tutti fenomeni che ovviamente sfuggono di mano al giovane autore, e non gli appartengono), è stato tutto un fiorire, da parte della “generazione orribile”, di: “la nostra musica” (sì che era buona), “i nostri autori” (sì che erano impegnati), “noi consapevoli ed acculturati” (sì che non abboccavamo alle manovre dello show business), tralasciando o dimenticando le noiosissime nenie di 4 accordi di molti cantautori, o gli “inni” all’eroina e ad altre sostanze.

Non stiamo parlando di “maestri della critica”, ma attraverso l’opinione pubblica, sempre più schiacciata sui Social, si evidenzia agevolmente la sussistente e arrogante pretesa di giudicare moralisticamente, anziché esteticamente, le produzioni artistiche e culturali.

 

Gianfranco Domizi

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