Cambiare Gli Altri? Partiamo Da Noi Stessi

Della Società Spesso ne parliamo come se fosse un’estranea, come se noi stessi non ne facessimo parte, quasi ci limitassimo o osservarla dall’esterno, prendendo appunti sul taccuino ed esaminando le varie dinamiche.

In realtà non è così, noi ci siamo dentro. Fino al collo. E lo sappiamo. Forse preferiamo non riconoscerlo, ma è la verità.

Provate a pensare a un oceano: ogni goccia d’acqua si sente schiacciata da quella massa enorme, eppure anche lei ne fa parte.

Tutte le gocce si sentono al di fuori dell’oceano ma in realtà ognuna di loro è l’oceano stesso.

Cambiare la società?

Certo, ci si può provare. Ma non è facile.

Facciamo così; proviamo a cambiare una persona alla volta, che ne dite? Uno contro mille è dura, uno scontro alla pari, invece…

Di solito si prova a cambiare il partner.

Se il tuo partner si comporta in un modo sconsiderato, non puoi pretendere che improvvisamente diventi una persona  ponderata e ragionevole.

Perché ci mettiamo con una persona, se sappiamo che non è affidabile?

Questo vale anche per l’amicizia.

Quanti presunti amici ci hanno pugnalato alla schiena, con una lama intrisa di curaro, giusto per non fallire?

Chi per soldi, chi per un posto di lavoro migliore, chi per avere un’auto da invidiare.

E poi? Una volta ottenuto quel traguardo così ambito, che succede?

Che ci rendiamo conto d’avere in mano un pugno di sabbia che sta inevitabilmente sciolando via…

Nel libro di Scerbanenco “L’isola degli idealisti” il protagonista vuole trasformare due ladri, un uomo e una donna, in un gentiluomo e una donna perbene.

Missione impossibile? Forse. O forse no. Tutto sta nelle intenzioni, nelle motivazioni.

Un ladro può diventare onesto?

Un imbroglione può diventare sincero?

Un cattivo può diventare buono?

Forse.

Se lo aiutiamo a capire come scindere il bello dal brutto.

E se provassimo a cambiare noi stessi? Non è difficile no? Poiché conosciamo le dinamiche. La vittoria dovrebbe essere facile.

Però poi gli altri non cambiano, quindi perché devo fare fatica? E così nessuno cambia, ergo il serpente si morderà la coda e formerà il simbolo dell’infinito…

Una cosa, però, ci tengo a dirla.

Dobbiamo cambiare perché lo pensiamo giusto, non per tornaconto personale.

Altrimenti falliremo.

E gli effetti saranno devastanti.

Roberto Baldini

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *