Sulle tracce del silenzio

Pitagora diceva: –L’inizio della saggezza è il silenzio–  e forse aveva ragione, soprattutto quando le cose da dire sono tante, troppe.

Basta guardarsi intorno, passare davanti ad un edicola con le locandine in bella mostra sulle corde, appese con le mollette come panni stesi al sole; aprire le news di un qualunque network in cui campeggiano foto dell’assurdo, dell’orrido o del ridicolo; tentare di attraversare la strada circondati da macchine strombazzanti e prepotenti, ma dove i pedoni non danno il meglio di sé ignorando il segnale di alt al semaforo; accendere un televisore che fa dire “ lasciate ogni speranza o voi che entrate”. Ma tutti ugualmente continuano a parlare, a scrivere.

Pochi ascoltano, ancora meno leggono e allora la domanda che mi faccio è “perché dovrei aggiungermi alla moltitudine di scrittori che hanno tante cose da dire e le dicono, sapendo di passare e trapassare velocemente negli occhi e nel cuore?

Perché sono presuntuosa e penso che le mie parole sono più belle, più importanti, meglio dette?

No! è che io voglio ancora credere nella possibilità del cambiamento, nella possibilità che una goccia di speranza possa diventare una macchia d’olio, credere che l’uomo possa sentire la vita per com’è, fugace e passeggera e questa consapevolezza potrebbe forse cambiare tante cose e tante vite.

Basta guardare le retrospettive dei programmi televisivi estivi dove è impossibile non essere travolti dalla ammirazione che diventa nostalgia per artisti straordinari, per professori, politici, veri Maestri di questa o di quell’arte, persone straordinarie su cui il tempo si è accanito, afflitte come sono da malattie della vecchiaia o della mente, ma che erano non molto tempo fa nel pieno della giovinezza, e sono oggi maturi e ciondolanti. Basterebbe soffermarsi per un attimo soltanto su quelle immagini in bianco e nero, per trasformare la vita in rispetto, educazione, amore per il prossimo.

Perché la televisione un regalo ce lo fa: ci mostra il passare del tempo in modo inequivocabile, ci mostra i segni degli anni che passano inesorabili sul viso. E non sanno i programmatori di determinate trasmissioni che hanno il potere di trasmettere la coscienza. Il vecchio ai giovani dice “Tu sei come ero e sarai come sono”-

Le retrospettive, le vecchie immagini danno la giusta e reale dimensione di questa frase. La vita è una, meravigliosa se la vogliamo meravigliosa. Ma come la mettiamo con i morti di tutti i giorni per cataclismi originati dalla corruzione, dall’incuria, da efferatezze bestiali, ed altro non aggiungo.

Loro, i morti, volevano una vita meravigliosa e hanno trovato una bara ad aspettarli. Colpa nostra, colpa della società, colpa di chi? Io credo che, forse, la colpa sia una sola.

L’arroganza in ogni essere umano, di pensare di essere eterno e allora il denaro la prevaricazione, la crudeltà, il silenzio di Pilato, diventano le uniche leggi a cui ci si affida.

Attraversare la strada col rosso? Ebbene cosa c’è di strano? Quello è passato, passo anche io. E’ un piccolissimo gesto di rispetto dell’altro, forse il mondo potrebbe cominciare da lì. Sono iperbolica e viaggio sulle ali dell’assurdo, ma questi sono i miei disordinati e affollati ma non disperati pensieri.

Nadia Farina –

 

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